Archivio per la Categoria ‘urbanistica’
Stazione Tiburtina: alta velocità per l’architettura contemporanea a Roma.
Scritto da: Cristina il 16 January 2012 – 14:48Quasi cinque anni di lavori, disagi ai cittadini e molte domande su come sarebbe diventata la nuova Stazione Tiburtina, ultimo gioiello dell’urbanistica a Roma.
Dalla fine di novembre, tutte le risposte si sono materializzate nella nuova struttura: uno snodo importante a livello logistico ma anche uno spazio innovativo, una sfida per l’architettura contemporanea che occupa circa 50.000 mq tra binari, negozi, aree di servizio, la struttura a ponte che collega i quartieri Nomentano e Pietralata.
Dopo l’incendio del luglio 2011, i tempi si sono abbreviati e questo spazio, fondamentale per i passeggeri in transito da nord a sud della penisola, è entrato a far parte dei progetti architettonici realizzati, tra i tanti in fermento come quelli di Zaha Hadid a Napoli, Arata Isozaki a Bologna, Santiago Calatrava a Reggio Emilia e Norman Foster a Firenze.
La progettazione era stata affidato allo studio associato ABDR, già fortemente attivo sul territorio romano e non solo, nell’architettura pubblica e privata. I nomi, che non fanno parte certo dell’architettura giovanile, ma che si avvalgono di tanti giovani architetti, sono quelli di Arlotti, Beccu, Desideri, Raimondo. Una grande commissione di appalti pubblici ma per la prima volta realizzati con l’autofinanziamento: diversi lotti di terreno limitrofi saranno venduti dalla RFI – Rete Ferroviaria Italiana – a privati interessati all’espansione urbanistica del territorio adiacente la stazione. Solo la BNL ha già acquistato un lotto per circa 70 milioni di euro!
Non si sono fatte attendere le polemiche per questa operazione in cui le archistar nostrane (il capogruppo è Paolo Desideri) hanno pensato a progetti di architettura innovativa mentre le amministrazioni locali hanno realizzato la solita cattedrale nel deserto, da vendere a caro prezzo, senza un progetto di riqualificazione urbana, mentre intorno alla stazione continuano ad esserci sopraelevate dissestate più che vintage, zone dense di disagio sociale dove sorgono baracche ed edifici in abbandono.
Curiosità: la stazione è stata dedicata, ottimisticamente, a Camillo Benso Conte di Cavour. Un viaggiatore importante, che si spostava in tutta Europa a perorare la causa dell’unità d’Italia. A basse velocità coi treni dell’epoca ma con grande velocità politica.
Tags: architettura contemporanea, innovativa, italia, progetti, riqualificazione, Roma, stazione, stazione tiburtina, struttura, territorio, urbanistica
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Rotterdam, architettura d’avanguardia
Scritto da: Fabiana il 13 January 2012 – 12:34Avanguardia e nuove tendenze per gli studi di architettura di Rotterdam, pionieri da decenni e rinomati oramai in tutto il mondo. Tra le diverse attività in fermento spiccano senza dubbio MVRDV e OMA.
MVRDV – fondato negli anni ’90 da Winy Maas, Jacob van Rijs e Nathalie de Vries, ha sede in un grande open space a Dunantstraat. Successi e idee di forte impatto, ma anche proposte capaci di suscitare non poche polemiche, come “The Cloud”, che di recente ha fatto infuriare l’associazione dei parenti delle vittime dell’11 settembre. Si tratta di un doppio grattacielo unito da una nuvola che ricorda l’impatto degli aerei sulle Torri Gemelle, progettato per essere costruito nella nuova zona finanziaria di Yongsan, a Seul.
Tra i lavori più recenti, invece, il nuovo mercato coperto di Rotterdam (il Markthal) e la nuova biblioteca pubblica di prossima apertura. Di grande effetto e suggestione perchè realizzata su una struttura in vetro che richiama una vera e propria montagna di libri.
OMA – Lo studio è nato nel 75′ ed è situato in tre piani di un grattacielo che sorge a Heer Bokelweg. Tra le creazioni, il De Rotterdam, multi-grattacielo formato da tre torri collegate e destinate ad uffici, appartamenti, hotel, palestre, negozi e ristoranti.
Tags: architettura contemporanea, rotterdam
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Apre a Mlano il cubo-ristorante della discordia
Scritto da: laura il 22 December 2011 – 12:52The Cube, questo è il nome del cubo-ristorante di Milano con vista su piazza Duomo che ha suscitato molte polemiche negli ultimi giorni.
La struttura temporanea, completamente trasparente, ideata da Electrolux, è composta di lastre di vetro racchiuse da una struttura in alluminio, tagliata al laser. Tutto, pavimento a parte, è bianco candido (opaco e laccato). Il pavimento in legno e il tappeto sotto al tavolo aggiungono un tocco di calore e atmosfera, mentre la terrazza esterna offre una straordinaria visuale sulla città di Milano.
Tutta la struttura ha una superficie di 150 metri quadrati e pesa 60 tonnellate.
Si tratta di un progetto itinerante, prima di Milano The Cube è stato a Bruxelles, poi andrà a Stoccolma. Fino ad aprile, nei suoi (soli) 18 posti disponibili, ospiterà una serie di cene speciali, preparate da alcuni degli chef italiani più prestigiosi (tutti stellati Michelin) che si alterneranno nelle cucine con cadenza bisettimanale.
L’installazione del cubo ristorante ha generato una serie di polemiche, a causa del forte impatto visivo sulla piazza principale della città. Piazza del Duomo, dominata dalla cattedrale gotica, ricca di edifici monumentali e suggestivi, è non solo il centro della città, ma anche il luogo più importante dal punto di vista storico, artistico e culturale, nonché uno dei luoghi preferiti dai milanesi per incontrarsi.
L’idea piaceva al critico Philippe Daverio che dichiarava ancora prima che la struttura venisse completata:
Primo. Sui ponteggi del Duomo abbiamo visto pubblicità orribili. Secondo: la piazza ha già una architettura caotica: l’installazione, purché temporanea, non può peggiorarla.
Voi cosa ne pensate?
Tags: architettura contemporanea, architettura design, progettazione e design
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Super Trees, gli alberi giganti di Singapore
Scritto da: laura il 21 December 2011 – 12:35L’ambizioso progetto del team Wilkinson Eyre, Grant Associates e Atelier 10, Gardens by the Bay di Marina South è destinato a diventare una delle attrazioni turistiche più popolari di Singapore. Sebbene il progetto non sia ancora completo, lo sviluppo dei Super Trees, gli alberi giganti hanno già ridisegnato lo skyline di Singapore. I diciotto alberi, undici dei quali sono costruiti con materiali ecosostenibili, saranno ufficialmente aperti al pubblico l’anno prossimo.
I Garden by the Bay occupano una superficie totale di 101 ettari , prevalentemente riservata a due gigantesche serre, pronte a divenire le strutture climatizzate più grandi del mondo che utilizzano un sistema a basso consumo energetico ed energie rinnovabili.
I Super Trees sono alti dai 25 ai 50 metri, la struttura più alta ospiterà un bistrot con vista sulle cime degli alberi. L’altezza degli alberi giganti vuole esprimere un contrasto con i giardini che li circondano. Alcuni degli undici alberi sarnno completamente eco-sostenibili: dotati di celle fotovoltaiche, utilizzeranno l’energia solare per alimentare le piante sia durante il giorno che la notte. Gli altri alberi avranno la funzione di repository del sistema di scarico dell’aria.
La struttura degli alberi è costituita da un nucleo di calcestruzzo, un tronco d’acciaio e saranno completati da pannelli con un totale di circa 162.900 piante di oltre 200 specie diverse provenienti da climi tropicali di tutto il mondo. Le piante saranno disposte per creare diversi schemi di colori sia in toni caldi che freddi. La loro selezione è stata fatta in base alla durata e alla rarità nelle foreste pluviali di Singapore.
Due dei Super Trees da 42 metri saranno collegati da una passerella sopraelevata lunga 128 metri, ad un’altezza di 22 metri da terra, offrendo ai visitatori una splendida vista del Gardens by the Bay.
La gigantesca struttura è stata aperta al pubblico dal 13 al 20 novembre, per dare la possibilità ai cittadini di Singapore e ai turisti di vedere in anteprima lo sviluppo del progetto, ma per l’ apertura ufficiale bisognarà attendere giugno 2012.
Tags: ecosostenibile, energie rinnovabili, singapore
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Sedersi su un prato…ora si può!
Scritto da: Vanessa il 6 September 2011 – 09:43Origlia
PancaPrato disegnata da Marco Napoli, un’idea nuova per il rinnovamento degli spazi outdoor e non solo.
Oggi non manca nulla, viviamo in un’epoca dove ogni nostro pensiero e desiderio viene praticamente esaudito. Pensate allora per un’azienda che deve produrre degli articoli di arredamento, mobili o complementi, quante e quali difficoltà incontra nella ricerca di un nuovo progetto “nella speranza poi che non ti venga subito copiato”.
Il giovane designer Marco Napoli probabilmente quando ha pensato questo progetto sicuramente si sarà trovato proprio in questo imbarazzo. Nell’universo delle sedute da outdoor o indoor ne abbiamo viste di tutti i colori e forme.
È una seduta modulare componibile per esterno, disponibile in tre lunghezze: 45cm (1 posto), 100cm (2-3 posti) e 150cm (3-4 posti), in altezza 45cm.
La struttura portante è in profilo di acciaio (50x20mm spessore 1,5mm) verniciato con polveri epossidiche per uso esterno.
Le doghe di sostegno sono in laminato stratificato sp.12 mm. Il rivestimento è in erba sintetica bicolore con fili in polipropilene, resistente a trazione, calore solare ed agenti atmosferici.
Pancaprato è dotata di piedini di regolazione al suolo ed accessoriabile di kit di fissaggio a terra.
PANCA PRATO si distingue nella sua estrema semplicità formale proprio per questo rivestimento in erba sintetica che le dona quel tocco di originalità ed unicità legati ad un impiego outdoor e non solo, dove l’oggetto diventa parte integrante di un parco quasi a scomparire e non disturbare, nello stesso tempo messa ai bordi una piscina diventa elemento intrigante originale chic che da un tocco di colore e ti fa venir la voglia di sederti sopra. Panca Prato può suscitare anche queste emozioni.
Fonte: paginearredo
Tags: Marco Napoli, outdoor, pancaprato
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Architettura sostenibile – Progetto Off the Grid – Sustainable Habitat 2020
Scritto da: Silvia il 20 April 2011 – 17:50Un progetto ecosostenibile firmato Philips Design conferma la filosofia che sta alla base del brand “sense and simplicity” che promuove la salute e il benessere tramite le nuove tecnologie.
“Off the Grid – Sustainable Habitat 2020” mira a migliorare la qualità della vita con una proposta innovativa e sostenibile.
Si tratta di un nuovo modo di concepire le abitazioni, che tiene in considerazione problemi sociali come la scarsità di risorse idriche, il riscaldamento della terra, l’inquinamento dell’aria e la crescita del numero di abitanti delle città.
La città presa come modello per il progetto è Shangai nel 2020, nella quale si vogliono costruire spazi alternativi con risorse rinnovabili. Le nuove costruzioni in progetto sono dotate di una pelle funzionale e sensibile ai cambiamenti ambientali.
Ad esempio, la facciata di un palazzo può indirizzare la luce negli appartamenti o filtrare l’acqua piovana trasformandola in acqua potabile e per uso domestico. O ancora trasformare il vento in aria condizionata e il calore in elettricità.
Il risparmio ambientale che ne deriva è notevole, visto che, grazie all’utilizzo di questa membrana intelligente, si diventerà indipendenti dai sistemi di approvvigionamento di energia e acqua, riducendo alla stesso tempo l’inquinamento.
Il progetto Off the Grid – Sustainable Habitat 2020 ha ricevuto il premio internazionale Well-Tech, dedicato all’automotive, agli accessori per la casa, ai materiali ecosostenibili e alle energie rinnovabili.
Nuove architetture sostenibili contribuiscono allo sviluppo urbanistico delle nostre città.
Tags: architettura sostenibile, sostenibilità, urbanistica
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Salone Internazionale del Mobile 2011
Scritto da: Silvia il 23 March 2011 – 22:51Dal 12 al 17 aprile torna l’appuntamento con il Salone Internazionale del Mobile 2011 di Milano.
Un’occasione unica per trovare novità e tendenze sull’arredo domestico di oggi, fra pezzi unici e coordinati, fra classico e moderno.
Un punto d’incontro per architetti, designer e produttori di mobili, in cui poter confrontare idee e innovazione.
La Fiera milanese porta con sé ormai ottanta anni di storia e apre le sue porte a prospettive di sviluppo globali e internazionali nel nuovo quartiere di Rho coperto dalla singolare vela di vetro e acciaio di Massimiliano Fuksas, autorevole architetto a livello internazionale specializzato nello studio delle grandi aree metropolitane.
Nuovi confini geografici, sociali ed economici si aprono nel sistema espositivo di Milano 2002-2005. Il progetto della Fondazione Fiera Milano punta ad incrementare il volume di affari della Regione Lombardia, a creare una maggiore vivibilità dell’area urbanistica di Milano e a mantenere la leadership della fiera a livello internazionale.
Il sistema espositivo comprende due poli: il Nuovo Polo di Rho-Pero nell’area bonificata dell’ex raffineria Agip e il Polo Urbano, la restante parte della Fiera dopo le operazioni di cessione e riqualificazione di una parte dello storico quartiere fieristico.
Il Nuovo Polo occupa una superficie lorda di 530.000 metri quadrati di pavimento, in un’area complessiva di due milioni di metri quadrati. La struttura offre comfort ed ospitalità efficiente a tutti i partecipanti e organizzatori della fiera, in modo da agevolare un’enorme flusso di merci e persone.
Il Polo Urbano è il risultato della ristrutturazione di una parte del quartiere fieristico, oggetto di una riqualificazione in ambito urbano.
Così la città di Milano risulta rinnovata nella sua geografia urbana e spazi prima destinati ad esposizioni fieristiche vengono dedicati a centri di residenza, uffici, verde e centri di interesse culturale e istituzionale.
La struttura complessiva della Fiera di Milano si estende su 710.000 metri quadrati e rappresenta uno dei più grandi sistemi fieristici nel mondo.
Salone Internazionale del Mobile 2011
Categorie d’Interesse
Operatori del settore
Pubblico generico (ultimo giorno)
Orari di Apertura
Espositori
8.30 – 19.00
Visitatori
9.30 – 18.30
Tags: architettura design, architettura italiana, architettura moderna, eventi, evento, salone del mobile, urbanistica
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Garage San Marco – Progetto di riqualificazione degli spazi destinati al pubblico e ad uffici
Scritto da: Silvia il 23 March 2011 – 20:20Il Garage San Marco è situato a Venezia a Piazzale Roma, il punto più estremo raggiungibile in automobile dalla terraferma.
L’intervento di riqualificazione interessa il piano terreno dell’ immobile, in particolare gli spazi destinati al pubblico (ingresso pedonale, parcheggio al piano terreno, e zona ascensori), e gli spazi destinati all’ amministrazione del Garage (uffici e postazioni operative) .
Venezia è il luogo di coniugazione tra terra e acqua, e il suo ganglio estremo è il Garage San Marco, per questo il concept invoca l’ idea di fluidità propria dell’ acqua, grazie all’ uso di linee sinuose e volumi trasparenti che garantiscono una continuità visiva tra esterno ed interno; questa scelta progettuale è rafforzata e simboleggiata dalla presenza di un elemento a nastro che attraversa ed avvolge gli ambienti senza soluzione di continuità, nelle molteplici funzioni di pensilina, insegna esterna e corpo illuminante, quindi come elemento di connotazione dello spazio sia urbano che interno.
Il fronte esterno è stato ridisegnato grazie a due volumi delimitati appunto da pareti perimetrali in vetro, posti ai lati della carreggiata: uno più piccolo a sinistra, destinato al personale di servizio e ad una postazione cassa notturna, che accompagna la vista lungo la profondità del corpo di fabbrica; l’ altro più ampio a destra, destinato all’ ingresso pedonale e alla zona casse principale, all’ interno del quale la struttura portante dell’ edificio viene liberata, e restituisce anche in questo caso un’ immagine di continuità spaziale grazie alla trasparenza del vetro. In posizione centrale tra questi due volumi trasparenti, sospesa sopra la carreggiata, è stata prevista una teca anch’ essa in vetro per esporre vetture o altri oggetti di grandi dimensioni, la cui parete di fondo è interamente trattata con grafica retroilluminata.
All’ interno del volume principale, il nucleo centrale delle quattro colonne è trattato come un punto focale: due sono rivestite in mosaico, mentre per le altre due si è previsto un sistema espositivo di vetrine, sistema che si ripete anche sulla parete immediatamente dopo l’ ingresso e nella zona ascensori.
Poco dopo l’ ingresso si trovano le casse, racchiuse entro un involucro curvilineo anch’esso in vetro, opalino e retroilluminato lungo tutta la parte inferiore.
Alle spalle delle casse vi è l’ ingresso alla zona uffici, riservato al personale del garage. Qui lo spazio è improntato alla funzionalità, pur garantendo una stretta continuità linguistica con il concept generale; continuità che si riscontra dalla scelta dello stesso pavimento utilizzato negli spazi pubblici, dalla presenza di partizioni vetrate a tutta altezza, e di un volume smussato al cui interno vi sono i due uffici operativi.
Particolare attenzione è stata dedicata al design degli arredi su misura: i banchi cassa, la cassa notturna ed un piano per il servizio fermoposta, sono ugualmente trattati con un piano di lavoro in pral il cui spessore è stato notevolmente enfatizzato.
Le pareti espositive sono trattate esternamente con una finitura laccata, ed internamente sono rivestite in pelle, con mensole in cristallo illuminate dall’ alto o da dietro.
La scelta delle finiture e dei colori si è orientata su tonalità tenui per dare il massimo rilievo al nastro continuo in acciaio laccato rosso: quindi bianco per i materiali mat come la pelle delle vetrine ed il pral degli arredi su misura; silver per le laccature spazzolate delle pareti espositive e per i pavimenti, sia quelli interni, in listoni di gres con particelle di metallo, che esterni, in resina con quarzi grigi; acciaio lucido per le colonnine di sostegno delle pareti vetrate, le zoccolature e gli appoggi degli arredi su misura.
Notevole rilievo è stato inoltre dedicato all’ illuminazione: all’ interno delle pareti vetrate sono stati previsti dei faretti incassati sia a terra che a soffitto per valorizzarne il perimetro curvilineo e la trasparenza. Nella zona centrale le colonne sono valorizzate da un’ illuminazione dedicata: una lampada a sospensione realizzata in elementi di vetro soffiato disegnata ad hoc.
L’ illuminazione a terra segna anche lo spazio esterno al centro della carreggiata; quest’ ultima, nella parte destinata a parcheggio, è illuminata anche a soffitto da apparecchi dalla forma aerodinamica, e da ribassamenti in cartongesso con illuminazione perimetrale.
Il progetto ha previsto anche un elemento di arredo urbano dedicato: si tratta di una panchina disegnata ad hoc costituita da un’ intelaiatura in ghisa sagomata, ed una seduta dalle linee morbide in listelli di legno.
Iosa Ghini Associati
www. iosaghini.it
Tags: design, riqualificazione, sviluppo urbano, urbanistica
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Critica architettonica e architettur(a)zione del paesaggio – Dalla teoria ai nuovi progetti
Scritto da: Silvia il 23 March 2011 – 16:24di Paolo Marzano
Nel gennaio del 2005, nella pubblicazione di uno dei tanti scritti di rete, riportavo i risultati di alcune mie ricerche discutendo sulla direzione che la critica architettonica poteva seguire. Trattavo la trasformazione della città, nell’ambito delle nuove tecnologie applicate alla qualità architettonica e ai flussi dei sistemi urbani di comunicazione. Cercai, ricordo, di ampliare le mie osservazioni alle soluzioni strutturali-formali, del periodo. Veniva a comporsi così un percorso, tra progetti e opere pubblicate, in cui le evoluzioni strutturali adottate o le sperimentazioni messe a punto, sottolineavano le possibilità espressive che, grazie all’apporto tecnologico, realizzava una sofisticata integrazione con i ‘segni’ di quel particolare tempo.
Le conquiste tecnologiche, l’avanzamento dell’informatica, la cultura della ricerca architettonica, l’evoluzione dei materiali, le innovazioni nel campo spaziale e del recupero di energia da fonti alternative, hanno contribuito in maniera sostanziale ad evidenziare i grandi passi fatti dall’uomo in questo campo. Dall’insieme di queste componenti fondamentali, conseguiva una lenta naturale ‘preferenza’. Ciò avrebbe preteso nuove intuizioni, nuove visioni che a loro volta avrebbero individuato nuovi comportamenti e nuove scelte per le responsabili decisioni di sviluppo futuro. Studiando e osservando attentamente l’evoluzione di alcune particolari architetture, notavo, infatti, la predominanza di una leggerezza strutturale, accompagnata da una componente tecnico-funzionale che partecipava ad un’alternativa composizione scultorea del paesaggio, unita indissolubilmente al complesso apparato delle reti di cui queste architetture rimangono tutt’ora, metafora calligrafica e verifica fisica, sostanziale. Da allora, sono state numerose le opere, i progetti esaminati e gli scritti sollecitati che la rete ha raccolto. Tutti rispondenti a determinate caratteristiche ed a componenti strutturali che potevano ricondurre a comuni intenti progettuali, secondo una classificazione rispondente a funzioni selezionate, per gli scopi della ricerca che mi ero prefissato di condurre. (2)
L’evoluzione informatica e l’onda ‘mediale’, della quale siamo partecipi e sempre più attenti interpreti, hanno prodotto una notevole accelerazione dei sistemi di comunicazione, di trasferimento delle idee, della pubblicazione delle ricerche e del modo di recepirle, studiarle e perché no, ridiscuterle. A quel tempo, perciò, parlavo di continue e veloci ‘ibridazioni’, capaci di coinvolgere proprio quelle architetture, nate da ricerche sullo spazio architettonico contemporaneo e sul modo di sfruttarlo per migliorare la nostra esistenza o almeno tentare di farlo. I riferimenti teorici storici e bibliografici sono tutti presenti nei miei scritti pubblicati. Era, appunto, il periodo dell’inaugurazione del ponte in Francia di ‘Viaduc millau’.
Come risultato, dunque, arrivavo ad una visione d’insieme di trasformazione del paesaggio e ne chiarivo, diradandone l’immagine che si presentava, nei miei appunti:” … l’alba di una nuova procedura progettuale per la città, indagherà, grazie a queste strutture ‘in quota’, altri spazi come ho sempre sostenuto, con altri parametri dimensionali e ambiti funzionali, la città perderà sempre più i margini e si inoltrerà destrutturandosi, lungo direzionalità nuove, avvilupperà le direttrici stradali, fondendosi con il territorio circostante, ma senza invaderlo. Gli stessi piloni dei viadotti assolveranno ad altre funzioni”. La direttiva rimaneva quella di proiettare possibilità inesplorate su funzioni d’uso già date, magari ‘aggiornate’ e riconvertite dal tempo, quindi, chiamate a strutturare altre realtà urbane. Il mio approccio a questa ricerca arrivava a concretizzarsi secondo strategie possibili per quella che poi, ho definito ‘l’architettur(a)zione’ del paesaggio contemporaneo:“…. sfruttare le lunghe arterie di comunicazione per ricavarne la colonna vertebrale, per esempio, di una struttura fotovoltaica o a pannelli solari o ancora eolica per produrre energia, …. per esempio sfruttando i tracciati autostradali, di linee fotovoltaiche (e non più campi), o i viadotti o le sopraelevate o i ponti, ……(per esempio i pannelli fotovoltaici addossati ai piloni dei viadotti o compattati come le barriere antirumore delle autostrade, oppure pale eoliche applicate tra le campate dei piloni dei viadotti o dei ponti …..)”.(3)
Arriviamo a oggi. Dopo la congestione di immagini e progetti, tanto suadente quanto immaginifica, ma tanto poco reale, dell’equivoco sopravvalutato dell’archistar e della città ‘frammentata’ da ‘logo’, modelli che si sono rivelati incapaci tutt’ora, di riscrivere testi architettonici o di mappare nuove geografie sociali. Arriviamo quindi ad un limite ormai evidente e dichiarato: “Stazioni, ospedali, scuole, interi quartieri sono chiamati ad accogliere ipermercati, negozi, caffè, ecc. al fine di intrecciare sempre più strettamente e totalitariamente il senso dell’abitare con la mercificazione delle esistenze. A quest’urbanesimo esploso non possono rispondere né le gated communities, né mirabolanti grattacieli “brandizzati”, la cementificazione assedia queste nuove eterotopie malinconiche e ci pone dinnanzi al compito urgente di ripensare la creazione di ambiente, l’impronta ecologica, il valore d’uso. La sottrazione costante di spazio pubblico non si traduce unicamente in una privatizzazione dello spazio stesso, quanto in un depotenziamento di vita dei singoli e delle società”. (4)
Evidente, dunque il vuoto intorno alla critica architettonica, annichilita o forse assopita se non assuefatta dalla visione che ha generato tale paradossale realtà. Una distrazione, nell’evoluzione della critica architettonica, che si è limitata a sorvolare su quelle soluzioni urbane isolate incondizionatamente enigmatiche. Nessuna iperbole concettuale, facile invece, se non banale, il riferimento al geniale Aleph di J.L.Borges, quando scrive: ”Cautamente al principio, poi con indifferenza, infine con disperazione, errai per le scale e pavimenti dell’inestricabile palazzo. (In seguito comprovai che la estensione e l’altezza dei gradini erano incostanti, fatto che spiegava la singolare stanchezza che mi produssero.) Questo palazzo è opera degli dèi, pensai in un primo momento. Esplorai gl’inabitati recinti e corressi: Gli dèi che l’edificarono erano pazzi. Lo dissi, ricordo, con un’incomprensibile riprovazione ch’era quasi un rimorso, con più orrore intellettuale che paura sensibile”.(5)
Da Borges riceviamo uno scenario stimolante, a tal proposito, quando descrive gli uomini che, raggiunta l’immortalità, trasformano prima essi in trogloditi e poi la loro città, riducendola in un oggetto incomprensibile e usando “ … insensate complessità costruite secondo un’architettura mancante d’ogni fine”. Tessere di puzzle architettonici che azzerano l’assemblaggio, negando qualunque “relazionalità” con l’intorno. Non convincono, anzi non l’hanno mai fatto. Ora si affaccia un’opportunità inattesa, non prevista che viene fuori dalla somma di componenti unitesi casualmente; la pratica costruttiva, l’economia dei materiali, la tecnologia del tempo, i regolamenti sullo sviluppo delle fonti di energia alternativa e le riconversioni strutturali delle aree dismesse o comunque soggette a probabili trasformazioni.
Dalle immagini che vedete allegate all’articolo, lo sky-line sta mutando e l’architettura, segue un suo fine, ben strutturato; i collegamenti viari cercano connessioni e si sono ‘attivati’ al recupero di energia.
Una rete ‘sinaptica’ reale, al servizio della città.
La critica architettonica unita alla dinamica intellettuale dell’azione progettuale, genera ambiti di confronto importanti; dall’utopia trae il vitale impulso e dal “carattere distruttivo (abrasivo) del quotidiano” (6) consuma e modifica, la materia prima, della città, condividendone, poi, le poderose risultanze (7). Si arricchisce così, il bagaglio di inattese potenzialità sempre più collaboranti funzionanti da innesco per la costruzione di nuovi scenari urbani. La critica architettonica dunque, come un vero e proprio sensore organico, segnala ‘movimenti’ rizomatici che vanno oltre la realtà apparente delle cose. (8) Occorre riconfigurare la città diventata ‘diffusa’ o come ritengo si possa ridefinire “esterna” (9), reinterpretandola come un sistema di collegamenti e relazioni urbane innervatesi secondo direttrici ‘energetiche’ e ramificazioni funzionali nuove. Da questi ultimi progetti (2011) vengono fuori i primi interessanti risultati; eccoli dunque i piloni eolici dell’altissimo viadotto, le pale del sistema ibrido (eolico/solare) progettato da Francesco Colarossi, Giovanna Saracino e Luisa Saracino sfruttano le correnti d’aria che si incanalano nel tratto della costa calabrese compresa tra Scilla e Bagnara, e sfociano verso il mare, il People Mover progettato per la città di Bologna è un sistema di trasporto di tipo innovativo dal punto di vista tecnologico, nella regolazione della circolazione nonché nelle caratteristiche architettoniche, poi il primo grattacielo al mondo ad integrare turbine eoliche nel proprio design è il Bahrain World Trade Center, negli Emirati Arabi o ancora il modulo ad albero eolico Power flower ad Amsterdam.
“Il profilo di una città diversa è in/formazione, gli organi che la costituiranno nascono dall’evoluzione delle tecnologie applicate all’architettura, dalle teorie derivate da una storia ricca di spunti ancora tutti da verificare e rivalutare come spazi tenuti chiusi, da riattivare.” (10)
Luoghi, dunque, caratterizzanti, conformi a nuove destinazioni d’uso, per inattese esaltanti potenzialità che solo il tempo ha lasciato scoprire d’altronde conoscevamo quanto già scritto da Kubler, “La nostra capacità di accettare nuove conoscenze è strettamente limitata dalle condizioni di conoscenza esistente […] Più sappiamo e più siamo capaci di accettare nuove conoscenze […]. Per lunghi periodi intermedi una sequenza formale (spazio architettonico) può apparire inattiva, semplicemente perché non esistono ancora le condizioni tecniche per il suo risveglio. […] In qualsiasi momento, l’originalità, è limitata entro questi stretti confini, cosicchè nessuna invenzione oltrepassa il potenziale della propria epoca. Può accadere che, un’invenzione (intuizione) sembri toccare il limite massimo delle possibilità, ma se oltrepassa quella zona di penombra essa è destinata a restare un giocattolo curioso o a scomparire nel mondo dei sogni” (corsivo mio). (11)
Sarà compito della critica architettonica, sollecitare le nuove potenzialità concettuali, per una maggiore forza espressiva conquistata e per arricchire il tavolo da laboratorio della ricerca architettonica, di sofisticati strumenti sempre più capaci di tradurre la colta sensibilità, supportata dalla tecnologia, in preziosissima ‘qualità di vita’, per l’uomo contemporaneo.
“Non sappiamo se il futuro dell’architettura muoverà la sua attenzione verso “installazioni” organiche ….o ibriderà i sostegni delle reti viarie (piloni dei viadotti e dei ponti) riconvertendoli in supporti per pannelli fotovoltaici….” Gli stessi piloni dei viadotti assolveranno ad altre funzioni. La direttiva rimane quella di proiettare possibilità inesplorate su funzioni d’uso riconvertite dal tempo e chiamate ad altri scopi … sfruttare le lunghe arterie di comunicazione per ricavarne la colonna vertebrale, per esempio, di una struttura fotovoltaica o a pannelli solari o ancora eolica per produrre energia, …. per esempio sfruttando i tracciati autostradali, di linee fotovoltaiche (e non più campi), o i viadotti o le sopraelevate o i ponti, ……(per esempio i pannelli fotovoltaici addossati ai piloni dei viadotti o compattati come le barriere antirumore delle autostrade, oppure pale eoliche applicate tra le campate dei piloni dei viadotti o dei ponti …..”. Tratto da alcuni scritti del gennaio 2005 – maggio 2007.
Dopo aver letto il brano, oggi, in pieno 2011 osservate per esempio i risultati del concorso sul ”PARCO SOLARE SUD/SOUTH SOLAR PARK” visibili al link:
http://www.newitalianblood.com/solarparksouth/
Note e riferimenti alle immagini:
(1) Paolo MARZANO – Come “Ibridazioni” volevano dimostrare. L’Architettura … in quota! gennaio 2005
http://www.costruzioni.net/comeibridazionivoldimostrare.htm
(2) Paolo MARZANO – Ibridazioni III Capitolo – Sulle nuove fonti di energia alternative per la progettazione – marzo 2006
http://www.costruzioni.net/articoli/architetturazione/architetturazione.htm
http://www.edilweb.it/modules.php?name=News&file=article&sid=50
http://www.newitalianblood.com/showt.pl?id=1144&from=rss
http://www.costruzioni.net/comeibridazionivoldimostrare.htm
(3) Paolo Marzano – L’Architettur(a)zione del paesaggio contemporaneo – Richiami di Neue sachlichkeit (Nuova oggettività) dell’urbano a venire” – in “5 edifici ecocompatibili a Roma”, progettati dall’arch. Andrea Giunti – De Luca editori d’arte – maggio 2007
(4) Mllepiani Urban n.3, Critica della ragione urbana, collana eterotopia dell’Associazione Culturale Eterotorpia, Milano 2011
(5) Jorge Luis BORGES, L’Aleph, Feltrinelli, Milano marzo 2005
(6) Walter BENJAMIN, Il carattere distruttivo – L’orrore del quotidiano, in Millepiani Mimesis n.4, Associazione Culturale Mimesis, Milano 2005.
(7) Paolo MARZANO, Sublimi transitorietà – ricognizione riflessiva di alter-azioni ancora percepibili dei corpi architettonici, in Architettare.it e in anche in Millepiani URBAN – architettura urbanesimo estetica
http://www.alessandrogagliardi.it/urban/
(8) Paolo MARZANO, Ecologia urbanica – genesi dell’uomo sensore, in Architettare.it, anche in Millepiani URBAN – architettura urbanesimo estetica
(9) Paolo MARZANO, Porosità del pluriurbano – Alle soglie della città esterna, in Architettare anche in Millepiani URBAN – architettura urbanesimo estetica
e in Paolo Marzano, Le città e(s)terne, in Experience n.7/0, Edizioni Mattioli 1885 s.p.a., Fidenza, 2005.
(10) Paolo MARZANO, Memorie’ digitali … per l’architettura – Un approccio sperimentale a spazi urbani ritrovati, II Volume della rivista di Arte Architettura Design e Cultura “Kunstwollen – Architetture Salentine, Edizioni Esperidi aprile 2010
(11) George KUBLER, La forma del tempo – La storia dell’arte e delle cose, Einaudi Torino 1989
Immagini di riferimento e link di approfondimento:
- Ponte eolico sulla Salerno-Reggio Calabria
http://italianvalley.wired.it/news/ambiente/solar-wind-salerno-reggio-calabria.html
- Nastro di energia People Mover, Bologna
http://www.architettare.it/people-mover-bologna.html
- Grattacielo sostenibile. Il primo con turbine eoliche integrate
http://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/nel-mondo/grattacielo-sostenibile-turbine-eoliche-integrate-153.html
- Albero eolico “Power Flower”, Amsterdam
http://www.tentaculus.it/design/2011/03/power-flower-dal-paese-dei-mulini-a-vento/
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Un Patrimonio da conservare
Scritto da: Andrea il 10 November 2009 – 12:50Illustrare le norme per il recupero e la riqualificazione del patrimonio storico, architettonico in terra cruda è l’obiettivo delle quattro giornate di studio in programma dal 9 al 12 novembre prossimi, nei locali dell’ex mattatoio a Serrenti.
L’iniziativa è promossa dall’associazione nazionale Città della terra cruda e dalla Facoltà di Architettura dell’Università di Cagliari, ed è inserita nel cartellone delle manifestazioni organizzate dall’Unesco per la “Settimana di educazione allo sviluppo sostenibile – Città e Cittadinanza”.
Il preside della Facoltà di Architettura, ha sottolineato l’importanza di “preservare le abitazioni in terra cruda che rappresentano un patrimonio storico e culturale di prima importanza che purtroppo si va perdendo”.
“Durante il seminario – ha spiegato Walter Secci, segretario organizzativo dell’associazione Città della Terra Cruda alla quale aderiscono comuni sardi e dell’Abruzzo, Marche e Piemonte – illustreremo ad amministratori, tecnici, architetti, geometri e ingegneri il disciplinare per il recupero di fabbricati in terra cruda contenuto nel manuale stilato ad hoc dalla Facoltà di Architettura di Cagliari su indicazione della Regione. Chiederemo inoltre agli enti locali di adottare le prescrizioni contenute nel documento”.
L’iniziativa “Recupero e valorizzazione del patrimonio storico e architettonico terra cruda” si terrà nei locali dell’ex mattatoio, in via Nazionale 270.
Saranno presentati due manuali sul recupero curati dal dipartimento di Architettura, destinati alle amministrazioni pubbliche, ai tecnici, progettisti e imprese. In Sardegna sono oltre 200 gli insediamenti urbani rappresentati da piccolo raggruppamenti di edifici sotto i 10mila abitanti, concentrati nell’entroterra.
Tags: architettura, Cagliari, centri urbani, città e cittadinanza, facoltà di architettura, facoltà di architettura di cagliari, italia, patrimonio, recupero, Sardegna, sardi, serrenti, Terra Cruda, terracruda, unesco, università, università di cagliari
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