Archivio per la Categoria ‘sostenibilità’
Icon – DuPont e la sostenibilità
Scritto da: Valentino il 21 March 2012 – 17:46Consarcs Architects ha vinto il bando per la progettazione di iCon Innovation Centre a Daventry con una stimolante proposta per la realizzazione di un edificio che, oltre a incorporare i più elevati standard estetici e di design “human-friendly”, offra inoltre un elevato livello di sostenibilità.
DuPont™ Energain® http://www2.dupont.com/DuPont_Home/en_US/index.html, il pionieristico materiale a cambiamento di fase ideato da un leader mondiale nell’innovazione, ha contribuito al raggiungimento di tali obiettivi grazie all’aggiunta di una massa termica leggera e ad alte prestazioni.
L’edificio iCon –con una superficie di 4000 metri quadrati – è stato progettato per raggiungere il livello d’eccellenza BREEAM (BRE Environmental Assessment Method ovvero “metodologia di valutazione ambientale del BRE” che stabilisce lo standard di bioedilizia di più alta qualità in Inghilterra) e utilizza meno di 15 kg di biossido di carbonio al metro quadrato all’anno, dimostrando la possibilità di ottenere strutture a zero emissioni di anidride carbonica grazie a un design e tecniche costruttive ecosostenibili, e all’integrazione di tecnologie di energia rinnovabile.
Il complesso edilizio ha una struttura e una facciata interattiva realizzate con legno proveniente da risorse rinnovabili, mentre l’atrio è rivestito con uno strato di EFTE (Etilene Tetrafluoro Etilene). Nonostante l’utilizzo di metodi e materiali avanzati, la costruzione di edifici con strutture leggere può presentare il problema della bassa inerzia e di eccessivi aumenti di calore causati da una mancanza di massa termica.
Questo rende difficile un efficace controllo delle rapide variazioni di temperatura senza l’utilizzo di costosi sistemi di riscaldamento e raffrescamento, creando problemi sia per quanto riguarda il consumo di energia, sia riguardo al comfort abitativo, specialmente durante i periodi caldi. Di conseguenza, questo può avere un effetto negativo non solo sull’impatto ambientale dell’edificio ma anche sui costi di mantenimento, oltre che sul benessere e la produttività degli utenti. Per vincere questa sfida senza compromettere il design o i metodi costruttivi, Consarc ha adottato un’ingegnosa soluzione ideata da DuPont Building Innovations per aggiungere massa termica alle costruzioni leggere.
Per la sede di iCon sono stati utilizzati 475 metri quadrati di DuPont™ Energain®, installati in una serie di stanze ad altezza solaio. L’intento è stato quello di misurare l’efficacia di questo materiale paragonando i cambiamenti di temperatura con quelli di stanze analoghe sprovviste di DuPont™ Energain®. L’edificio iCon: Consarc ha vinto l’appalto milionario partecipando a una competizione internazionale organizzata da RIBA (Royal Institute of British Architects) nel 2008.

Il cuore del progetto è una sensazionale strada espositiva realizzata con una copertura in EFTE. “La Strada” è un open-space nel centro dell’edificio, di un’altezza pari a tre piani, che offre uno spazio espositivo per tutte le piccole aziende che vogliono mettere in mostra prodotti e soluzioni. Quest’area unisce gli uffici al centro espositivo e alle sale conferenze.
La facciata che dà su “La Strada”, permette potenzialmente l’esposizione di prodotti e soluzioni entro i confini degli uffici e ogni piano del complesso ha una sezione centrale in vetro che si affaccia verso l’esterno e verso l’area pubblica, che può essere utilizzata anche per l’esposizione.
A sud, si trova l’area Showcase, che ospita grandi spazi inclusi una reception, uno spazio per conferenze e riunioni e servizio catering. L’organizzazione degli interni riflette i processi intellettuali di iCon, rappresentando un complemento alle riflessioni innovative e fornendo un supporto all’attività imprenditoriale. L’edificio offre un gran numero di strutture sia per i professionisti che per il pubblico, tra cui: gli incubatori di impresa, situati nella parte Nord del sito e protetti dal rumore del traffico; una sala conferenze/auditorium da 300 posti che può essere affittata da gruppi musicali locali e per la realizzazione di eventi artistici; una caffetteria; sale riunioni e spazi di smistamento; spazio espositivo “La Strada”.
Consarc Architects è uno studio di design londinese, guidato da Liz Pickard e Tom Bell. Nel 2010, lo studio è stato selezionato come uno dei migliori emergenti in Europa nella categoria “40 under 40”. Nello stesso anno lo studio è stato finalista al concorso UK Young Architect of the Year. Consarc ha sviluppato una grande esperienza nella progettazione di luoghi di lavoro ambientalmente sostenibili, come il progetto della sede di iCon, a Daventry, e progetti di edilizia pubblica, alcuni dei quali hanno vinto premi. La gamma di progetti in cui sono attualmente impegnati gli architetti dello studio spazia da uffici aziendali a resort di lusso e hotels, fino alla ristrutturazione e progettazione di infrastrutture per stazioni. Consarc è parte di un consorzio multidisciplinare impegnato nella pianificazione su larga scala di una nuova città in Nord Africa e nelle proposte per la realizzazione di grattacieli residenziali e ad uso ufficio in Cina.
DuPont – DuPont (NYSE: DD) porta sul mercato globale dal 1802 conoscenze scientifiche e ingegneristiche di classe mondiale sotto forma di prodotti, materiali e servizi innovativi. L’azienda ritiene di potere, grazie alla collaborazione con clienti, governi, organizzazioni non governative e leader all’avanguardia, contribuire a trovare soluzioni alle più importanti sfide planetarie: la disponibilità di cibo sano e in quantità sufficiente per ogni essere umano, la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e la protezione della vita e dell’ambiente.
Per ulteriori informazioni su DuPont e il suo impegno per un’innovazione fondata sulla collaborazione, visitare il sito.
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Riciclar-te! Quando la creatività si oppone al culto ossessivo del nuovo.
Scritto da: Valentino il 7 February 2012 – 13:50L’Architettura dell’Immondizia
Non partono da un disegno, amano l’improvvisazione e si definiscono garbage architect (architetti dell’immondizia).
Gli architetti dei rifiuti sono Denis Oudendijk e Jan Körbes, due olandesi quarantenni.
Hanno cominciato a lavorare in studi diversi, ma si sono presto stancati di vedere l’architettura come un balletto prevedibile in cui dover bilanciare la creatività con i regolamenti e gli interessi economici. Così, l’inizio del lavoro insieme e la fondazione di Refunc: un laboratorio in cui creare strutture sperimentali e microarchitetture mobili basate su materiali di scarto.Il riuso è arte
«L’architettura dell’immondizia assume un significato profondo in un mondo in cui le materie prime stanno diventando sempre più esigue. È semplicemente razionale ridare una funzione ai materiali di scarto perché le loro qualità e il loro specifico valore non vadano perduti in processi di riciclaggio non sempre intelligenti».
I due insoliti artisti olandesi, infatti, trovano nei rifiuti di strada la fonte d’ispirazione per le loro opere d’arte.
Non si spreca niente. Tutto, ma a questo punto possiamo dire proprio tutto,può essere un’opera straordinaria!
I vecchi pneumatici diventano il rivestimento della maison gomme, una casa da giardino attraversata da lunghe finestre verticali per consentire di sfruttare a pieno l’illuminazione naturale. La struttura è stata realizzata con legno di scarto, vetro isolante, travi in acciaio riutilizzate.
Le scialuppe di salvataggio, utilizzate trent’anni fa in caso di evacuazione da piattaforme petrolifere, sono diventate le stanze galleggianti del capsule hotel. Ormeggiate in un canale dell’Aja, si spostano lungo i canali olandesi.

Anche se l’architettura del riuso è poco diffusa in Italia, ci sono esperimenti interessanti nell’arredo urbano e nell’arredamento d’interni. Come le panchine tirate su con legno di recupero da Manolo Benvenuti, coadiuvato dagli studenti dello Ied di Firenze, poi utilizzate durante un evento musicale. Sempre di Benvenuti, i divanetti in Pet, realizzati con sessanta bottiglie trasparenti avvolte dalla rete di plastica che viene usata come recinzione nei cantieri. Cosa fare, invece, della lavatrice ormai non funziona
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Oikos Colour City – L’impegno, l’ambiente, l’uomo!
Scritto da: Valentino il 6 February 2012 – 13:59Il progetto Oikos Colour City dello studio Arch’es and partners (architetti Simone Gabrielli, Gianluca Macchini, Caterina Michelini, Elisa Montalti e Simone Silvani) è il secondo classificato della settima edizione del Premio IQU – Innovazione e Qualità Urbana per la categoria Città e architettura – Nuovi utilizzi e progettazioni.
“Oikos: la città del colore sensibile” parte dalla volontà dell’azienda di fondare nel territorio un Centro Internazionale per la ricerca scientifica sul colore e sui materiali sostenibili in edilizia, un Polo per la terapia e il benessere della persona con approccio cromatico.
Il piano struttura il lotto di completamento dell’area produttiva con diverse funzioni, in una commistione di attività legate al lavoro e al tempo libero, alla professione e allo svago, all’imprenditoria privata e ai servizi legati alla collettività. L’intero progetto a scala territoriale si rivolge anche a turisti e visitatori della Costa Adriatica e potrebbe diventare strumento di marketing territoriale per lo stesso Comune in un’ottica di turismo durante l’intero arco dell’anno con un’ospitalità rivolta al benessere e alle terapie cromoterapiche a poca distanza dal mare, con benefici psico-fisici rafforzati da ampie aree verdi e dal corridoio fluviale.
Gli obiettivi principali del progetto sono un’attenta progettazione cromatica negli spazi interni e nello studio delle facciate esterne, unitamente a una mimetizzazione paesaggistica attraverso coperture verdi, fruibili e facilmente accessibili grazie a dislivelli leggeri. Tutto il piano cercherà di conciliare la sostenibilità architettonica, urbanistica e paesaggistica dell’intervento con un attento progetto cromatico che vada anche a studiare i reali effetti e benefici dei colori sulla salute e sullo stato d’animo dell’uomo.Lo scopo di Oikos è quello di ridurre i consumi energetici grazie a un raffrescamento naturale agevolato dalla forma degli edifici e dalla presenza di corti interne come camini per la ventilazione.
Le coperture verdi, oltre a produrre un gradevole effetto estetico, presentano benefici a livello biologico e psicologico avendo la capacità di depurare l’aria, diminuendo l’inquinamento termoregolando il microclima.Il protocollo di certificazione CasaClima Nature a cui lo studio si è affidato considera inoltre non solo gli aspetti legati ai consumi energetici delle costruzioni ma anche criteri di valutazione per tutti gli ambiti della sostenibilità: natura (aspetti ecologici), vita (aspetti socio-culturali) e trasparenza (aspetti economici), con attenzione all’intero ciclo di vita degli edifici e al contesto ambientale in cui questi si andranno ad insediare.
Oikos Colour City tradurrà concretamente un nuovo modo di pensare all’uomo e al mondo che rappresenta l’evoluzione dell’impegno nei confronti della società, dell’ambiente e dell’uomo, che Oikos porta avanti dal 1984.
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ECO ARCHITETTURA
Nasce Villa Welpeloo : Hybrid House
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Valentino il 31 January 2012 – 14:03di Valentino Cuzzeri
Nella parte orientale dei Paesi Bassi degli architetti pieni di risorse, 2012Architecten, maestri indiscussi del riciclaggio, del riutilizzo e il reinventare, hanno costruito Villa Welpeloo: un’abitazione a chilometro zero per una coppia di collezionisti d’arte.
E’ una casa ecologica quasi interamente fatta con scarti di provenienza locale, dai cartelloni ai vecchi ombrelli rotti. In una composizione moderna di volumi, la forma di questa casa olandese smentisce le sue origini e l’uso di materiale non ortodosso.
L’elemento interessante di questa costruzione è l’uso innovativo, per il mondo dell’edilizia, di Google Maps.
La casa è stata realizzata riutilizzando materiali di recupero e di scarto delle fabbriche e dei lotti di terreno abbandonati nelle vicinanze, per trovare queste risorse residuali sono state utilizzate le mappe di Google Earth.
Per 2012Architekte l’impiego di materiali secondari non ha motivazioni estetiche ma sottintende un esatto equilibrio ecologico. La realizzazione della facciata ha generato solo il 5 % delle emissioni di CO2 rispetto ad una struttura in materiali nuovi. Per la struttura in acciaio la percentuale sale al 12 %. E’ stata data importanza anche al successivo riutilizzo: la struttura in acciaio non è stata saldata ma solo avvitata.
Il loro approccio all’architettura, che sono soliti definire ricyclicity o anche superuse, ribalta il tradizionale procedimento, partendo da un approfondito studio dell’area circostante il sito, fino a un raggio massimo di 15 chilometri, per stabilire quali possano essere i materiali di recupero disponibili in modo da ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica per il trasporto ma anche per la produzione di componenti nuove ove queste non siano necessarie.
L’edificio si articola in una serie di volumi semplici che spiccano a Roombeek, un sobborgo di Enschede, in Olanda, proprio per la loro sobrietà e le linee chiare e per il loro netto contrasto con le abitazioni circostanti realizzate con la più tradizionale struttura a capanna.
Non si tratta di semplice recupero di porzioni di altri edifici; si tratta di utilizzare parti di altre strutture con una funzione in precedenza del tutto diversa che non sono più in grado di soddisfare i requisiti a loro richiesti ma che hanno ancora caratteristiche di qualità e resistenza tali da essere nuovamente impiegati.
Per le facciate, interamente realizzate in legno, sono stati utilizzati gli elementi centrali delle bobine per l’avvolgimento di cavi dismessi da una ditta produttrice di cavi: la loro modularità, le dimensioni standard e la loro alta qualità li ha resi elementi perfetti per lo scopo pur non essendo più adatti alla loro funzione originaria.
Considerate le particolari richieste dei committenti, amanti dell’arte, del collezionismo e organizzatori di piccole mostre private, i progettisti hanno dovuto studiare gli interni in funzione della luce e disporre gli spazi in modo da creare un ambiente adatto.
Per l’illuminazione, anch’essa studiata appositamente, l’abitazione sfrutta il più possibile l’illuminazione naturale; in aggiunta sono state progettate delle lampade realizzate a partire dalla struttura di ombrelli rotti raccolti nel quartiere.
Anche l’elevatore utilizzato in fase di cantiere è stato recuperato per diventare una parte della costruzione stessa, per rispondere alla richiesta dei proprietari di avere a disposizione un elevatore per trasportare i dipinti al piano superiore.
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Come l’Architettura Contemporanea salverà la Terra
Scritto da: Valentino il 16 January 2012 – 18:06Gaetano Pesce in Brasile per l’innovazione contemporanea
Fermamente convinto che “il mestiere dell’architetto o del designer sia estremamente e intimamente legato a quello che è il bisogno dell’innovazione, perché l’innovazione è un qualche cosa che inventa un qualcosa che è utile alla società“, tutta la carriera di Gaetano Pesce è caratterizzata da quella freschezza che sta nel design del Made in Italy.

Il design di Gaetano Pesce non è catalogabile e la sua carriera è un percorso che lui modifica continuamente.“Sono convinto che un’innovazione sia perpetrata attraverso tre mezzi: l’innovazione del linguaggio, l’innovazione tecnica e l’utilizzo di nuovi materiali.
La “performance” dello, storico architetto e designer veneziano apporta nel mondo dell’architettura contemporanea un nuovo linguaggio rappresentato dall’utilizzo di materiali tradizionali che veicolano l’incertezza della menzogna. Un creatore, secondo Pesce, deve dunque esprimersi coi materiali del suo tempo per essere sincero. Una tal pratica facilita l’innovazione, che resta molto limitata se si tratta di esprimersi con una materia che è stata nel passato il mezzo d’espressione di una moltitudine di creatori“, afferma Pesce.
La creatività di Gaetano Pesce ha trovato in Brasile molte meno restrizioni che in altri posti, così si trovano a Bahia tra le sue più interessanti realizzazioni nel campo dell’architettura contemporanea. Ha costruito la sua casa a Bahia e ne ha fatto il manifesto del suo modo di intendere il design realizzando una struttura a due piani che è rivestita in mattonelle di resina dalle tonalità cangianti, che luccicano alla luce come fossero un gioiello o le squame di un pesce: un materiale poco costoso che si modifica col tempo esposto al sole e all’acqua. Dei volumi parallelepipedi, più alti che larghi, sono collegati tra loro da passerelle.
In seguito alla ormai celebre collezione di poltrone Up diventate subito icone del design industriale italiano e internazionale, Gaetano Pesce si dedica un pò a se stesso, progettando la propria dimora Brasiliana e strizzando l’occhio verso una innovativa concezione architetturale.
Tags: architettura contemporanea, brasile, Gaetano Pesce, innovazione, poltrone
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Una casa al prezzo di un auto: Mima House
Scritto da: laura il 20 December 2011 – 18:03Mima House è un’abitazione prefabbricata di 36 metri quadri: il prototipo, costruito a Viana do Castelo, nel Portogallo settentrionale, ha il costo di un’auto.
La sfida dello studio Mima è quella di un’architettura moderna, versatile e accessibile. La Mima House è studiata intorno ai bisogni contemporanei: veloce da realizzare, flessibile, di qualità, ecosostenibile e poco costosa, senza rinunciare al design accogliente e ai dettagli curati.
Lo stile della casa è ispirato al Giappone, celebre per l’essenzialità delle forme e le pareti divisorie di carta di riso e legno. Gli elementi compositivi della Mima House sono leggeri e mobili, così da superare il carattere di fissità tipico delle abitazioni occidentali, a favore di un’abitazione estremamente modulare.
Nonostante si tratti di un prefabbricato, la casa è estremamente personalizzabile, seguendo le guide contenute nella griglia modulare, gli inquilini possono aggiungere e togliere le pareti mobili in una decina di modi differenti: in questo modo, in tempi estremamente rapidi e senza bisogno di operazioni di abbattimento, gli spazi possono mutare da aperti a chiusi e viceversa. Infine, grazie a un sistema di rotazione, i lati delle pareti interne ed esterne possono venire invertite.
La struttura dell’alloggio poggia su una griglia costituita da pannelli di legno quadrati di un metro e mezzo. Le ampie vetrate che compongo il perimetro della casa sono convertibili in qualsiasi momento in muri tramite l’inserimento di pannelli di compensato addizionali.
Chiunque fosse interessato può creare il proprio modello 3D sul sito Mima: www.mimahousing.pt
Tags: bioedilizia, casa prefabbricata, ecodesign
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Pannelli a base di letame di bovino riciclato
Scritto da: Simone il 1 December 2011 – 15:07
ECOR, una linea di pannelli a base biologica sviluppata da Nobel Environmental Technologies, consiste nell’unire cellulosa di provenienze diverse, compresi il cartone riciclato, giornali vecchi, stampe d’ufficio, paglia di frumento, canapa, iuta, rifiuti di legno e altri. La sua composizione può persino comprendere fibre ricavate dal letame bovino, recuperate dopo che le cisterne di digestione anaerobica ne estraggano il metano.
I risultanti panelli di costruzione sono leggeri ma resistenti. Disponibili in lastre piane, ondulate oppure a nido d’ape, possono essere utilizzati per la produzione di mobili, esposizioni, insegne e molti altri elementi architettonici.
Acqua, fibre riciclate, calore e pressione vengono uniti per creare prodotti senza formaldeide, sostanze chimiche, petrolio e additivi tossi. Bensì un’ampia gamma di finiture possano essere utilizzate – come vernici, impiallacciature e lamine – questi, sono selezionati a secondo dei principi della non-tossicità del materiale stesso.
Questo materiale nuovo e sostenibile si è aggiudicato una menzione d’onore nell’ambito della competizione per il materiale dell’anno 2010 di Material ConneXion.
Tags: architettura sostenibile, eco, materiali
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Una Montagna a Berlino
Scritto da: Simone il 27 November 2011 – 22:23Trovata pubblicitaria, idea utopistica, ipotesi concreta… definitela come volete ma la provocazione che Jakob Tigges ha formulato nel progetto denominato “The Berg” non sarebbe tanto assurda se venisse realizzata. Nata come una critica verso la decisione delSenato tedesco di riconvertire in quartieri residenziali l’area del celebre aeroporto berlinese di Tempelhof, chiuso il 30 ottobre 2008, la montagna voleva essere il simbolo utopico di
come un’immagine provocatoria potesse centrare l’obiettivo molto meglio di pagine e pagine di autorevoli critici. “Non volevo che la critica fosse a vuoto, per questo ho pensato a una montagna, perché è l’unica cosa che davvero manca a Berlino”, spiega Tigges in modo semplice, chiaro, diretto; sembra una lezione di marketing, ed infatti funziona!
Questa idea appare su quotidiani e riviste, la gente ne discute su internet e l’opinione pubblica fa pressioni affinché la sua realizzazione sia presa seriamente in considerazione. Lui giustifica questo interesse con una “necessità di utopia” affermando che “c’è una sorta di nostalgia per questo tipo di cose”. Probabilmente ha ragione o forse la gente è semplicemente stufa di vivere all’ombra delle icone architettoniche che caratterizzano lo skyline metropolitano. Una volta le chiamavano grattacieli, oggi invece si usano termini quali “vertical village”, “vertical farm”, “vegetal tower”, “vertical forest”, dando un’immagine verde, nel senso letterale del termine, a questi edifici che hanno la pretesa di ergersi a nuovi modelli per un’architettura sostenibile. A costruire una “montagna” nella pianeggiante capitale danese ci ha già pensato un altro architetto visionario, Bjarke Ingels, con il suo Mountain Dwellings, e allora perché non realizzare una montagna vera e propria nel cuore di Berlino?
Mentre altre grandi e ricche città del mondo sfidano i limiti del possibile costruendo giganteschi alberghi dalle forme ricercate, innalzando torri alte fino al cielo o costruendo templi della cultura che sembrano fluttuare sull’acqua, Berlino si concede una montagna”, afferma Tigges nel suo manifesto, “una montagna che tuttavia Berlino non ha bisogno di costruire per possedere.
Tags: architettura sostenibile, Berlino
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Un College del valore di 66mila sterline
Scritto da: Simone il 23 November 2011 – 17:23Inaugurato il college del valore di 66mila sterline progettato da Broadway Malyan
ll nuovissimo campus del College Bournville di Birmingham, nel Regno Unito, rappresenta uno dei più emblematici esempi di archittettura sostenibile.
Il suo valore complessivo è di 66mila sterline.Progettato dallo studio di architettura globale, di urbanistica e di progettazione pratica Broadway Malyan, e realizzato dall’appaltatore nazionale Shepherd Construction per il costruttore San Modwen, il Campus è stato inaugurato in occasione di un evento al quale hanno partecipato alti funzionari, delegati del governo loocale e oltre 500 ospiti VIP.L’ex membro del gabinetto del governo britannico David Miliband ha visitato la nuova costruzione di 250.000 m² e i 4,2 ettari di campus, che ha una capacità di 15.000 studenti e che unificherà i tre campus esistenti del College. Egli ha descritto il College come fonte di ispirazione per i giovani delle Midlands e ha affermato: “Fa un effetto WOW (lett.) ed è un vero e proprio tempio del sapere e una fonte di speranza per Longbridge e per l’area di Birmingham nel suo complesso”Il direttore di Broadway Malyan Aidan Ridyard ha dichiarato: “I nostri esperti del settore istruzione hanno consegnato un impianto di formazione all’avanguardia che fornirà agli studenti e al personale uno degli ambienti di cultura più contemporanei d’Europa, in stretta collaborazione con le parti interessate, compreso il College e Birmingham City Council.”Cosi come uno degli ultimi grandi progetti finanziati del Learning and Skills Council, il College è stato pensato come un edificio che sa imporsi al fine di ridefinire l’immagine del College stesso, massimizzare il potenziale del luogo come punto di riferimento e, come prima parte di un piano più generale, far si che il campus sia un grande catalizzatore nella riqualificazione e rigenerazione della più vasta area di Longbridge”L’edificio, costruito secondo i principi di architettura sostenibile, si snoda attorno ad un spettacolare colonna centrale lineare che ospita le aule. La colonna è collegata a ‘The Street’, che fungerà da centro sociale principale del Collegio, e fornisce un collegamento con i blocchi attorno al perimetro che sarà occupato da aree di studio professionale. Quest’ultimo comprende delle zone a vetrate che si affacciano su ‘The Street’, per fornire un’ “esposizione effettiva” ai passanti.Nel frattempo, un centro di apprendimento e svago, che alla fine si troverà di fronte alla nuova piazza della città come parte del piano generale del luogo, è stato progettato per presentare un’immagine forte e accogliente, con una facciata completamente a vetrata avvolta da 34 travi in legno lamellare enorme.Norman Cave, Preside del College Bournville ha aggiunto: “Questo è un progetto che è costato sei anni di realizzazione, dal concepimento fino al completamento. Abbiamo atteso con ansia questo momento storico e siamo lieti di iniziare un nuovo capitolo nella storia del Bournville College”.
Tags: architettura sostenibile, studenti, università
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Concorso: progettazione di un Ostello Ecologico
Scritto da: Simone il 14 November 2011 – 11:50Il concorso TIKAL 2011 Ecological Hostel invita architetti di tutto il mondo a fornire delle proposte per un nuovo prototipo d’alloggio che mette l’accento sull’esperienza del paesaggio e dell’ambiente circostante piuttosto che sul livello di comfort che offre.
In questo caso, l’alloggio si situa vicino al sito archeologico di Tikal nel dipartimento di Petén in Guatemala.
Attraverso l’esplorazione di questo nuovo concetto d’alloggio, la competizione spera di offrire ai turisti un posto pulito, sicuro ed economico per il loro soggiorno con un impatto ecologico pari a zero nonostante la frequente rotazione dei visitatori. La struttura dovrebbe generare la propria energia da fonti pulite, e richiedere una manutenzione limitata. I sanitari dovrebbero essere comuni, e prevedere una classificazione dei rifiuti in base alla loro biodegradabilità.
La competizione è aperta a tutti gli architetti del mondo, gruppi pluridisciplinari fino a sei membri e guidati da un architetto, e persino studenti sotto la direzione di un architetto con più esperienza. Tutte le proposte dovranno essere consegnate entro il 5 dicembre, 2011 e i vincitori saranno annunciati il 19 dicembre, 2011.
Per ulteriori informazioni, vistare il sito del concorso.
Tags: architettura sostenibile, concorso
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