Sedersi su un prato…ora si può!

Scritto da: Vanessa il 6 September 2011 – 09:43

Origlia

PancaPrato disegnata da , un’idea nuova per il rinnovamento degli spazi e non solo.

 

Oggi non manca nulla, viviamo in un’epoca dove ogni nostro pensiero e desiderio viene praticamente esaudito. Pensate allora per un’azienda che deve produrre degli articoli di arredamento, mobili o complementi, quante e quali difficoltà incontra nella ricerca di un nuovo “nella speranza poi che non ti venga subito copiato”.

Il giovane designer Marco Napoli probabilmente quando ha pensato questo progetto sicuramente si sarà trovato proprio in questo imbarazzo. Nell’universo delle sedute da outdoor o indoor ne abbiamo viste di tutti i colori e forme.

È una seduta modulare componibile per esterno, disponibile in tre lunghezze: 45cm (1 posto), 100cm (2-3 posti) e 150cm (3-4 posti), in altezza 45cm.

La portante è in profilo di acciaio (50x20mm spessore 1,5mm) verniciato con polveri epossidiche per uso esterno.

Le doghe di sostegno sono in laminato stratificato sp.12 mm. Il rivestimento è in erba sintetica bicolore con fili in polipropilene, resistente a trazione, calore solare ed agenti atmosferici.

è dotata di piedini di regolazione al suolo ed accessoriabile di kit di fissaggio a terra.

 

PANCA PRATO si distingue nella sua estrema semplicità formale proprio per questo rivestimento in erba sintetica che le dona quel tocco di originalità ed unicità legati ad un impiego outdoor e non solo, dove l’oggetto diventa parte integrante di un parco quasi a scomparire e non disturbare, nello stesso tempo messa ai bordi una piscina diventa elemento intrigante originale chic che da un tocco di colore e ti fa venir la voglia di sederti sopra. Panca Prato può suscitare anche queste emozioni.

 

Fonte: paginearredo

 

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Progetto per Giovani Architetti a New York

Scritto da: Silvia il 22 June 2011 – 17:06

Il vincitore del Programma Giovani è stato da poco svelato dal MoMA (Museum of Modern Art) di New York: Holding Pattern by Interboro Partner.

progetto architetti MOMA

Per la dodicesima edizione del programma annuale, gli architetti emergenti sono invitati a progettare un impianto di cortile dei Musei come accompagnamento del festival di musica popolare d’estate Warm-Up.

Come ogni anno, il budget del progetto è modesto, le esigenze sono semplici, e le idee sono a dir poco stupefacenti. Il vincitore di quest’anno è stato un progetto che andava oltre i requisiti del programma e i confini del Museo.

Holding Pattern dà un nuovo significato al concetto di riciclaggio. Il progetto è il risultato di un dialogo continuo tra il MoMA ei suoi vicini. Designer Tobias Armborst, Daniele D’Oca, e Georgeen Theodore hanno chiesto alle organizzazioni della comunità vicina se ci fossero cose di cui avevano bisogno, che potrebbero essere incorporati nel del cortile. Questo processo ha portato un inventario di 79 oggetti eclettici e 84 alberi tra cui panchine, specchi, tavoli da ping pong, e tutti i riflettori disposti sotto un baldacchino molto elegante. Il risultato è la creazione di un ambiente interattivo nel cortile del MoMA.

 

Gli specchi del progetto saranno donate alla Scuola di City of Ballet, la sedia bagnino andrà ai club locali, e una collezione di panchine, piscine, tavoli scacchi e querce faranno il loro modo andranno a finire in un centro cittadino per anziani tra altre organizzazioni.  In breve, la Holding Pattern è un progetto sociale in sintonia con la missione del MoMA di premiate focalizzati su un impegno sociale, come evidenziato in recenti come cambiare la scala Piccolo Grande e Pro Bono .
Dal 19 giugno al 19 settembre 2011.

 

 

 

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Il progetto Ercole su Domus

Scritto da: Silvia il 12 May 2011 – 17:28

Collegare l’Africa all’Europa? È l’obiettivo del Ercole, concorso di lanciato da Domus con il numero di Maggio. Con quali idee? Con quelle che verranno presentate entro l’8 giugno in formato cartolina.

La forma progettuale potrà spaziare fra diverse : un ponte, un tunnel, un parco, una metropolitana, un monumento o un tempio.
Tutti gli interessati possono partecipare al progetto secondo le modalità previste.

Per l’occasione il numero di Maggio di Domus ha dedicato la copertina all’opera in progress di Francis Alÿs Don’t cross the bridge before you get to the river, che riprende una fila di bambini che si spostano dall’Africa all’Europa ed un’altra che va dalla Spagna al Marocco. Queste due linee poi si incontrano all’orizzonte.

 

Progetto Ercole su Domus

 

“L’idea di unire fisicamente il continente europeo e quello africano attraverso lo Stretto di Gibilterra non è nuova e, per quasi un secolo, l’impegno nel progetto ha ondeggiato come un cencio esposto al vento burrascoso della politica europea” – scrive nel suo editoriale il direttore di Domus Joseph Grima – “Tuttavia, in seguito ai tumultuosi eventi degli ultimi mesi, i problemi del continente africano si sono riversati, anche fisicamente, nella coscienza europea. Se la situazione è così critica che nemmeno il mare rappresenta un ostacolo, – prosegue Grima – non è forse questo il momento di abbandonare del tutto il concetto di euro-fortificazione per costruire un ponte?”.

Le opere da inviare rigorosamente in formato cartolina non imbustata saranno valutate dalla redazione e dai filosofi Lieven De Cauter e Dieter Lesage, autori del carteggio pubblicato nel 2002 “The Myth of the Bridge” – inedito in Italia –  e riproposto in parte da Domus in questo numero.

Le opere migliori del progetto Ercole saranno esposte alla Gopher Hole di Londra nel mese di luglio e pubblicate nel numero di Luglio – Agosto e sul sito www.domusweb.it.

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Tecnologia geotermica in casa

Scritto da: Silvia il 25 March 2011 – 12:30

Le prime costruzioni residenziali dotate di tecnologia geotermica si trovano nella Greater Toronto Area, in Ontario.
Stiamo parlando del Ironstone Condominiums di Davies Smith Developments che ha portato benefici ambientali nella costruzione di complessi residenziali.

Ironstone si trova nei quartieri residenziali di Burlington e ha l’obiettivo di coniugare ambientali e sofisticate strutture residenziali.
I condomini in questione saranno dotati di loft e suite e di uno spazio in terrazza super attrezzato per momenti di pieno relax.

Per riscaldare e raffreddare il complesso residenziale, si utilizza un naturale sistema energetico con tecnologia geotermica. Questo sistema, eliminando il processo di riscaldamento di gas naturali, elimina anche il problema del rilascio di emissioni nocive e inquinanti nell’aria. Non solo: con il progetto Ironstone Condominiums si utilizza meno e si riduce il costo mensile energetico per i residenti di almeno il 10%.

Ma in cosa consiste materialmente un sistema geotermico? Si tratta di una rete di tubi posti a 15 metri di profondità sotto il terreno, lì dove la temperatura resta costante a 10°C per tutto l’anno.

Ovviamente, ogni suite ha un sistema di riscaldamento geotermico autonomo per avere un controllo climatico totalmente personalizzato.

Un altro passo verso l’edilizia verde.

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TEGOLE FOTOVOLTAICHE

Scritto da: Andrea il 10 November 2009 – 12:49

Dai pannelli alle fotovoltaiche. Un nuovo sistema messo a punto dalla società americana .

Un’interessante evoluzione, nella progettazione e nell’integrazione, per sviluppare una nuova soluzione di pannelli fotovoltaici che assumono la forma di piastrelle convenzionali.

Le non sono di certo una novità in ambito solare. Di esempi sul web ce ne sono tantissimi; dai progettisti che si sono limitati a sovrapporre i moduli fotovoltaici sulle tegole a quelli che hanno concentrato gli sforzi progettuali per un restyling studiato ad-hoc per incorporare, nella tegola stessa, i moduli fotovoltaici.

e sforzi utilissimi per il recupero e l’utilizzo dell’energia pulita del sole e, soprattutto, per un’integrazione sempre più interessante di pannelli fotovoltaici nelle zone antropizzate.

Gli sforzi non si limitano solo a rendere visivamente più armonica l’integrazione dei pannelli fotovoltaici/solari ma soprattutto all’utilizzo in larga scala di sistemi fotovoltaici anche per gli a rilevanza storica. Sono edifici che nascono in contesti architettonici ad altissimo valore storico e che, proprio per questo, non possono deturpare lo scenario artistico nel quale sono incastonati

Per questi casi, e per chi semplicemente preferisce oggetti che più si mimetizzano col contesto, nascono prodotti come queste tegole fotovoltaiche. Le  esemplificano il nostro impegno per la senza compromettere l’estetica. Un sistema che riesce a coniugare perfettamente aspetti estetici, superficie utilizzabile e rendimento.

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FERRARI FACTORY STORE

Scritto da: Andrea il 8 September 2009 – 20:40

Factory di interamente sviluppato da Associati è situato esternamente al recinto dell’ di Scrivia. Per la prima volta nella storia dei Ferrari Stores è stato realizzato un edificio ex novo in cui ospitare il negozio. La gode di una posizione privilegiata, essendo una delle prime costruzioni dell’Outlet visibile dal parcheggio principale e dalle vie d’accesso e per questo è stata disegnata con un esterno che s’identifichi immediatamente come “luogo Ferrari”.

La costruzione, di circa 370 mq, è caratterizzata da una grande galleria vetrata scenografica, che richiama l’immagine e l’ambiente dei box di , proiettando i visitatori direttamente nel mondo Ferrari. Da un punto di vista tecnico, la galleria vetrata è realizzata in un modo altamente innovativo, un sistema di facciata curva priva di montanti e traversi, che permette una totale visibilità interno-esterno. I moduli vetrati curvi sono assemblati fra loro da un sistema d’ancoraggio frameless, ovvero del tutto privo di montanti di supporto, sostituiti da un sistema a “clips” puntuale ed ultraleggero che garantisce la percezione della continuità materica tra le lastre di vetro e conferisce leggerezza all’intero sistema.

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GGAF delinea tre progetti concettuali per Firenze

Scritto da: Andrea il 4 June 2009 – 09:20

, capoluogo toscano, è considerata uno dei luoghi più belli d’Europa. Per mantenerne intatta la ed il contesto storico si compiono numerosi sforzi, tuttavia nessuna città può rimanere statica. Cercando di indurre una riflessione critica sull’ della loro città, il Gruppo Giovani di Firenze, , ha delineato tre concettuali che coinvolgono tre dei luoghi più visitati.

La cattedrale di Firenze, costruzione iniziata nel 1296, è un gioiello gotico dalla facciata in marmo. La volta, fornita di un ampio spazio per i visitatori, è la più grande che sia mai stata costruita in mattoni. “Una risposta provocatoria e quasi terapeutica alla domanda su come si possa catapultare Firenze nel 21esimo secolo è proprio far sparire quella volta” afferma il GGAF, ” se per un anno o due vi applicassimo una pittura futuristica facendola scomparire, saremmo costretti a osservare come la cattedrale apparirebbe in qualche modo incompleta, così come la stessa Firenze. In questo modo, lo sconvolgimento psicologico si presenterebbe come una spinta in avanti e rimuoverebbe molte inibizioni”.

“La è un magnifico museo, uno dei più importanti del mondo” afferma il GGAF, “ma quasi lo si osserva in uno spazio che manca della capacità di rifletterne la fama”. La loro idea è di costruire un tetto nell’atrio che prolunghi la galleria oltre la grande piazza, creando uno spazio unico nel quale potersi stupire dell’interazione tra antico e moderno.

Infine, GGAF, prende ispirazione dal , un ponte medievale che attraversa il fiume Arno, dando risalto ad uno dei più importanti di Firenze, la Biblioteca Nazionale Centrale. “La Libreria Nazionale è un’eredità di inestimabile valore, sia per la sua completezza che per il valore dei documenti storici che custodisce” sostiene il gruppo “oggigiorno però è sull’orlo del collasso: deprivata di fondi, di spazio e di personale”. GGAF propone una nuova struttura che rifletta l’importanza di questa istituzione, attraversando il fiume come un ponte, creando un audace punto focale. “Vogliamo dare un nuovo spazio ed una nuova visibilità ad un’istituzione che dovrebbe essere uno dei pilastri dell’identità di Firenze, ma anche restaurare la dignità di questa città in modo che questa possa nuovamente affermarsi come un’eccellenza nel panorama culturale mondiale.

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Utopie d’oggi

Scritto da: Simone il 5 February 2009 – 12:12

di Alessandro Rocca

C’è un pubblico sempre più ecologista e tecnologico, ormai pronto per infrangere il tabù della casa fatta in fabbrica. E i nuovi concept dell’instant house riflettono sull’abitare nomade, sulla ospitalità, sugli naturali, sulla costruzione sostenibile. In Italia, la tradizione della casa in muratura è praticamente imbattibile e l’avvicinamento alla è più lento che nei Paesi anglosassoni, favoriti dalle e dalle abitudini legate alla costruzione in legno. Fino a ieri, la casa prefabbricata era intesa come un surrogato un po’ malinconico di una più salda costruzione tradizionale profondamente radicata nei luoghi, nei e nelle tradizioni locali. Per superare la resistenza culturale degli italiani, gli argomenti pratici non erano sufficienti: la casa prefabbricata è risparmiosa e veloce, non c’è il costo del progetto e gli elementi sono standardizzati, in genere il tempo di costruzione non supera i tre mesi e, una volta predisposte le fondamenta, si monta in pochi giorni. Talvolta, ma non sempre, dipende dalle diverse legislazioni regionali e persino comunali, ci sono anche vantaggi sotto l’aspetto della burocrazia, con concessioni e permessi semplificati rispetto alla costruzione tradizionale. Ma per fare breccia nel cuore oscuramente antimoderno degli italiani occorre quel mix di innovazione, brillantezza, lusso e buon design che può rigenerare la fisionomia di un prodotto tradizionalmente utilitario. Occorre perciò l’incontro tra il design e l’habitat, tra l’architettura contemporanea e l’industria delle componenti edilizie, condito da un’attenzione particolare ai fremiti e ai bisogni dei gruppi sociali più dinamici. Hangar Design Group, la factory creativa di Alberto Bovo e Sandro Manente, ha messo a punto un nuovo concetto alberghiero che unisce comfort ed eleganza nel nome della vacanza all’aria aperta, a contatto diretto con la natura e il paesaggio.

Il progetto si articola in tre modelli, , bianco volume mediterraneo per le località marine, Suite Home, veranda con dotazioni da suite, e , capanno di metallo e larice da 70 mila euro calibrato per il clima e per il paesaggio alpino. Costruita da HHD (Holiday Homes Design) nei due stabilimenti di Venezia e Salerno, ciascuna variante delle tre case è consegnata in novanta giorni e recapitata come un trasporto eccezionale, viaggiando sulle proprie ruote. Disegnate a Mantova da Benedini Associati e costruite a Merano con legname bavarese, le Benedini Houses uniscono eleganza modernista e antica sapienza tirolese. I modelli presentano case sobrie e leggere che rievocano i sofisticati e spregiudicati capanni che gli architetti newyorkesi costruivano, per artisti, ricchi imprenditori e borghesi bohèmien, ma anche per se stessi, sulle spiagge degli Hamptons, a Long Island. Strutture in abete o larice massiccio, pavimenti pareti e soffitti in legno sbiancato e cartongesso, ampie porte scorrevoli, interni minimali e volumetrie pure per una immagine americana arricchita da una cura del dettaglio decisamente made in Italy. Meno artigianale, più esplicitamente rivolta a una produzione da grandi numeri è l’iniziativa di Stratex, il gruppo industriale specializzato nel legno lamellare, che ha messo a punto un concept nato dalla collaborazione con l’architetto e designer milanese .

Stratex Living è un sistema componibile basato su moduli in legno che si possono declinare in un’ampia gamma di tipologie diverse, e il cliente può scegliere tra ironiche rivisitazioni della tipica casetta con il tetto a falde, astratte sovrapposizioni e incastri di volumi irregolari e misurati padiglioni rettangolari dalla facciata completamente vetrata. La sfida della prefabbricazione ha coinvolto anche Legnolandia con il progetto Legnoquadro dell’architetto . L’azienda friulana specializzata in playground e arredo urbano e da giardino applica il proprio know how industriale a un sistema di prefabbricazione che prevede elementi modulari di 41,52 e 104 metri quadri da installare e assemblare liberamente anche in fasi successive. Il legno, proveniente dai boschi a regime controllato della Carnia, è utilizzato in un numero relativamente ridotto di elementi per un design robusto e asciutto. La casa è un volume basso e compatto coi solidi portali strutturali, in legno massiccio, e le pareti segnate dalla trama orizzontale delle assi sovrapposte.

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Museo Porsche di Stoccarda

Scritto da: Simone il 3 February 2009 – 11:59

Un simbolo di velocità, agilità, di stile e di prestigio. La è la che ogni uomo, donna e bambino ha sognato di guidare, anche solo una volta. Ora, in casa Porsche nella città di Stoccarda, è un luogo dove tutti possono sognare liberamente, la cattedrale del Museo Porsche.

Aperto al dal 31 gennaio il museo, progettato da ditta austriaca Delugan Meissl Associati, offre drammaturgia da ogni prospettiva.

“il Nuova Museo Porsche rappresenta la nostra concezione di che è costantemente in movimento nel campo di interazione tra gli edifici e dei loro utenti”, spiega , co-fondatore di Delugan Meissl Architetti Associati.

L’esterno è allo stesso tempo accattivante e riflette adeguatamente la statura e la fiducia del marchio. Testuale alterazioni superficiali e livelli diversi e angoli offrono una complessità strutturale che riflettono la fabbricazione di una “macchina ben oliata”, mentre grandi vetrate consentono alla costruzione di brillare esteriormente invitando i passanti, inoltre attratti da una leggera pendenza verso la rampa di ingresso.

Una volta all’interno i visitatori vengono accolti da un ristorante e un caffè. È possibile visualizzare lo del prodotto sul luogo di nel “Classic-Workshop archivie” che circonda i due  livelli di spazio.

Vari livelli collegati da strade in pendenza tale che i visitatori possano portare loro stessi attraverso l’esperienza di più di 100 anni di automobilistico.

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Architettura Sostenibile per il Mar Morto.

Scritto da: Simone il 11 January 2009 – 12:52

No Man’s Land. L’ambizione per l’approvvigionamento di acqua di Phu Hoang con il che stimola nuove prospettive per reale sviluppo sostenibile

Nella regione del Mar Morto il controllo dell’acqua è continua fonte di attriti politici e rappresenta un serio problema ecologico che minaccia l’approvvigionamento di acqua potabile per gli abitanti della zona. Così l’ Phu Hoang ha cercato di affrontare e risolvere tali questioni con il suo nuovo e interessante progetto No Man’s Land, realizzando una serie di isole artificiali che risulterebbero delle attrazioni turistiche e punti di ricreazione, ma soprattutto un enorme sistema in grado di produrre rinnovabili e soprattutto acqua dolce.

Il progetto di Phu Hoang è stato proposto all’Architectural Association’s 2007 mostrando alla seria concorrenza l’approccio innovativo del progetto No Man’s Land alla risoluzione di questo problema complesso. Mostrando inoltre le possibili soluzioni multidisciplinari fondamentali oggi per realizzare un’ sostenibile di ampio respiro, No Man’s Land così affronta questioni d’ambito politico, umanitario e naturalmente ambientale connessi tutti con l’approvvigionamento di acqua potabile per la regione.

In particolare No Man’s Land creerebbe un arcipelago artificiale che utilizza svariate al fine di essere una fonte di acqua dolce estraendo l’acqua dall’aria umida appena sopra il mare e desalinizzandola. Il gradiente di salinità viene così risolto da questi enormi stagni e vasche di depurazione per le acque, filtrandole in vari processi e progettando il complesso in modo da integrare il complesso ad un’estetica e ad una funzione maggiormente olistica. Il progetto di No Man’s Land comprende l’approvvigionamento di fornendo un sistema sufficientemente autonomo per coprire il fabbisogno della struttura e ulteriori entrate. Il progetto No Man’s Land inoltre cerca di affrontare anche di poter spostare l’approvvigionamento di acqua nella regione, fornendo in tal modo nuove condizioni per un cambiamento politico. Resta infine da porsi una domanda, come possono degli partecipare a queste complesse dinamiche politiche e processi decisionali?

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