Archivio per la Categoria ‘italia’
Lounge Motocaffè
Scritto da: Valentino il 7 March 2012 – 13:35Protagonista di questo nuovo concept, creato per il lounge bar Motocaffè, è il mondo delle due ruote. L’ideatore del progetto è l’architetto Vincenzo Bafunno che, attraverso l’accurato studio degli spazi, ha voluto creare un nuovo format stilistico volto a valorizzare il lato emozionale del luogo.
Attorno alla passione per le due ruote ruota il format di Motocaffè, il primo locale in Italia recentemente inaugurato ad Andria, è una location concepita non come un semplice bar o come una concessionaria di motocicli, ma è un’efficace fusione tra il luogo di ristoro e la galleria espositiva dove le opere d’arte sono rappresentate dai motocicli tra i quali le moto di marca Aprilia, da sempre trampolino di lancio per i grandi protagonisti delle corse motociclistiche, e l’immancabile angolo dedicato alla storica Vespa, simbolo assoluto delle due ruote ‘made in Italy’.
Questa passione per il mondo delle due ruote nasce dal committente, che è anche il proprietario della concessionaria Aprilia di Andria, nel quale è affiorata la tentazione di creare un luogo reale dove la passione può essere evocata e vissuta a livello emozionale dai frequentatori del locale o da chi desidera organizzare eventi in questa suggestiva location.
Anche nel progetto gli interni e gli arredi evocano gli elementi per customizzare la propria moto, anche in essi si ritrovano la cura del dettaglio e il gusto per la raffinatezza stilistica; elementi disegnati per evocare la strada, il movimento e le componenti principali di una moto sottolineati da linee tese e superfici in acciaio e leghe leggere. Scelte progettuali che l’architetto Vincenzo Bafunno così illustra: “Nell’ampio spazio di circa 300 mq, strutturato in diverse zone: una zona ingresso- galleria che si affaccia su un’area espositiva, una zona caffetteria dotata di bancone bar con i relativi tavolini e una saletta luogo ideale per gli eventi, ho utilizzato un’architettura forte e dinamica con elementi non squadrati e inclinati per rappresentare il concetto del movimento. Mentre i colori e i materiali utilizzati intendono rappresentare il mondo della moto e riaffermare la loro origine: la carena è rappresentata dal rosso laccato lucido; il pneumatico dal nero opaco; il motore è evocato attraverso le superfici in lastre di alluminio mandorlato. Anche l’illuminazione a incasso, è stata scelta appositamente, in quanto ha la capacità di essere composta da elementi compatti e minimali poco invasivi ma fortemente caratterizzanti”.
A caratterizzare ulteriormente l’ambiente alle pareti sono state collocate delle stampe di fotografie, altra passione del progettista, che raffigurano i pezzi di una moto; un’interpretazione visiva molto piacevole creata dalla fusione tra i pistoni, i cilindri, le bielle, affondati in chicchi di caffè e successivamente fotografati.
Per comunicare l’immagine dell’allestimento del lounge bar è stato progettato anche il segno grafico: il logo ha ripreso i caratteri tipici delle marche dei motoveicoli e il richiamo visivo delle insegne e delle vetrine è dovuto alla rielaborazione della foto della sgommata di un vecchio pneumatico di una Vespa; elementi grafici che si ritrovano anche sulle tazzine personalizzate per suscitare emozioni agli appassionati motociclisti.
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Sei Architetti Maxxi, ciclo sulla Roma del futuro
Scritto da: Valentino il 1 March 2012 – 12:57Protagonisti Da sabato, Paolo Desideri, Franco Purini e Laura Thermes, Femia-Peluffo, Navarro Baldeweg, Pintore e Fuksas Opere Stazione Tiburtina, grattacielo Eurosky Tower, Agenzia spaziale italiana, Biblioteca Hertziana, Ponte della Scienza e «Nuvola»
La Nuova Stazione di Alta Velocita’ di Roma Tiburtina. Il grattacielo Eurosky Tower, la nuova sede dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il rinnovamento della Biblioteca Hertziana, il Ponte della Scienza e il Nuovo Centro Congressi Eur. Al Maxxi di Roma, da sabato al 26 maggio, sei grandi architetti raccontano al pubblico del museo lo skyline della Roma contemporanea: e’ ‘Roma Metropoli, il ciclo di racconti, a meta’ strada tra conferenze e interviste, per far conoscere l’architettura realizzata a Roma negli ultimi anni e scoprire come la Citta’ Eterna si rinnovi e risponda alle esigenze di una capitale che vuole proiettarsi anche verso il futuro.
Paolo Desideri, Alfonso Femia e Gianluca Peluffo, Maximiliano Pintore, Juan Navarro Baldeweg, Franco Purini e Laura Thermes, Massimiliano Fuksas racconteranno i progetti, le storie, i cantieri e i segreti di quelle opere destinate a mutare il volto della citta’, avvicinandola ad una metropoli contemporanea. Roma sta infatti attraversando un processo di trasformazione urbana, e i nuovi edifici progettati nella Capitale da alcuni tra i prestigiosi studi internazionali rappresentano il possibile inizio di un nuovo corso per l’architettura in Italia.
Al centro dei dibattiti proprio le nuove opere realizzate, progettate o in via di compimento a Roma: la nuova Stazione alta velocità Tiburtina, il grattacielo Eurosky Tower all’ Eur, la nuova sede dell’ Agenzia Spaziale Italiana, il rinnovamento della Biblioteca Hertziana, il Ponte della Scienza tra Ostiense e Garbatella e il Nuovo Centro Congressi Eur. Gli incontri rivolti al pubblico del museo sono stati pensati con una formula a metà strada tra conferenza e intervista, per far conoscere e scoprire in che modo Roma si stia rinnovando e se risponda o meno alle esigenze di una capitale che vorrebbe proiettarsi anche verso il futuro.
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Plastic Technologies Award 2012
Scritto da: Simone il 28 November 2011 – 21:25Deadline: 10 gennaio 2012
Montepremi totale: 9000 euro
Bando disponibile su: www.plastictechnologiesaward.it
La sfida è quella di progettare l’innovazione con un oggetto in plastica, il montepremi totale in palio è di 9000 euro (3000 euro al progetto migliore in assoluto e altri 6 premi da 1000 euro ciascuno come special prize manufacturing).
Il Concorso è organizzato da PROMAPLAST srl, organizzatore di PLAST 2012 e da POLI.design Consorzio del Politecnico di Milano che opera per valorizzare il Sistema Design del Politecnico e in particolare le strutture e i docenti dei migliori laboratori sperimentali d’Europa per il design, presenti all’interno del campus Bovisa a Milano. Il concorso è patrocinato da ADI Associazione Italiana per il Disegno Industriale e il bando è stato elaborato secondo le norme internazionali concordate con ICOGRADA, ICSID, IFI. I migliori progetti saranno esposti alla fiera Plast 2012, fra le più importanti manifestazioni al mondo per l’industria delle materie plastiche e della gomma e la più estesa in Europa nel 2012.
COME si partecipa? Ogni progettista (o gruppo di progettisti) sceglierà la categoria tecnologica in cui inserirsi e progetterà un concept di un prodotto all’interno di una delle categorie merceologiche. Entro il 10 gennaio dovrà inviare al massimo 4 tavole illustrative del suo progetto in formato digitale a submission@plastictechnologiesaward.it
La giuria valuterà sia il contenuto innovativo del progetto, sia il grado di rispondenza alle possibilità e ai vincoli legati alla tecnologia per individuare i finalisti (una rosa di 3 candidati vincitori del concorso + 2 candidati vincitori per ogni categoria di special prize manufacturing). Nella seconda fase i finalisti svilupperanno il loro concept sulla base delle indicazioni ricevute.
Il bando e la descrizione delle sei possibili tecnologie sono disponibili sul sito web del concorso all’indirizzo: www.plastictechnologiesaward.it
Per informazioni:
POLI.design, Consorzio del Politecnico di Milano
Tel. 0223997207
info@plastictechnologiesaward.it
www.plastictechnologiesaward.it
Tags: concorso, design, Milano
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Quel “Toro” rinchiuso nella… Parasta!
Scritto da: Simone il 9 November 2011 – 10:27Fig. 1 - Parte (sinistra) del secondo livello della facciata di S. Domenico a Nardò
Abbiamo seguito con particolare interesse, la probabile lenta ‘costruzione’ di quell’affascinante soluzione plastico-volumetrica che viene definita come la ‘colonna inglobata’. Il Riccardi l’adotta nei quattro sostegni del Sedile, nell’angolo al lato destro della facciata di S. Croce a Lecce ed è usata sulla facciata della cattedrale di Squinzano. Una possibile variante, dell’episodio plastico originalissimo può ritrovarsi, sapendolo leggere, nell’esterno dell’abside di Minervino. Lo stesso tamburo della cupola di S. Croce è trattato in questo modo, ma anche il tamburo della cupola di S. Maria delle Grazie a Campi Salentina, non ultima la gentile e raffinata soluzione dell’abside esterno della chiesa di a S. Nicola Vescovo, a Cursi (antica chiesa greca). Queste, dunque, sono le ‘eventuali’ possibili declinazioni della “colonna inglobata”. Le origini artigianali e le varianti tipologiche sono state contestualizzate e storicamente, inserite in quella che ho definito, come prassi concettualmente appartenente ad una “filologia antiquaria”, di cui la nostra terra si è dimostrata attenta e colta collezionista. Ritengo perciò possibile una lettura, non geometrica, ma ‘plateresca’ (termine tradotto – “alla maniera degli orafi”) della soluzione, proprio osservando uno dei grandi ovuli, in particolare l’attacco ‘plastico’ della colonna, al pilastro che la contiene. Infatti, solo una perfetta gestione della materia lapidea, unita ad una fervida e passionale creatività poteva forgiare una raffinata, organica, forse ‘carnale’, struttura di questo tipo). Naturale l’idea che, il ‘risvolto’ dell’angolo “a colonna inglobata”, della facciata di S.Croce, avrebbe suggerito funzionalmente, i quattro appoggi angolari, quasi delle ‘paraste binate ripiegate’ che formano un pilastro ‘trasparente’, del ‘ciborio’ in stile catalano/veneziano del Sedile in piazza S. Oronzo a Lecce.
Fig. 2 - A sinistra il particolare “geometrico” del tamburo della cupola di S. Croce a Lecce.
A destra il particolare, ritengo “palateresco – tradotto alla maniera degli orafi”, trattato come il particolare di un’armatura o l’articolazione di una scultura umana, della colonna inglobata posta in angolo, rispetto alla facciata.
A maggior ragione ritengo di notevole importanza anche lo studio del rapporto tra quadri programmatici ideologici ed i loro progetti iconografici, rispettosi degli ‘ordinamenti dati’ dalla Chiesa per i suoi templi. Era una questione ‘persuasiva/pervasiva’ che si muoveva tra il rispetto di un ‘ordine’ stabilito centralmente e l’adeguamento ‘modificabile’ a seconda delle circostanze locali da adattare alle tradizionali del posto. Da qui, la tendenza artistica, legata saldamente all’artigianalità delle opere, assimilate da tanti ‘modelli di viaggio’ e assorbiti dall’ottima manualità locale. Non dimentichiamo però che ci sono altri fattori, per nulla secondari, capaci di dinamizzare, se non reinventare o addirittura creare, ambiti di discussione e rinnovamento dei linguaggi espressivi artistici. Torno a ricordare che, ad esempio, Ambrogio Salvio, è vescovo, domenicano a Nardò, proprio a cavallo della Battaglia di Lepanto. Dal 1569 al 1577 la sua figura giganteggia nel Salento. Il personaggio è organizzatore a Otranto, del sinodo che cercherà di far recepire , nelle indie italiane, quelle regole conseguenti al complesso Concilio di Trento. Amico del Papa Pio V, il Salvio inizia la ‘limitazione’ del rito greco e, molto probabilmente, secondo i dettami dell’ordine monastico a cui apparteneva, “inglobandone” e ri-simbolizzandone significati, termini scultorei ed architettonici. Rinnova oltreché culturalmente anche urbanisticamente gli ambiti domenicani di Galatone, Muro Leccese e, a Nardò, compie una vera e propria importante innovazione nella diocesi. Prima di Nardò, il Salvio è a Roma durante il sacco (1527) e, per comprendere la grande passione e l’intellettuale caratura dell’uomo, preserva dal saccheggio, numerosi arredi sacri e oggetti preziosi della chiesa gotica domenicana della Minerva, partecipa all’Inquisizione di Como col Ghislieri, futuro Papa, poi è a Napoli come priore presso S. Pietro Martire dove si dedica a creare forme di arredo religioso.
Quindi, la presenza d’illustri personaggi alternatisi alla guida delle istituzioni civili o religiose, nella storia del Salento, hanno aggiunto proprie esperienze e passioni, nuovi sistemi e metodi di organizzazione a volte fondamentali per la completezza del paesaggio culturale e artistico della nostra zona. A tutto questo sommiamo, l’incessante passaggio, per queste terre, di flussi commerciali (ricordo che la Repubblica veneziana, ‘approdava’ comodamente nella maggior parte dei territori, dalle Fiandre al bacino del mediterraneo: Tunisi, Tripoli, Malta, Corfù, Alessandria, Cipro, e da Costantinopoli nel Mar Nero), quindi, la presenza di una forte comunità a Lecce, era fisiologica per la presenza di popoli e oggetti ‘nomadi’ che, nel tempo e grazie alle rotte commerciali, si spostavano per terra e per mare ed, a maggior ragione, dopo la battaglia di Lepanto (1571) uomini, mezzi, razze, merci, stoffe, cibi, spezie, armi, attrezzi, collegavano feudi e corti, che a loro volta attiravano artisti e costruttori, ma soprattutto la presenza dei vari ordini monastici e l’organizzazione dei diversi monasteri e chiese, polarizzavano una quantità considerevole di necessari arredi religiosi, quindi, cibori, tabernacoli, evangelari, reliquiari, cenotafi, retablos, piviali, pastorali e arredi sacri (altare, arca, pulpito, paliotto, candelieri, calici, leggii, colonne candelabre), oppure miniature per corali, polittici, cammei di avorio o alabastro, augustales. Tali ‘oggetti’ venivano costantemente, come un immenso catalogo, sottoposti, dagli artisti locali, ad una glittica fantasiosa e flessibile, sovente re-interpretata e ri-adeguata ai bisogni. Essa cristallizzava, l’operosità e l’uso della tecnica nel tempo, mutando continuamente l’oggetto d’arte. Ecco perché, per esempio, un tabernacolo poteva assolvere a modello per la facciata di un tempio (e viceversa). Ma soprattutto non possiamo sottovalutare lo spostamento della ‘trattatistica’. Documenti e manuali, infatti, con apparati teorici architettonici e descrizioni dettagliate di modelli già consolidati e culturalmente definiti, distribuivano idee e guidavano a nuovi significati. Processi costruttivi, schemi iconografici ben organizzati, includevano le possibili trasformazioni e le varianti da decidere in loco. E’ fondamentale ricordare ad esempio che per una parte della facciata di S. Croce a Lecce, in particolare, la sontuosa, spettacolare, scenografica, balconata, sostenuta dai telamoni, si sia fatto riferimento alla manualistica di Cesare Cesariano (in particolare, il suo testo nel 1521 con disegni e schemi) del porticus persica, esattamente applicando però la variante “E”, rispetto alle “M” o “N”, mentre la variante “F”, diventa modello di partizione con ‘cariatidi’, comune ai ‘cenotafi’ salentini. Questa indicazione, è da considerare fondante, per quel messaggio di eleganza scultorea, ma soprattutto a conferma dell’aggiornamento artistico e la colta competenza, sia dell’artista, sia dei suoi committenti. La cultura, la creatività e la tecnologia cantieristica del tempo, testimoniano l’alto livello dei ‘mastri costruttori’ e, ancor meglio, il progetto del messaggio che l’opera doveva comunicare secondo i committenti.
Procedendo dal particolare, al discorso generale d’altronde, non è forse un’interessante esercitazione intellettuale (certo non speculativa, ma didattica) quella d’immaginare l’episodio della “colonna inglobata”, come un prodotto architettonico/antiquario, magari riflettendo sulla domanda:
cosa succede quando i bastoncini che partono dall’imoscapo, non si fermano al terzo medio della colonna rudentata, ma raggiungono il sommoscapo colmando l’incavo longitudinale della scanalatura? Il particolare costruttivo che ne consegue, determina effettivamente un ‘episodio’ architettonico/antiquario, certamente ‘assonante’ alla cosiddetta “colonna inglobata” riccardesca, ma solo ‘assonate’, in quanto l’operosità ‘orafa’,poi, faceva il resto.
(Scanalatura – incavo operato in senso longitudinale sul fusto della colonna. Imoscapo - parte inferiore del fusto della colonna. Sommoscapo – parte superiore del fusto di una colonna. Bastoncino – elemento convesso di riempimento delle scanalature deriva dall’indicare le aste delle lance (ritengo però valida anche l’idea di fluidi che riempiono le scanalature degli altari ‘memori’ dei fluidi sacrificali per il cui fine, l’architettura dei templi, nasce). Colonna rudentata – con scanalature riempite fino a un terzo di altezza dalla base, da una modanatura a bastoncino.)
Tags: architettura italiana, curiosità, italia, lecce, storia
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Foscarini premia la creatività
Scritto da: Simone il 26 October 2011 – 18:08Ecco i vincitori del concorso
Creativi e appassionati di tutto il mondo hanno contribuito al successo del contest online
‘Do You Light? I Like the Light!’ inviando numerosissime foto e commenti
Un’invasione di “Lamps invaders” lampeggia dallo schermo di un videogioco d’antan mentre un’enorme bolla di sapone soffiata da una lampada Aplomb si libra nel cielo.
Sono alcune tra le più conosciute lampade delle collezioni Foscarini le protagoniste delle foto vincitrici di “Do You Light? I Like the Light!”, il contest online ideato da Foscarini per coinvolgere gli appassionati di design di tutto il mondo.
Tra i moltissimi partecipanti che hanno realizzato immagini ironiche e divertenti, poetiche e audaci utilizzando l’apposita applicazione iFoscarini per smartphone, i premiati sono Katerina Goreltseva, vincitrice assoluta, autrice della fotografia selezionata dalla giuria Foscarini, e Devis Boscaratto, il più votato dai visitatori del sito.
Il commento più apprezzato è uscito invece dalla tastiera di Tina Dempsey, che ha così commentato la foto del concorso che vedeva una gigantesca Soleil a dominare un paesaggio metropolitano: “This is the epitomy of Foscarini to me. It is art work, it is sculptural, and it is a classic. I love it!”
Per i vincitori in palio un soggiorno a Venezia per visitare la Biennale, di cui Foscarini è sponsor ufficiale per il quarto anno consecutivo e che quest’anno è dedicata al tema ILLUMInazioni – ILLUMInations, una lampada Foscarini ed una visita all’headquarter dell’azienda.
Tags: concorso, design, forniture
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Tavolo Teak di Alias Design e Alberto Meda
Scritto da: Simone il 18 October 2011 – 09:35Tavolo Teak realizzato da Alias Design in collaborazione con il designer Alberto Meda, vincitore del recente premio Compasso d’Oro ADI.
Alias
Leggerezza tecnologica, trasversalità, innovazione sono dal 1979 i valori chiave di Alias, storico marchio del design Made in Italy. Valori dai quali prende avvio il forte legame dell’azienda con designer affermati come Alberto Meda, Giandomenico Belotti, Riccardo Blumer, Paolo Rizzatto Mario Botta, Michele De Lucchi, Alfredo Häberli, Marco Acerbis, Jasper Morrison, James Irvine, Jakob Timpe, Philippe Starck con Eugeni Quitllet, PearsonLloyd, Pio Manzù. Collaborazioni coltivate nel tempo, attraverso le quali Alias ha saputo far emergere la peculiarità di ciascun progettista, in uno scambio continuo di stimoli e idee e con una costante apertura all’utilizzo inedito dei materiali e alla sperimentazione delle tecnologie.
In questi ultimi anni il marchio è stato protagonista di una svolta fondamentale. L’architetto Renato Staffaucher ha ripreso le redini dell’azienda con l’acquisizione della maggioranza. Si è trattato di un grande ritorno. Renato Staffaucher, in Alias da tutta una vita e amministratore delegato dal 1993, ha vissuto tappa dopo tappa l’affermarsi del brand sulla scena internazionale, contribuendo in prima persona alla sua evoluzione nell’arco degli ultimi trent’anni. Accanto a lui, vi sono altri azionisti fra cui alcuni, come il direttore marketing Andrea Sanguineti, appartengono al management di Alias. Riconquistare l’autonomia societaria ha significato per l’azienda anche preservare i legami con il territorio e con la propria identità, mantenendo le risorse umane e produttive nella nuova sede di Grumello del Monte vicino a Bergamo.
Ieri e oggi, il successo internazionale del marchio si fonda sul lavoro svolto nello sviluppo di ricerca creativa e qualità di prodotto, solida capacità produttiva e grande esperienza distributiva.
Attualmente l’azienda conta per la distribuzione su circa 1000 negozi in 50 diversi paesi nel mondo. Nel 2008 è stato inaugurato il primo fllagship store Alias a Milano , in corso Monforte 19, in una suggestiva struttura su due piani dove trovano spazio l’intera proposta dell’azienda e la sua ricerca progettuale.
Le collezioni Alias hanno grande visibilità internazionale in prestigiosi showroom che, strategicamente posizionati, rappresentano un importante riferimento per architetti e progettisti di tutto il mondo.
Tutti i progetti Alias, con la loro essenzialità dalla forte carica espressiva, rispondono alle diverse necessità degli spazi domestici, del contract e dell’outdoor. Una produzione in continua evoluzione, con la costante capacità di incontrare le reali richieste del vivere, lavorare e abitare contemporaneo.
Alberto Meda
Nato a Tremezzina (Como) nel 1945, una laurea in ingegneria meccanica conseguita al Politecnico di Milano nel 1969, Albero Meda a partire dal 1973 è direttore tecnico della Kartell. Dal 1979 intraprende il percorso di progettista libero professionista, collaborando con Brevetti Gaggia e per 4 anni con Alfa Romeo Auto. Attualmente vive e lavora a Milano e svolge la sua attività di industrial designer per diverse aziende fra cui Alias, Luceplan, Alessi e Vitra. Intensa l’attività di docente presso la Domus Academy, il Politecnico di Milano, lo Iuav e altri prestigiosi istituti in Europa, Giappone e USA. Numerose le mostre che lo vedono protagonista dal 1990 a oggi e numerosi i premi internazionali ricevuti, tra cui il “Compasso d’oro” nel 1989, nel 1994 e nel 2008 con le lampade LolaMetropoli, Mix di Luceplan, l’ “Hon Royal Designer for Industry” Londra RSA nel 2005 e nel 2007 l’INDEX:award con Solar Bottle.
Nel 1987 e nel 1989 progetta per Alias “Lightlight” e “Softlight”, due sedie storiche, esposte nella collezione permanente del MOMA di New York. Sono invece del 1994 le prime sedute Alias della linea Frame (Highframe, Bigframe, Longframe, Armframe), seguite nel 2003 da ‘Frametable’, tavolo pieghevole dalla grande leggerezza fisico-formale che dal 2004 viene prodotto anche nella nuova versione a struttura fissa. La collezione “Teak” comprende sedute, lettini e tavoli, fissi e pieghevoli, realizzate con doghe di legno su struttura in pressofusione di alluminio e viene progettata nel 2007.
Del 2011 è la seduta “Hydrochair”, un ibrido tecnologico caratterizzato da leggerezza e resistenza.
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Per il Lavoro, mettiamoci al Lavoro
Scritto da: Simone il 6 June 2011 – 13:03East Forum 2011 – Il Forum sul lavoro
La sesta edizione dell’East Forum si trasforma in un grande forum sul lavoro per discutere il tema: “Una Crescita Competitiva per una Migliore Occupazione. Politiche, soluzioni e strategie per promuovere lo sviluppo e l’impiego”.
East forum 2011 è organizzato da UniCredit, in collaborazione con la rivista East e l’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e per lo Sviluppo Economico, per la prima volta partner ufficiale dell’evento.
L’appuntamento è il 4 Luglio al Palazzo Barberini di Roma per tutti coloro che vogliono partecipare al dibattito sui nuovi temi che riguardano il lavoro e l’occupazione: flessibilità nel lavoro, mercati del lavoro in evoluzione, richiesta di nuove competenze professionali, politiche del lavoro efficaci, ruolo del settore privato e delle parti sociali.
Per l’occasione, illustri esponenti del settore privato, delle settore pubblico, del sistema educativo e formativo e delle parti sociali affronteranno il dibattito insieme ai cittadini per un dialogo aperto e costruttivo su uno dei temi più urgenti dei nostri giorni.
East forum 2011 diventa un’occasione per discutere politiche, strategie e soluzioni che possano trasformare la crisi in opportunità e per tornare a crescere.
Il forum sul lavoro terminerà in una serata dedicata alla musica e alla solidarietà, con il concerto di Fiorella Mannoia accompagnata dall’Orchestra Roma Sinfonietta nella splendida cornice delle Terme di Caracalla. L’incasso sarà devoluto in beneficienza a due progetti culturali creati per la formazione dei più giovani: il Progetto Axè e la Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma.
Per partecipare all’evento East Forum 2011 basta registrarsi sul sito www.eastforum.it.
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Umbria in festa con Festarch
Scritto da: Simone il 3 June 2011 – 10:33In Umbria riflettori puntati su Festarch. Da ieri e fino a domenica ha luogo il festival internazionale dell’architettura, giunto alla sua terza edizione ed organizzato tra Assisi e Perugia su ideazione di Stefano Boeri, architetto, ma soprattutto direttore del mensile Abitare. La manifestazione è stata inaugurata ieri mattina con l’intervento dei sindaci e degli assessori delle due città organizzatrici, oltre che da Boeri.
Tanti gli incontri in programma durante l’evento; in giornata sono previsti gli interventi dell’architetto indiano Matias Echanove, dell’architetto e designer Alessandro Mendini e Rianne Makking.Inoltre, Stefano Boeri sostiene la candidatura di Perugia ed Assisi come capitale europea della cultura nel 2019; l’architetto è stato soprattutto colpito dalla capacità e dalla caparbietà dei due giovani sindaci, che seppur politicamente opposti, sono in grado di lavorare insieme per il bene del capoluogo perugino.
Tags: architettura, festarch, Matias Echanove, perugia
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Progetto $300 House – Giovani Architetti Cercasi!
Scritto da: Simone il 19 May 2011 – 21:42Si chiama “$300 House” ed è il progetto lanciato per dare una casa ai poveri e opportunità di business per persone innovative…
Cercasi Architetti, designer, università e progettisti di tutto il mondo.
Lanciato il mese scorso “$300 House” è un progetto che mira a costruire una casa per i più poveri e a creare intorno ad essi un sistema economico.
Il progetto, nato l’anno scorso come una sorta di provocazione in un blog dell’Harvard Business Review finalizzata ad affrontare la problematica degli alloggi per i poveri, è diventato una vera e propria sfida ben strutturata che sta facendo il giro del mondo.
Entro il 26 maggio, designer, architetti, studenti, istituzioni e organizzazioni possono presentare i loro progetti attraverso il sito www.300house.com. La casa progettata dovrà essere costruita con un budget non superiore a 300 dollari. I progetti entreranno in un concorso che vede diversi premi per un valore complessivo di USD 25.000.
Ai vincitori, selezionati da una giuria di esperti e dalla comunità on-line, oltre che premi in denaro, sarà assicurato un workshop di due settimane per costruire prototipi reali della casa e rendere operativa una joint venture per la produzione e la promozione.
Gli ideatori di “$300 House” sperano che questa iniziativa incentivi persone innovative a concentrarsi su un vastissimo “non-mercato” che attende di essere creato. Ecco alcuni degli stimoli lanciati:
- Com’è possibile trasformare delle baraccopoli in abitazioni vivibili?
- Come si può sfruttare l’ingegneria di alto livello e le ottime capacità di progettazione per risolvere il problema delle abitazioni per i poveri?
- Quali lezioni di innovazione potrebbe dare un progetto del genere?
- Come possono i poveri acquistare una casa?
Ciò che si cerca è una semplice abitazione che garantisca ad una famiglia sicurezza dalle intemperie, permetta di dormire la notte e offrire dignità. Tutto questo con la cifra di 300 dollari.
Se si riesce a dare ai poveri la possibilità di vivere in sicurezza in un ecosistema inclusivo di servizi che includa acqua potabile, servizi igienico-sanitari, servizi di pianificazione familiare, educazione e microimpresa, forse possiamo iniziare a ridurre la malattia della povertà.
Con questo progetto si vuol aiutare la creazione di un tale sistema e si possono incentivare le imprese al business.
I paesi coinvolti nell’iniziativa sono al momento 3: Italia, Haiti, Indonesia.
Si sta anche pensando alla costruzione di qualifiche necessarie attraverso formazione ai membri della comunità per diventare parte di questo ecosistema.
Una volta messo in moto questo meccanismo gli organizzatori si dichiarano pronti a diffonderlo per aiutare tutti i paesi del mondo.
Oggi il progetto “$300 House” è promosso dal Centro di Ingersoll Rand per l’efficienza energetica e la sostenibilità.
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Nuova Metropolitana di Napoli al quarzo
Scritto da: Silvia il 31 March 2011 – 18:16La società digitale e artistica si affaccia sulla nuova metropolitana di Napoli: pavimenti e pareti sono coperti di opere di quarzo firmate Stone Italiana.
Per chi non la conoscesse, si tratta di un’azienda veronese specializzata nella lavorazione del quarzo ricomposto diventata leader del settore a livello mondiale.
La stessa azienda ha messo la sua firma anche nei lavori della metropolitana di Dubai, realizzata nel 2009.
Gli autori dei lavori del nuovo progetto di Napoli sono il designer anglo-canadese Karim Rashid, insieme a Sergio Cappelli e Alessandro Mendini, tutti noti architetti internazionali.
Il quarzo ricomposto è un materiale resistente all’usura ed esprime in questo caso la creatività multiculturale della realtà universitaria presente attorno alla metro Università – Linea 1.
Così la metropolitana di Napoli diventa un vero e proprio museo metropolitano in cui culture, arte e innovazione si fondono fra immagini e parole al quarzo.
Fra gli altri progetti in quarzo firmati Stone Italiana, ricordiamo: il Centro congressi di Roma e il padiglione realizzato con l’architetto Mario Occhiuto per l’Expo Shanghai 2010. Tra i clienti storici dell’azienda di Zimella (VR): i marchi Armani, Ferrari in Corea, Nike a New York, Louis Vuitton sugli Champs Elysées, Swatch in Place Vendôme e ancora Roberto Cavalli, Hugo Boss, Chloé, Lancôme, Stella McCartney, L’Oréal, Pucci, Montblanc, ST Microelectronics, Ibm e Microsoft, Sony, le Galeries Lafayette, il Centro finanziario di Taiwan.
Tags: architettura e design, architettura giovanile, architettura veronese
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