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	<title>Blog architetti - design</title>
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	<description>Blog architetti - design: tendenze e innovazioni su design e architettura.</description>
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		<title>PANDORA &#8211; ARCHITETTURA INTELLIGENTE</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 12:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[bioedilizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2011 è stata presentata un prototipo di casa passiva, intelligente ed ecosostenibile, battezzata Pandora. Questa casa ecologica verrebbe costruita a breve a Marghera, nella laguna di Venezia, e rappresenta un vero esempio di bioedilizia intelligente. Per dare un’idea più chiara su cosa si intende per una casa intelligente, cominciamo dicendo che Pandora è capace di parlare con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2011 è stata presentata un prototipo di <strong>casa passiva, intelligente ed ecosostenibile</strong>, battezzata Pandora. Questa casa ecologica verrebbe costruita a breve a Marghera, nella laguna di Venezia, e rappresenta un vero esempio di <strong>bioedilizia intelligente.</strong></p>
<p>Per dare un’idea più chiara su cosa si intende per una <strong>casa intelligente</strong>, cominciamo dicendo che Pandora è capace di parlare con i suoi residenti, aggiornandoli sullo stato dell’abitazione, dal<strong>riscaldamento</strong> all’<strong>illuminazione,</strong> dalla <strong>manutenzione di ogni impianto alla sostenibilità ambientale.</strong></p>
<p>Si tratta di un vero e proprio esempio del futuro della domotica, tramite il collegamento di ogni oggetto presente nell’abitazione ad un sistema informatico di <em>cloud computing</em>.</p>
<p>In realtà, Pandora è stata pensata per il futuro in cui la maggior parte delle persone lavorerà direttamente da casa.</p>
<p>Il progresso nello <strong>sviluppo della fibra ottica</strong> e la <strong>banda larga</strong>, i <strong>tablet</strong> e gli <strong>smartphone</strong>permettono una virtualizzazione del lavoro. Per questo motivo, gli spazi di lavoro all’interno di Pandora sono flessibili, le pareti mobili, l’arredamento ergonomico e riciclabile, e tutto è collegato in maniera permanente con il web.</p>
<p><img class="alignleft" title="pandora_casa_intelligente" src="http://www.sostariffe.it/news/wp-content/uploads/2012/02/pandora_casa_intelligente-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" />Questo esempio di <strong>bioedilizia intelligent</strong>e è stato progettato dallo studio di architettura <em>Awqua Engeneering</em> di Mestre, con la collaborazione del <em>Massachusetts Institute of Tecnology di Boston</em>, e avrà luogo in un terreno di 9mila metri quadri.</p>
<p>Il palazzo di nove piani conterà di ogni innovazione sostenibile sviluppata attualmente: ad esempio, di una <strong>superficie autopulente e fotocatalitica</strong>, per espellere dall’interno le polveri e lo smog, grazie ad un sistema di membrane nanotecnologiche trattate con biossido di titanio e silicio.</p>
<p>Vi sarà anche un’interfaccia sensoriale per il controllo della qualità dell’aria, delle acque e degli<strong>impianti produttori di energia elettrica</strong>, che verranno monitorati in tempo reale e visualizzati in uno schermo led gigante.</p>
<p>Pandora sarà una <strong>cassa passiva</strong> con <strong>autonomia energetica totale</strong>, tramite un <strong>impianto a metano</strong> di ultima generazione insieme ad <strong>impianti fotovoltaici e geotermici.</strong></p>
<p>Il palazzo avrà una disposizione spaziale con vetrate a sud-ovest per sfruttare il sole invernale; in estate invece le pareti-vetrate si potranno orientare per evitare il sole diretto.</p>
<p>Pandora sarà arredata esclusivamente con mobili riciclabili, ad esempio prodotti in cartone ultraresistente, e per garantire il <strong>risparmio nella bolletta dell’acqua</strong> sarà dotato da un sistema di recupero, raccolta e depurazione delle acque piovani per la fornitura di acqua potabili e di uso sanitario. L’acqua degli scarichi verrà inoltre riutilizzata, depurata, ed impiegata per le attività di pulizia e irrigazione del giardino.</p>
<p>Il progetto Pandora è già definito, e attualmente si aspettano i soldi dell’investimento per cominciare la costruzione, i quali vengono forniti da contributi Regionali, da privati e da investitori esteri.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>INTERIOR DESIGN UFFICI LEGO IN DANIMARCA</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 12:41:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[estero]]></category>
		<category><![CDATA[games]]></category>
		<category><![CDATA[interior design]]></category>
		<category><![CDATA[lego]]></category>
		<category><![CDATA[relax]]></category>
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		<description><![CDATA[DOVE FINISCE IL DIVERTIMENTO INIZIA IL LAVORO Gli uffici della Lego a Billund, Danimarca, sono stati progettati da Rosan Bosch con un intento preciso: quello di sovrapporre due piani diversi in un unico luogo, conducendo talvolta anche a una sorta di smarrimento. Il modo migliore per rilassarsi anche quando si sta lavorando è quello di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>DOVE FINISCE IL DIVERTIMENTO INIZIA IL LAVORO</h2>
<p>Gli uffici della <a href="http://www.architetturagiovanile.com/architettura/lego" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with lego">Lego</a> a Billund, Danimarca, sono stati progettati da Rosan Bosch con un intento preciso: quello di sovrapporre due piani diversi in un unico luogo, conducendo talvolta anche a una sorta di smarrimento.</p>
<p><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/16.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1910" title="16" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/16-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a></p>
<p>Il modo migliore per rilassarsi anche quando si sta lavorando è quello di costruire <strong>un <a href="http://www.architetturagiovanile.com/architettura/interior-design" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with interior design">interior design</a> informale</strong>, versatile e <strong>divertente</strong>, è quello que devono aver pensato i designers Rosan Bosch e Rune Fjord quando hanno realizzato nel 2010 <strong>gli uffici </strong>per il marchio danese <strong>Lego</strong>. Si tratta di un open space con tavoli, grandi contenitori verticali e un bar, poi ci sono otto sale riunioni in vetro su un primo piano mezzanino che avvolge il perimetro dell’edificio. Le aree lounge sono sparse tra le workstation dove si può ‘giocare’ con il Lego fin quando si vuole: infatti qui come in nessun altro posto i valori ‘divertimento’, ‘creatività &amp; innovazione’,&#8217;immaginazione’ e ‘sostenibilità’ sono base del lavoro professionale e lo spazio riflette proprio questi valori.</p>
<p><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/14.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1909" title="14" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/14-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p>Qui l’intento della designer Rosan Bosch è stato quello di imprimere in ogni angolo dello spazio lavorativo la filosofia e il carattere del giocattolo più famoso al mondo. Ai progettisti LEGO che qui lavorano, chiamati a esprimere creatività e allegria ogni giorno, è stato dato un ambiente di lavoro dove il divertimento, il gioco e la creatività sono di primaria importanza.</p>
<p><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/8.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1907" title="8" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/8-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a></p>
<p>Dato che i prodotti LEGO sono destinati prevalentemente ai bambini, lo spazio lavorativo è stato pensato per dare agli adulti lavoratori la possibilità di tornane un po’ piccoli. Il progetto è frutto di un’elaborazione di concetti come ‘divertimento’, ‘unità’, ‘creatività’, ‘innovazione’, ‘immaginazione’ e ‘sostenibilità’. Il risultato è un gigantesco giocattolo formato ufficio, dove i dipendenti possono sentirsi a proprio agio lavorando con calma e <a href="http://www.architetturagiovanile.com/architettura/relax" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with relax">relax</a> e impegnandosi semplicemente a… divertirsi!</p>
<p><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/5.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1906" title="5" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/5-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>“Dove finisce il divertimento e dove comincia il lavoro?”: c’è un concetto simile dietro a questo interior design, molto fresco, colorato e dinamico, laddove lo scivolo che collega i piani non solo si trasforma in un elemento ludico e visivamente originale, ma è in grado anche di dare movimento all’ambiente e ai suoi frequentatori, in tutti i sensi. Naturalmente sono disseminati per tutto l’ufficio oggetti di Lego, esposti in alcuni casi come veri e propri pezzi da museo. Si tratta di uno spazio divertente e sicuramente piacevole; tuttavia per un’azienda che è praticamente un’istituzione nell’immaginario collettivo di tutti, mi sarei aspettata qualcosa di ancora diverso</p>
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		<title>17000 METRI QUADRI PER IL QUARTIERE ECO SOSTENIBILE DI VIA CENNI</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 13:03:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[bioedilizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Da gennaio 2012 a marzo 2013: soli 14 mesi per realizzare il più grande quartiere residenziale sostenibile d’Europa. Il cantiere dell’eco quartiere di Via Cenni a Milano è di 17000 metri quadri prevede la realizzazione di 124 alloggi in legno, distribuiti in quattro edifici di nove piani ciascuno. Il progetto, dell’architetto Fabrizio Rossi Prodi, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da gennaio 2012 a marzo 2013: soli 14 mesi per realizzare il più grande quartiere residenziale sostenibile d’Europa. Il cantiere dell’eco quartiere di Via Cenni a Milano è di 17000 metri quadri prevede la realizzazione di 124 alloggi in legno, distribuiti in quattro edifici di nove piani ciascuno. Il progetto, dell’architetto Fabrizio Rossi Prodi, si inserisce nell’ambito dell’Housing Sociale, ed è realizzato da Polaris Investment Italia SGR Spa, da sempre alla ricerca di nuovi sistemi costruttivi, che garantiscano elevati standard abitativi a costi contenuti. L’intervento, ha infatti una duplice finalità: offrire la possibilità di una casa a basso costo e diffondere la cultura della sostenibilità.</p>
<p><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/Ecoquartiere-milano-c.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1901" title="Ecoquartiere-milano-c" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/Ecoquartiere-milano-c-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a></p>
<p>Le linee guida del progetto prendono corpo dalla tradizione del luogo. Da qui deriva l’impianto a corte, il tema dell’incastellamento e lo stesso materiale usato, antico, e allo stesso tempo naturale: il legno. Ma è la modalità del suo impiego ad essere assolutamente innovativa. 6100 metri cubi di pannelli X LAM in legno strutturale (Cross Laminated Timber) andranno a costituire l’intera struttura degli edifici multipiano, compresi i vani scala e ascensore, che si appoggerà su solide basi di cemento armato. La composizione dei pannelli, a strati incrociati, garantisce infatti elevate prestazioni di sicurezza strutturale e di confort ambientale.</p>
<p>I pannelli prefabbricati X LAM sono realizzati esclusivamente con legno proveniente dalle foreste certificate dell’Austria, che osservano un’attenta gestione del proprio patrimonio boschivo. Si assicura infatti, che la quantità di legno prelevata per il progetto di via Cenni si rigenererà totalmente in soli 4 anni. E rapida sarà anche la realizzazione della struttura, poiché in cantiere i pannelli arrivano già pronti e devono solo essere agganciati insieme. La composizione modulare, garantirà inoltre la possibilità di personalizzare la distribuzione interna degli appartamenti da parte dei futuri residenti, ritenuti parte attiva del progetto.<br />
<a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/Ecoquartiere-milano-b.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1902" title="Ecoquartiere-milano-b" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/Ecoquartiere-milano-b-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a><br />
Gli edifici sono stati progettati in classe energetica A. Il legno della struttura è a bassa emissione di CO2, e ad esso sono associati altri accorgimenti per il risparmio energetico: pannelli fotovoltaici integrati agli edifici, un sistema di cogenerazione e l’utilizzo di tetti giardino. Questo determina un costo di realizzazione un po’ più elevato, ma l’economicità dell’opera si vedrà in termini di rapido recupero della spesa iniziale, già nei primi anni di vita dell’opera.</p>
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		<title>Un Applicazione per Fuksas</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 13:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[grandi architetti]]></category>
		<category><![CDATA[software architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Architettura Didattica sull&#8217;Ipad L’architettura di Massimiliano Fuksas si svela in maniera inedita grazie all’app per iPad Fuksas, architetture e percorsi, disponibile sull’iTunes Store. Un’opportunità imperdibile, per gli studenti, i professionisti del settore ma anche per i semplici appassionati,  di esplorare con una profondità del tutto nuova l’opera di uno dei più grandi architetti del nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Architettura Didattica sull&#8217;Ipad</h2>
<p>L’architettura di <strong>Massimiliano Fuksas </strong>si svela in maniera inedita grazie all’app per <strong>iPad Fuksas</strong>, architetture e percorsi, disponibile sull’iTunes Store.<br />
Un’opportunità imperdibile, per gli studenti, i professionisti del settore ma anche per i semplici appassionati,  di esplorare con una profondità del tutto nuova l’opera di uno dei più grandi architetti del nostro secolo. A differenza dei libri e dei video-reportage, l’app consente di “toccare con mano” l’essenza di ogni progetto, analizzando in maniera interattiva ogni dettaglio, sia tecnico, che poetico.</p>
<p>Tra le 40 opere, scelte fra le più rappresentative dagli anni settanta ad oggi e illustrate attraverso una galleria di immagini con schede tecniche, sono approfonditi 4 edifici: il<em> Centro Ricerche e Auditorium Nardini di Bassano del Grappa, il Peres Peace House di Tel Aviv, lo Zenith Music Hall di Strasburgo e infine l’Admirant Entrance Building di Eindhoven</em>.<br />
Seguendo 4 percorsi tematici – L’idea, Modello e progetto, Teamwork e Cantiere – l’utente si muove all’interno dei vari aspetti del progetto, dalla storia del cantiere e della committenza, alle varietà dei materiali e delle tecnologie utilizzate in fase di costruzione, e più in generale analizzando le tematiche che ricorrono nel lavoro di Massimiliano Fuksas.<br />
Grazie all’opzione Elenchi è possibile anche riorganizzare i progetti secondo alcune categorie di ricerca, introducendo così un ulteriore livello di lettura personale.<br />
La sintesi dei contenuti avviene grazie a un’interfaccia grafi ca e a una struttura di navigazione semplice ed essenziale. Un’app pioniera nel campo dell’architettura, curata e progettata da Carlotta Eco per Encyclomedia.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/ATT00001-614x460.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-1894" title="ATT00001-614x460" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/ATT00001-614x460.gif" alt="" width="393" height="294" /></a><br />
<span style="font-size: medium;"><strong>A chi è rivolta?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">E’ rivolta a coloro i quali desiderano “toccare con mano” e vedere da vicino l’opera architettonica di <strong>Massimiliano Fuksas</strong>. Si tratta di uno strumento utile per studenti, architetti, ingegneri, ma anche professionisti del settore, semplici curiosi e appassionati di tecnologie digitali. “Fuksas, architetture e percorsi” contiene quaranta opere di Massimiliano Fuksas, scelte fra le più rappresentative, illustrate attraverso una galleria di foto che mostra il suo lavoro dagli anni settanta ad oggi. Ogni progetto è accompagnato da una scheda di crediti che elenca i dati principali: cronologia dei lavori, imprese, consulenti ecc..Fra questi edifici sono state scelte quattro architetture da approfondire: Il Centro Ricerche e Auditorium Nardini di Bassano del Grappa, il Peres Peace House di Tel Aviv, lo Zenith Music Hall di Strasburgo e, infine, l’Admirant Entrance Building di Eindhoven. Le quattro opere sono state descritte seguendo percorsi tematici differenti: L’idea, Modello e progetto, Team Work e Cantiere. Attraverso questi rapidi excursus l’utente si muove all’interno della varietà dei materiali, delle tecnologie e in generale dei temi che ricorrono nella poetica di Massimiliano Fuksas.</p>
<p style="text-align: justify;">I contenutiL’app si apre con la mappa generale dei contenuti, una sorta di indice visivo che ne riassume i luoghi e la struttura. In alto si vede una banda orizzontale che corrisponde alla Galleria dei progetti, nella quale le foto delle architetture scorrono sullo schermo, accompagnate da titoli e date, come attraverso i finestrini di un treno.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, seguendo un ordine cronologico, l’utente può compiere un viaggio attraverso la ricca e diversificata opera di Fuksas.Dalla sequenza orizzontale della banda partono i percorsi verticali dei  Quattro progetti approfonditi. Per mezzo di copertine interattive, si accede, poi, a brevi schede descrittive che conducono il lettore attraverso le fasi di sviluppo di un progetto. A partire dall’ideazione sino al Cantiere , soffermandosi sull’evoluzione del modello e dei disegni tecnici elaborati dal Team Work.Nella prima sezione, l’idea,  si riportano elementi e fatti legati alla committenza, al luogo e alla poetica del progettista. Si prosegue con Modello e progetto,  sezione nella quale, attraverso le foto dei plastici realizzati si vede l’evoluzione del lavoro.In Team work, poi,  alcuni disegni tecnici illustrano parte delle tematiche sviluppate dagli studi professionali e dai consulenti che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.Con le foto di Cantiere, infine,  si descrivono le fasi più interessanti della costruzione degli edifici scelti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base della Mappa una serie di pulsanti, che ricorreranno  all’interno delle schermate, permette all’utente di saltare liberamente da una sezione all’altra secondo una sequenza non lineare.Il tasto Elenchi apre su una pagina nella quale si possono riorganizzare e ordinare i progetti secondo alcune categorie di ricerca, introducendo così un ulteriore livello di lettura.Il tasto Indice, invece, permette di consultare l’intera applicazione a partire da un indice scritto, i cui titoli rimandano direttamente alle schermate delle immagini e delle schede.Dal punto di vista della progettazione, obbiettivo principale dell’app è trovare una forma di comunicazione immediata, chiara e veloce.La sintesi dei contenuti avviene grazie a un’interfaccia grafica e a una struttura di navigazione semplice ed essenziale, in grado di coniugare, in tempo reale, differenti livelli di lettura e di fruizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona Applicazione!</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: left; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="" href="http://www.architetturagiovanile.com/1893.html">{lang: 'it'}</g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>INTESA SAN PAOLO SFIDA IL CIELO  Il Grattacielo più Innovativo Sfida la Mole Antonelliana </title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[bioedilizia]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[eco]]></category>
		<category><![CDATA[grandi architetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’agosto del 2013 ci sarà una città verticale di 166 metri, uno in meno della Mole Antonelliana. Ma la Mole è un edificio a punta, solo l’Uomo Ragno potrebbe arrivare fino in cima: «Noi invece avremo una terrazza &#8211; sorride un ingegnere della Jacobs, l’impresa che conduce i lavori &#8211; con una caffetteria e un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’agosto del 2013 ci sarà una città verticale di 166 metri, uno in meno della Mole Antonelliana. Ma la Mole è un edificio a punta, solo l’Uomo Ragno potrebbe arrivare fino in cima: «Noi invece avremo una terrazza &#8211; sorride un ingegnere della Jacobs, l’impresa che conduce i lavori &#8211; con una caffetteria e un ristorante. Il nostro sarà il più alto belvedere della città&#8230;».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per un anno e mezzo tecnici e operai hanno lavorato sul progetto di Renzo Piano senza che all’esterno nessuno vedesse nulla. Hanno triturato il suolo con quella che chiamano «idrofresa», un mostro che mangia la terra e la risputa fuori come fango pregiato. Hanno inserito nel terreno armature di metallo alte quaranta metri, scavato in basso per quattro piani, costruito colonne provvisorie  montato gigantesche solette.</p>
<p><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/grattacielo_intesa_san_paolo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1890" title="grattacielo_intesa_san_paolo" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/grattacielo_intesa_san_paolo-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Hanno creato sottoterra un enorme cubo di calcestruzzo: «Ci sono volute 87 ore consecutive di gettata &#8211; spiega Turini &#8211; e 1.280 betoniere, ma ce l’abbiamo fatta. È il secondo monolite del mondo, di più grande ce n’è soltanto uno negli Emirati».</p>
<p>&#8220;L&#8217;idea -spiega il celebre architetto Renzo Piano-e&#8217; quella di realizzare una costruzione che abbia una valenza di pubblica utilita&#8217;. Per questo un terzo della torre e&#8217; aperto a tutti: oltre agli uffici ci saranno infatti un auditorium multifunzionale, una scuola di formazione, una sala espositiva, un ristorante, una terrazza panoramica dalla quale chiudere Torino in un abbraccio che va dalle Alpi, al Po alla collina&#8221;. Secondo Renzo Piano, le citta&#8217; possono essere &#8220;fertilizzate da costruzioni che si offrano come strumenti di quella che i latini chiamavano &#8216;civitas&#8217;. Grazie soprattutto agli scambi culturali che avvengono in luoghi di incontro nei quali si condividono valori e spariscono diversita&#8217;&#8221;.</p>
<p>Il gigante ha messo fuori la testa la primavera scorsa, quando sono arrivati quelli che qui chiamano «casseri rampanti» e la torre ha cominciato a crescere, spinta in alto dalle tecniche più avanzate a disposizione dell’edilizia. Poi hanno portato le sei mega-colonne, che ancora a pezzi sui Tir speciali sembravano lunghissime, e adesso piantate nel terreno sono quasi esili, con i loro 44 metri di acciaio riempito di calcestruzzo.</p>
<p><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/82e6282b03e34861aef2b1dd0edfc7e9-1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1891" title="82e6282b03e34861aef2b1dd0edfc7e9-1" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/82e6282b03e34861aef2b1dd0edfc7e9-1-259x300.jpg" alt="" width="259" height="300" /></a></p>
<p>La torre strizza un occhio anche al risparmio energetico: &#8220;Una doppia pelle che &#8216;respira -spiega l&#8217;architetto- grazie a sofisticate lamelle, solai che, immagazzinando il fresco delle notti estive, lo restituiscono di giorno e fanno posticipare di ore l&#8217;utilizzo dei condizionatori&#8221;. Un progetto che non contrasta con la crisi: &#8220;E&#8217; un segno di dinamismo -assicura Renzo Piano -un modo di guardare al domani senza esserne terrorizzati. D&#8217;altronde, il futuro e&#8217; l&#8217;unico posto dove possiamo andare&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: left; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="" href="http://www.architetturagiovanile.com/intesa-san-paolo-sfida-il-cielo-il-grattacielo-piu-innovativo-sfida-la-mole-antonelliana.html">{lang: 'it'}</g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Riciclar-te! Quando la creatività si oppone al culto ossessivo del nuovo.</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 12:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Architettura dell&#8217;Immondizia Non partono da un disegno, amano l’improvvisazione e si definiscono garbage architect (architetti dell’immondizia). Gli architetti dei rifiuti sono Denis Oudendijk e Jan Körbes,  due olandesi quarantenni. Hanno cominciato a lavorare in studi diversi, ma si sono presto stancati di vedere l’architettura come un balletto prevedibile in cui dover bilanciare la creatività con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Architettura dell&#8217;Immondizia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non partono da un disegno, amano l’improvvisazione e si definiscono garbage architect (architetti dell’immondizia).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli architetti dei rifiuti sono Denis Oudendijk e Jan Körbes,  due olandesi quarantenni.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno cominciato a lavorare in studi diversi, ma si sono presto stancati di vedere l’architettura come un balletto prevedibile in cui dover bilanciare la creatività con i regolamenti e gli interessi economici. Così, l’inizio del lavoro insieme e la fondazione di Refunc: un laboratorio in cui creare strutture sperimentali e microarchitetture mobili basate su materiali di scarto.Il riuso è arte</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/re_01_672-458_resize.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1884" title="re_01_672-458_resize" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/re_01_672-458_resize.jpg" alt="" width="367" height="275" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">«L’architettura dell’immondizia assume un significato profondo in un mondo in cui le materie prime stanno diventando sempre più esigue.  È semplicemente razionale ridare una funzione ai materiali di scarto perché le loro qualità e il loro specifico valore non vadano perduti in processi di riciclaggio non sempre intelligenti».</p>
<p style="text-align: justify;">I due <strong>insoliti</strong> <strong>artisti olandesi</strong>, infatti, trovano nei <strong>rifiuti di strada</strong> la <strong>fonte d’ispirazione</strong> per le loro <strong>opere d’arte</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si <strong>spreca</strong> niente. <strong>Tutto,</strong> ma a questo punto possiamo dire <em><strong>proprio tutto</strong>,</em>può essere <strong>un’opera straordinaria</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;">I vecchi pneumatici diventano il rivestimento della maison gomme, una casa da giardino attraversata da lunghe finestre verticali per consentire di sfruttare a pieno l’illuminazione naturale. La struttura è stata realizzata con legno di scarto, vetro isolante, travi in acciaio riutilizzate.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/re_05_672-458_resize.jpg"><img class="size-full wp-image-1882 aligncenter" title="re_05_672-458_resize" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/re_05_672-458_resize.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le scialuppe di salvataggio, utilizzate trent’anni fa in caso di evacuazione da piattaforme petrolifere, sono diventate le stanze galleggianti del capsule hotel. Ormeggiate in un canale dell’Aja, si spostano lungo i canali olandesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/photo37_01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1883" title="photo37_01" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/photo37_01.jpg" alt="" width="400" height="533" /></a><br />
Anche se l’architettura del riuso è poco diffusa in Italia, ci sono esperimenti interessanti nell’arredo urbano e nell’arredamento d’interni. Come le panchine tirate su con legno di recupero da Manolo Benvenuti, coadiuvato dagli studenti dello Ied di Firenze, poi utilizzate durante un evento musicale. Sempre di Benvenuti, i divanetti in Pet, realizzati con sessanta bottiglie trasparenti avvolte dalla rete di plastica che viene usata come recinzione nei cantieri. Cosa fare, invece, della lavatrice ormai non funziona</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/re_11_672-458_resize.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1885" title="re_11_672-458_resize" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/re_11_672-458_resize.jpg" alt="" width="329" height="247" /></a></p>
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		<title>Oikos Colour City &#8211; L&#8217;impegno, l&#8217;ambiente, l&#8217;uomo!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 12:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[bioedilizia]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto Oikos Colour City dello studio Arch’es and partners (architetti Simone Gabrielli, Gianluca Macchini, Caterina Michelini, Elisa Montalti e Simone Silvani) è il secondo classificato della settima edizione del Premio IQU &#8211; Innovazione e Qualità Urbana per la categoria Città e architettura &#8211; Nuovi utilizzi e progettazioni. “Oikos: la città del colore sensibile” parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il progetto <strong>Oikos Colour City</strong> dello studio Arch’es and partners (architetti Simone Gabrielli, Gianluca Macchini, Caterina Michelini, Elisa Montalti e Simone Silvani) è il secondo classificato della settima edizione del Premio IQU &#8211; Innovazione e Qualità Urbana per la categoria Città e architettura &#8211; Nuovi utilizzi e progettazioni.</p>
<p>“<em>Oikos: la città del colore sensibile</em>” parte dalla volontà dell’azienda di fondare nel territorio un Centro Internazionale per la ricerca scientifica sul colore e sui materiali sostenibili in edilizia, un Polo per la terapia e il benessere della persona con approccio cromatico.</p>
<p>Il piano struttura il lotto di completamento dell’area produttiva con diverse funzioni, in una commistione di attività legate al lavoro e al tempo libero, alla professione e allo svago, all’imprenditoria privata e ai servizi legati alla collettività. L’intero progetto a scala territoriale si rivolge anche a turisti e visitatori della Costa Adriatica e potrebbe diventare strumento di marketing territoriale per lo stesso Comune in un’ottica di turismo durante l’intero arco dell’anno con un’ospitalità rivolta al benessere e alle terapie cromoterapiche a poca distanza dal mare, con benefici psico-fisici rafforzati da ampie aree verdi e dal corridoio fluviale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/citta-del-colore-sensibile.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1878" title="citta-del-colore-sensibile" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/citta-del-colore-sensibile-300x94.jpg" alt="" width="300" height="94" /></a></p>
<p>Gli obiettivi principali del progetto sono un’attenta progettazione cromatica negli spazi interni e nello studio delle facciate esterne, unitamente a una mimetizzazione paesaggistica attraverso coperture verdi, fruibili e facilmente accessibili grazie a dislivelli leggeri. Tutto il piano cercherà di conciliare la sostenibilità architettonica, urbanistica e paesaggistica dell’intervento con un attento progetto cromatico che vada anche a studiare i reali effetti e benefici dei colori sulla salute e sullo stato d’animo dell’uomo.Lo scopo di Oikos è quello di ridurre i consumi energetici grazie a un raffrescamento naturale agevolato dalla forma degli edifici e dalla presenza di corti interne come camini per la ventilazione.</p>
<p>Le coperture verdi, oltre a produrre un gradevole effetto estetico, presentano benefici a livello biologico e psicologico avendo la capacità di depurare l’aria, diminuendo l’inquinamento termoregolando il microclima.Il protocollo di certificazione CasaClima Nature a cui lo studio si è affidato considera inoltre non solo gli aspetti legati ai consumi energetici delle costruzioni ma anche criteri di valutazione per tutti gli ambiti della sostenibilità: natura (aspetti ecologici), vita (aspetti socio-culturali) e trasparenza (aspetti economici), con attenzione all’intero ciclo di vita degli edifici e al contesto ambientale in cui questi si andranno ad insediare.</p>
<p><strong>Oikos Colour City</strong><em> tradurrà concretamente un nuovo modo di pensare all’uomo e al mondo che rappresenta l’evoluzione dell’impegno nei confronti della società, dell’ambiente e dell’uomo, che Oikos porta avanti dal 1984.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quando la Neve Favorisce l&#8217;Architettura</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 18:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[estero]]></category>
		<category><![CDATA[grandi architetti]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture]]></category>

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		<description><![CDATA[Vincitore del concorso ad inviti per la stazione sciistica Koutalaki Ski Village di Levi, in Lapponia, il progetto firmato da Bjarke Ingels Group prevede la realizzazione di una nuova struttura ricettiva di respiro mondiale. Il futuro villaggio Koutalaki occuperà 47.000 mq ospitando alloggi e servizi di alta qualità per il tempo libero degli sciatori. L’architettura viene, dunque, pensata come prolungamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vincitore del concorso ad inviti per la stazione sciistica <strong>Koutalaki Ski Village</strong> di Levi, in Lapponia, il progetto firmato da <strong>Bjarke Ingels Group</strong> prevede la realizzazione di una nuova struttura ricettiva di respiro mondiale. Il futuro villaggio Koutalaki occuperà 47.000 mq ospitando alloggi e servizi di alta qualità per il tempo libero degli sciatori.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/b_730_14924f3f-e1c7-49b4-bac3-d64059af69ca.jpg"><img class="size-medium wp-image-1874 aligncenter" title="b_730_14924f3f-e1c7-49b4-bac3-d64059af69ca" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/b_730_14924f3f-e1c7-49b4-bac3-d64059af69ca-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’architettura viene, dunque, pensata come prolungamento ed estensione del paesaggio naturale, in grado di rispondere alle necessità degli sciatori e dei visitatori.</p>
<p style="text-align: justify;">I blocchi contenenti gli alloggi si dipartono dalla piazza in direzione radiale: lo spazio aperto centrale accoglierà piste di pattinaggio, luoghi di ristoro e di svago per i turisti, mentre le coperture ondulate degli edifici consentiranno un agevole accesso al tetto, dal quale gli sciatori potranno scivolare al suolo in più direzioni.</p>
<p>L’integrazione tra spazi destinati a funzioni differenti, dal riparo al resort, alla stazione sciistica, concepirà un’architettura poliedrica che possa divenire un nuovo polo attrattivo finlandese.</p>
<p style="text-align: justify;">
L’ambizioso progetto del Bjarke Ingels Group propone un intervento che garantisca continuità al centro abitato di Levi e al territorio circostante: quattro volumi indipendenti e arcuati racchiudono una piazza centrale, riparata dai venti, ma destinata a diventare il centro propulsore del villaggio.</p>
<p>La lieve pendenza del sito sul quale sorgerà il resort, unita alle superfici ricurve dei quattro edifici, concorre nel presentare l’intero complesso come una grande pista da sci adagiata sulla cima della montagna.</p>
<p><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/b_730_4a0c2288-b56f-459f-834b-0a57e85e5017.jpg"><img class="size-medium wp-image-1875 aligncenter" title="b_730_4a0c2288-b56f-459f-834b-0a57e85e5017" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/b_730_4a0c2288-b56f-459f-834b-0a57e85e5017-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/b_730_4a0c2288-b56f-459f-834b-0a57e85e5017.jpg"></a>Il futuro villaggio Koutalaki occuperà 47.000 mq ospitando alloggi e servizi di alta qualità per il tempo libero degli sciatori.<br />
L’elevato grado di accessibilità alla struttura, prossima all’aeroporto di Kittilä, favorirà l’afflusso di visitatori europei e internazionali nel nuovo Ski Village.</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: left; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="" href="http://www.architetturagiovanile.com/quando-la-neve-favorisce-larchitettura.html">{lang: 'it'}</g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Interior Design, Delrosso Firma un Nuovo Concetto di Ristorazione Made in Italy</title>
		<link>http://www.architetturagiovanile.com/interior-design-delrosso-firma-un-nuovo-concetto-di-ristorazione-made-in-italy.html</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama CafèB il ristorante Bice di New York firmato Federico Delrosso. &#8220;Un ingrediente chiave di questo progetto&#8221; conferma Federico Delrosso &#8220;è il richiamo alla città italiana nota in tutto il mondo per la sua capacità di lanciare idee e tendenze. Parlo di Milano, del design che qui ha trovato grandi interpreti e penso anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama <strong>CafèB</strong> il ristorante Bice di New York firmato Federico Delrosso.</p>
<p><em>&#8220;Un ingrediente chiave di questo progetto&#8221; conferma Federico Delrosso &#8220;è il richiamo alla città italiana nota in tutto il mondo per la sua capacità di lanciare idee e tendenze. Parlo di Milano, del design che qui ha trovato grandi interpreti e penso anche al rito dell&#8217;aperitivo nato qui, ma con molti estimatori anche all&#8217;estero. Nel CafèB ho voluto ricreare appunto questa atmosfera della socialità milanese, progettando spazi aperti e poco strutturati, come le famose &#8220;terrazze&#8221; che hanno ospitato i più noti aperitivi ed eventi internazionali, a Milano e in altre città italiane. Per il CafèB abbiamo quindi creato spazi e arredi che lasciassero libero lo sguardo, proprio per dare l&#8217;idea di un&#8217;apertura e di una fluidità estrema.&#8221;</em></p>
<p><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/297130_256952251013827_187737667935286_736277_1132084226_n.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1868" title="297130_256952251013827_187737667935286_736277_1132084226_n" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/297130_256952251013827_187737667935286_736277_1132084226_n-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a></p>
<p>La nuova location punta il suo sguardo soprattutto sulla sincronia del Made in Italy, con l’intenzione di ricreare un’atmosfera italiana realistica e lontana dagli stereotipi.</p>
<p>Il design richiama l’atmosfera della socialità milanese, attraverso spazi aperti e poco strutturati, come le famose &#8220;terrazze&#8221; che hanno ospitato i più noti aperitivi ed eventi internazionali, a Milano e in altre città italiane</p>
<p>Il CafèB apre il suo ingresso con un portico di memoria mediterranea, affacciato sulla 54a strada. Qui gli ospiti sono protetti da leggere quinte realizzate con canne flessibili in resina bianca. Lo sviluppo principale del ristorante è al piano terra ma il locale si sviluppa anche nel roof dello stesso edificio, l&#8217;hotel Indigo a Chelsea, battezzato SkyB.</p>
<p>Il locale vuole riprodurre lo stesso effetto dello skyline di NewYork, un paesaggio che diventa architettura &#8220;spontanea&#8221;, non progettata, attraverso arredi bassi e con gli stessi effetti cromatici e materici del paesaggio urbano.</p>
<p><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/cafe-b-restaurant-interior-design8.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1869" title="cafe-b-restaurant-interior-design8" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/cafe-b-restaurant-interior-design8-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a></p>
<p>Tra gli arredi vi sono le sedute in alluminio della collezione Contamina (disegnate da Federico Delrosso nel 2009 per il brand italiano Extra), considerate dall’architetto una sorta di &#8220;mini&#8221; architetture, con forme rigide ma leggere come le architetture dello skyline di New York. Queste sedute sono alternate con altre più ampie e morbide per accentuare la diversità di volumi e soluzioni, come avviene in ogni territorio &#8220;spontaneo&#8221;. Le lastre di vetro con la sfumatura in basso riducono il confine tra lo SkyB e il paesaggio.</p>
<p><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/cafe-b-restaurant-interior-design1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1870" title="cafe-b-restaurant-interior-design1" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/cafe-b-restaurant-interior-design1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/298372_256952851013767_187737667935286_736279_1958614011_n.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1871" title="298372_256952851013767_187737667935286_736279_1958614011_n" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/02/298372_256952851013767_187737667935286_736279_1958614011_n-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&#8220;Abbiamo collaborato strettamente con questo brand perché volevamo che oltre alle pietanze dello chef italiano ogni dettaglio del progetto parlasse italiano. E così dalle lampade di Davide Groppi, al contractor che ha realizzato i lavori, tutto è Made in Italy. Anche la collezione di foto in bianco e nero che corre lungo le pareti dei due ambienti. È l&#8217;elemento che ho scelto per ‘scaldare’ l&#8217;immaginario degli ospiti. Le foto raccontano storie e memorie di un&#8217;Italia bella ed elegante, ma mostrano anche visioni inaspettate. All&#8217;ingresso, per esempio, c&#8217;è una gigantografia che ha ingannato molti: è la vista dall&#8217;alto di una grande città. Al primo impatto sembrerebbe NewYork e invece è proprio Milano”, conclude Federico Delrosso.</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: left; margin-left: 10px;"><g:plusone size="medium" count="" href="http://www.architetturagiovanile.com/interior-design-delrosso-firma-un-nuovo-concetto-di-ristorazione-made-in-italy.html">{lang: 'it'}</g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>ECO ARCHITETTURA  Nasce Villa Welpeloo :  Hybrid House </title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[bioedilizia]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[eco]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[di Valentino Cuzzeri Nella parte orientale dei Paesi Bassi degli architetti pieni di risorse, 2012Architecten, maestri indiscussi del riciclaggio, del riutilizzo e il reinventare, hanno costruito Villa Welpeloo: un’abitazione a chilometro zero per una coppia di collezionisti d’arte. E&#8217; una casa ecologica quasi interamente fatta con scarti di provenienza locale, dai cartelloni ai vecchi ombrelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Valentino Cuzzeri</p>
<p style="text-align: justify;">Nella parte orientale dei Paesi Bassi degli architetti pieni di risorse, <strong>2012Architecten</strong>, maestri indiscussi del riciclaggio, del riutilizzo e il reinventare, hanno costruito Villa Welpeloo: un’abitazione a chilometro zero per una coppia di collezionisti d’arte.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; una casa ecologica quasi interamente fatta con scarti di provenienza locale, dai cartelloni ai vecchi ombrelli rotti. In una composizione moderna di volumi, la forma di questa casa olandese smentisce le sue origini e l&#8217;uso di materiale non ortodosso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/01/salvaged-house-150x150.jpg"><img class="size-full wp-image-1863 alignleft" style="margin: 7px;" title="salvaged-house-150x150" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/01/salvaged-house-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’elemento interessante di questa costruzione è l’uso innovativo, per il mondo dell’edilizia, di <strong>Google Maps</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La casa è stata realizzata riutilizzando materiali di recupero e di scarto delle fabbriche e dei lotti di terreno abbandonati nelle vicinanze, per trovare queste risorse residuali  sono state utilizzate le mappe di <strong>Google Earth</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per 2012Architekte l’impiego di materiali secondari non ha motivazioni estetiche ma sottintende un esatto equilibrio ecologico. La realizzazione della facciata ha generato solo il 5 % delle emissioni di CO2 rispetto ad una struttura in materiali nuovi. Per la struttura in acciaio la percentuale sale al 12 %. E’ stata data importanza anche al successivo riutilizzo: la struttura in acciaio non è stata saldata ma solo avvitata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il loro approccio all’architettura, che sono soliti definire ricyclicity o anche superuse, ribalta il tradizionale procedimento, partendo da un approfondito studio dell’area circostante il sito, fino a un raggio massimo di 15 chilometri, per stabilire quali possano essere i materiali di recupero disponibili in modo da ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica per il trasporto ma anche per la produzione di componenti nuove ove queste non siano necessarie.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><a style="text-align: justify;" href="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/01/02kitchen_rect540.jpg"><img class="size-full wp-image-1862 alignright" style="margin: 6px;" title="02kitchen_rect540" src="http://www.architetturagiovanile.com/wp-content/uploads/2012/01/02kitchen_rect540.jpg" alt="" width="360" height="540" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’edificio si articola in una serie di volumi semplici che spiccano a Roombeek, un sobborgo di Enschede, in Olanda, proprio per la loro sobrietà e le linee chiare e per il loro netto contrasto con le abitazioni circostanti realizzate con la più tradizionale struttura a capanna.</p>
<div>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta di semplice recupero di porzioni di altri edifici; si tratta di utilizzare parti di altre strutture con una funzione in precedenza del tutto diversa che non sono più in grado di soddisfare i requisiti a loro richiesti ma che hanno ancora caratteristiche di qualità e resistenza tali da essere nuovamente impiegati.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le facciate, interamente realizzate in legno, sono stati utilizzati gli elementi centrali delle bobine per l’avvolgimento di cavi dismessi da una ditta produttrice di cavi: la loro modularità, le dimensioni standard e la loro alta qualità li ha resi elementi perfetti per lo scopo pur non essendo più adatti alla loro funzione originaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerate le particolari richieste dei committenti, amanti dell’arte, del collezionismo e organizzatori di piccole mostre private, i progettisti hanno dovuto studiare gli interni in funzione della luce e disporre gli spazi in modo da creare un ambiente adatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l’illuminazione, anch’essa studiata appositamente, l’abitazione sfrutta il più possibile l’illuminazione naturale; in aggiunta sono state progettate delle lampade realizzate a partire dalla struttura di ombrelli rotti raccolti nel quartiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l’elevatore utilizzato in fase di cantiere è stato recuperato per diventare una parte della costruzione stessa, per rispondere alla richiesta dei proprietari di avere a disposizione un elevatore per trasportare i dipinti al piano superiore.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
</div>
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