Archivio per la Categoria ‘grandi architetti’
Un Applicazione per Fuksas
Scritto da: Valentino il 9 February 2012 – 14:38Architettura Didattica sull’Ipad
L’architettura di Massimiliano Fuksas si svela in maniera inedita grazie all’app per iPad Fuksas, architetture e percorsi, disponibile sull’iTunes Store.
Un’opportunità imperdibile, per gli studenti, i professionisti del settore ma anche per i semplici appassionati, di esplorare con una profondità del tutto nuova l’opera di uno dei più grandi architetti del nostro secolo. A differenza dei libri e dei video-reportage, l’app consente di “toccare con mano” l’essenza di ogni progetto, analizzando in maniera interattiva ogni dettaglio, sia tecnico, che poetico.
Tra le 40 opere, scelte fra le più rappresentative dagli anni settanta ad oggi e illustrate attraverso una galleria di immagini con schede tecniche, sono approfonditi 4 edifici: il Centro Ricerche e Auditorium Nardini di Bassano del Grappa, il Peres Peace House di Tel Aviv, lo Zenith Music Hall di Strasburgo e infine l’Admirant Entrance Building di Eindhoven.
Seguendo 4 percorsi tematici – L’idea, Modello e progetto, Teamwork e Cantiere – l’utente si muove all’interno dei vari aspetti del progetto, dalla storia del cantiere e della committenza, alle varietà dei materiali e delle tecnologie utilizzate in fase di costruzione, e più in generale analizzando le tematiche che ricorrono nel lavoro di Massimiliano Fuksas.
Grazie all’opzione Elenchi è possibile anche riorganizzare i progetti secondo alcune categorie di ricerca, introducendo così un ulteriore livello di lettura personale.
La sintesi dei contenuti avviene grazie a un’interfaccia grafi ca e a una struttura di navigazione semplice ed essenziale. Un’app pioniera nel campo dell’architettura, curata e progettata da Carlotta Eco per Encyclomedia.
E’ rivolta a coloro i quali desiderano “toccare con mano” e vedere da vicino l’opera architettonica di Massimiliano Fuksas. Si tratta di uno strumento utile per studenti, architetti, ingegneri, ma anche professionisti del settore, semplici curiosi e appassionati di tecnologie digitali. “Fuksas, architetture e percorsi” contiene quaranta opere di Massimiliano Fuksas, scelte fra le più rappresentative, illustrate attraverso una galleria di foto che mostra il suo lavoro dagli anni settanta ad oggi. Ogni progetto è accompagnato da una scheda di crediti che elenca i dati principali: cronologia dei lavori, imprese, consulenti ecc..Fra questi edifici sono state scelte quattro architetture da approfondire: Il Centro Ricerche e Auditorium Nardini di Bassano del Grappa, il Peres Peace House di Tel Aviv, lo Zenith Music Hall di Strasburgo e, infine, l’Admirant Entrance Building di Eindhoven. Le quattro opere sono state descritte seguendo percorsi tematici differenti: L’idea, Modello e progetto, Team Work e Cantiere. Attraverso questi rapidi excursus l’utente si muove all’interno della varietà dei materiali, delle tecnologie e in generale dei temi che ricorrono nella poetica di Massimiliano Fuksas.
I contenutiL’app si apre con la mappa generale dei contenuti, una sorta di indice visivo che ne riassume i luoghi e la struttura. In alto si vede una banda orizzontale che corrisponde alla Galleria dei progetti, nella quale le foto delle architetture scorrono sullo schermo, accompagnate da titoli e date, come attraverso i finestrini di un treno.
Qui, seguendo un ordine cronologico, l’utente può compiere un viaggio attraverso la ricca e diversificata opera di Fuksas.Dalla sequenza orizzontale della banda partono i percorsi verticali dei Quattro progetti approfonditi. Per mezzo di copertine interattive, si accede, poi, a brevi schede descrittive che conducono il lettore attraverso le fasi di sviluppo di un progetto. A partire dall’ideazione sino al Cantiere , soffermandosi sull’evoluzione del modello e dei disegni tecnici elaborati dal Team Work.Nella prima sezione, l’idea, si riportano elementi e fatti legati alla committenza, al luogo e alla poetica del progettista. Si prosegue con Modello e progetto, sezione nella quale, attraverso le foto dei plastici realizzati si vede l’evoluzione del lavoro.In Team work, poi, alcuni disegni tecnici illustrano parte delle tematiche sviluppate dagli studi professionali e dai consulenti che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.Con le foto di Cantiere, infine, si descrivono le fasi più interessanti della costruzione degli edifici scelti.
Alla base della Mappa una serie di pulsanti, che ricorreranno all’interno delle schermate, permette all’utente di saltare liberamente da una sezione all’altra secondo una sequenza non lineare.Il tasto Elenchi apre su una pagina nella quale si possono riorganizzare e ordinare i progetti secondo alcune categorie di ricerca, introducendo così un ulteriore livello di lettura.Il tasto Indice, invece, permette di consultare l’intera applicazione a partire da un indice scritto, i cui titoli rimandano direttamente alle schermate delle immagini e delle schede.Dal punto di vista della progettazione, obbiettivo principale dell’app è trovare una forma di comunicazione immediata, chiara e veloce.La sintesi dei contenuti avviene grazie a un’interfaccia grafica e a una struttura di navigazione semplice ed essenziale, in grado di coniugare, in tempo reale, differenti livelli di lettura e di fruizione.
Buona Applicazione!
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INTESA SAN PAOLO SFIDA IL CIELO
Il Grattacielo più Innovativo Sfida la Mole Antonelliana
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Valentino il 8 February 2012 – 14:04Nell’agosto del 2013 ci sarà una città verticale di 166 metri, uno in meno della Mole Antonelliana. Ma la Mole è un edificio a punta, solo l’Uomo Ragno potrebbe arrivare fino in cima: «Noi invece avremo una terrazza – sorride un ingegnere della Jacobs, l’impresa che conduce i lavori – con una caffetteria e un ristorante. Il nostro sarà il più alto belvedere della città…».
Per un anno e mezzo tecnici e operai hanno lavorato sul progetto di Renzo Piano senza che all’esterno nessuno vedesse nulla. Hanno triturato il suolo con quella che chiamano «idrofresa», un mostro che mangia la terra e la risputa fuori come fango pregiato. Hanno inserito nel terreno armature di metallo alte quaranta metri, scavato in basso per quattro piani, costruito colonne provvisorie montato gigantesche solette.
Hanno creato sottoterra un enorme cubo di calcestruzzo: «Ci sono volute 87 ore consecutive di gettata – spiega Turini – e 1.280 betoniere, ma ce l’abbiamo fatta. È il secondo monolite del mondo, di più grande ce n’è soltanto uno negli Emirati».
“L’idea -spiega il celebre architetto Renzo Piano-e’ quella di realizzare una costruzione che abbia una valenza di pubblica utilita’. Per questo un terzo della torre e’ aperto a tutti: oltre agli uffici ci saranno infatti un auditorium multifunzionale, una scuola di formazione, una sala espositiva, un ristorante, una terrazza panoramica dalla quale chiudere Torino in un abbraccio che va dalle Alpi, al Po alla collina”. Secondo Renzo Piano, le citta’ possono essere “fertilizzate da costruzioni che si offrano come strumenti di quella che i latini chiamavano ‘civitas’. Grazie soprattutto agli scambi culturali che avvengono in luoghi di incontro nei quali si condividono valori e spariscono diversita’”.
Il gigante ha messo fuori la testa la primavera scorsa, quando sono arrivati quelli che qui chiamano «casseri rampanti» e la torre ha cominciato a crescere, spinta in alto dalle tecniche più avanzate a disposizione dell’edilizia. Poi hanno portato le sei mega-colonne, che ancora a pezzi sui Tir speciali sembravano lunghissime, e adesso piantate nel terreno sono quasi esili, con i loro 44 metri di acciaio riempito di calcestruzzo.
La torre strizza un occhio anche al risparmio energetico: “Una doppia pelle che ‘respira -spiega l’architetto- grazie a sofisticate lamelle, solai che, immagazzinando il fresco delle notti estive, lo restituiscono di giorno e fanno posticipare di ore l’utilizzo dei condizionatori”. Un progetto che non contrasta con la crisi: “E’ un segno di dinamismo -assicura Renzo Piano -un modo di guardare al domani senza esserne terrorizzati. D’altronde, il futuro e’ l’unico posto dove possiamo andare”.
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Quando la Neve Favorisce l’Architettura
Scritto da: Valentino il 2 February 2012 – 19:22Vincitore del concorso ad inviti per la stazione sciistica Koutalaki Ski Village di Levi, in Lapponia, il progetto firmato da Bjarke Ingels Group prevede la realizzazione di una nuova struttura ricettiva di respiro mondiale. Il futuro villaggio Koutalaki occuperà 47.000 mq ospitando alloggi e servizi di alta qualità per il tempo libero degli sciatori.
L’architettura viene, dunque, pensata come prolungamento ed estensione del paesaggio naturale, in grado di rispondere alle necessità degli sciatori e dei visitatori.
I blocchi contenenti gli alloggi si dipartono dalla piazza in direzione radiale: lo spazio aperto centrale accoglierà piste di pattinaggio, luoghi di ristoro e di svago per i turisti, mentre le coperture ondulate degli edifici consentiranno un agevole accesso al tetto, dal quale gli sciatori potranno scivolare al suolo in più direzioni.
L’integrazione tra spazi destinati a funzioni differenti, dal riparo al resort, alla stazione sciistica, concepirà un’architettura poliedrica che possa divenire un nuovo polo attrattivo finlandese.
L’ambizioso progetto del Bjarke Ingels Group propone un intervento che garantisca continuità al centro abitato di Levi e al territorio circostante: quattro volumi indipendenti e arcuati racchiudono una piazza centrale, riparata dai venti, ma destinata a diventare il centro propulsore del villaggio.
La lieve pendenza del sito sul quale sorgerà il resort, unita alle superfici ricurve dei quattro edifici, concorre nel presentare l’intero complesso come una grande pista da sci adagiata sulla cima della montagna.
Il futuro villaggio Koutalaki occuperà 47.000 mq ospitando alloggi e servizi di alta qualità per il tempo libero degli sciatori.
L’elevato grado di accessibilità alla struttura, prossima all’aeroporto di Kittilä, favorirà l’afflusso di visitatori europei e internazionali nel nuovo Ski Village.
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Come l’Architettura Contemporanea salverà la Terra
Scritto da: Valentino il 16 January 2012 – 18:06Gaetano Pesce in Brasile per l’innovazione contemporanea
Fermamente convinto che “il mestiere dell’architetto o del designer sia estremamente e intimamente legato a quello che è il bisogno dell’innovazione, perché l’innovazione è un qualche cosa che inventa un qualcosa che è utile alla società“, tutta la carriera di Gaetano Pesce è caratterizzata da quella freschezza che sta nel design del Made in Italy.

Il design di Gaetano Pesce non è catalogabile e la sua carriera è un percorso che lui modifica continuamente.“Sono convinto che un’innovazione sia perpetrata attraverso tre mezzi: l’innovazione del linguaggio, l’innovazione tecnica e l’utilizzo di nuovi materiali.
La “performance” dello, storico architetto e designer veneziano apporta nel mondo dell’architettura contemporanea un nuovo linguaggio rappresentato dall’utilizzo di materiali tradizionali che veicolano l’incertezza della menzogna. Un creatore, secondo Pesce, deve dunque esprimersi coi materiali del suo tempo per essere sincero. Una tal pratica facilita l’innovazione, che resta molto limitata se si tratta di esprimersi con una materia che è stata nel passato il mezzo d’espressione di una moltitudine di creatori“, afferma Pesce.
La creatività di Gaetano Pesce ha trovato in Brasile molte meno restrizioni che in altri posti, così si trovano a Bahia tra le sue più interessanti realizzazioni nel campo dell’architettura contemporanea. Ha costruito la sua casa a Bahia e ne ha fatto il manifesto del suo modo di intendere il design realizzando una struttura a due piani che è rivestita in mattonelle di resina dalle tonalità cangianti, che luccicano alla luce come fossero un gioiello o le squame di un pesce: un materiale poco costoso che si modifica col tempo esposto al sole e all’acqua. Dei volumi parallelepipedi, più alti che larghi, sono collegati tra loro da passerelle.
In seguito alla ormai celebre collezione di poltrone Up diventate subito icone del design industriale italiano e internazionale, Gaetano Pesce si dedica un pò a se stesso, progettando la propria dimora Brasiliana e strizzando l’occhio verso una innovativa concezione architetturale.
Tags: architettura contemporanea, brasile, Gaetano Pesce, innovazione, poltrone
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Una Montagna a Berlino
Scritto da: Simone il 27 November 2011 – 22:23Trovata pubblicitaria, idea utopistica, ipotesi concreta… definitela come volete ma la provocazione che Jakob Tigges ha formulato nel progetto denominato “The Berg” non sarebbe tanto assurda se venisse realizzata. Nata come una critica verso la decisione delSenato tedesco di riconvertire in quartieri residenziali l’area del celebre aeroporto berlinese di Tempelhof, chiuso il 30 ottobre 2008, la montagna voleva essere il simbolo utopico di
come un’immagine provocatoria potesse centrare l’obiettivo molto meglio di pagine e pagine di autorevoli critici. “Non volevo che la critica fosse a vuoto, per questo ho pensato a una montagna, perché è l’unica cosa che davvero manca a Berlino”, spiega Tigges in modo semplice, chiaro, diretto; sembra una lezione di marketing, ed infatti funziona!
Questa idea appare su quotidiani e riviste, la gente ne discute su internet e l’opinione pubblica fa pressioni affinché la sua realizzazione sia presa seriamente in considerazione. Lui giustifica questo interesse con una “necessità di utopia” affermando che “c’è una sorta di nostalgia per questo tipo di cose”. Probabilmente ha ragione o forse la gente è semplicemente stufa di vivere all’ombra delle icone architettoniche che caratterizzano lo skyline metropolitano. Una volta le chiamavano grattacieli, oggi invece si usano termini quali “vertical village”, “vertical farm”, “vegetal tower”, “vertical forest”, dando un’immagine verde, nel senso letterale del termine, a questi edifici che hanno la pretesa di ergersi a nuovi modelli per un’architettura sostenibile. A costruire una “montagna” nella pianeggiante capitale danese ci ha già pensato un altro architetto visionario, Bjarke Ingels, con il suo Mountain Dwellings, e allora perché non realizzare una montagna vera e propria nel cuore di Berlino?
Mentre altre grandi e ricche città del mondo sfidano i limiti del possibile costruendo giganteschi alberghi dalle forme ricercate, innalzando torri alte fino al cielo o costruendo templi della cultura che sembrano fluttuare sull’acqua, Berlino si concede una montagna”, afferma Tigges nel suo manifesto, “una montagna che tuttavia Berlino non ha bisogno di costruire per possedere.
Tags: architettura sostenibile, Berlino
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Metamorphosis
Scritto da: Simone il 10 November 2011 – 11:39di FOSCARINI
In scena a Berlino dal 26 al 29 ottobre in occasione di Qubique
Dall’elemento seriale alla scultura luminosa
Si è chiusa la prima edizione di Qubique – Next Generation Tradeshow, nuova fiera di design e arredamento del panorama internazionale che ha avuto luogo all’ Aereoporto di Tempelhof di Berlino dal 26 al 29 ottobre. Qubique ha puntato a distinguersi per la selezione degli espositori: protagonisti dell’evento grandi brand ma anche designer indipendenti, in una sede espositiva di forte impatto caratterizzata da spazi di grande respiro sottolineati dall’altezza degli hangar, proprio come quello dove Foscarini era presente con l’installazione site specific Metamorphosis.
Per definizione, una metamorfosi è una trasformazione. E il concetto del cambiamento è stato reinterpretato dalle lampade Foscarini – combinate, ripetute, ruotate – in scena all’hangar 6: grappoli di luce moltiplicati distribuiti nello spazio, a formare dei monumenti luminosi, in una sorprendente composizione a più dimensioni.
Dopo il successo di pubblico al Fuorisalone di Milano, Foscarini ha portato anche a Berlino una scenografia di grande teatralità, rivisitata sulla base delle suggestioni, delle atmosfere e delle particolari caratteristiche della location.
Protagoniste dell’installazione, le lampade Tress, Le Soleil, Gregg, Big Bang e Troag, accostate in cinque diverse sculture luminose. Ogni composizione ha raccontato ai visitatori la personalità e le caratteristiche dei diversi modelli, suggerendo la possibilità di sfruttare la personalità eclettica e le infinite potenzialità compositive della collezione creando soluzioni ad hoc per arredare spazi anche di grandi dimensioni.
Musica e luci hanno avvolto il pubblico in un’atmosfera magica che ripercorreva l’evoluzione della metamorfosi: dall’elemento seriale alla scultura luminosa. Un’esperienza imperdibile per vivere tutta l’emozione che le lampade Foscarini sanno trasmettere.
In una sala contigua all’installazione, Foscarini ha presentato le novità 2011 ed una selezione dei best seller della collezione.
METAMORPHOSIS @ Qubique
Concept: Vicente Garcia Jimenez
Music Design: Francesco Morosini
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via delle Industrie 27 – 30020 Marcon / Ve
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Tags: Berlino, foscarini
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Lumina
Scritto da: Simone il 10 November 2011 – 11:08La nuova balaustra design Iosa Ghini per Faraone
Presentata al MADE EXPO 2011
Massimo Iosa Ghini disegna per Faraone la balaustra Lumina, un connubio perfetto tra funzionalità ed estetica, dove la leggerezza e la tecnicità degli elementi danno vita ad un prodotto innovativo e versatile.
La struttura portante in alluminio si integra armonicamente con l’architettura circostante e Lumina diviene così un elemento di arredo che disegna gli spazi con la luce.
L’illuminazione LED è alla base del progetto, questa può essere personalizzata a seconda delle esigenze del cliente; da una luce fredda e glaciale può arrivare ad una tonalità calda ed accogliente.
La balaustra è disponibile anche nella versione non luminosa.
DETTAGLIO TECNICO
La balaustra è formata da due lastre di spessore 10 mm, larghezza massima di 1200 mm, in vetro extra-chiaro stratificato con pellicola PVB di sicurezza interposta.
Le lastre sono alloggiate all’interno di un profilo estruso di alluminio anodizzato e strette da una piattina che funge da blocco di resistenza alla spinta.
La luce LED è integrata all’interno del profilo. Quest’ultimo permette la dissipazione del calore naturalmente, senza aggiunta di ulteriori elementi.
Design: Massimo Iosa Ghini
Anno: 2011
Azienda: Faraone Srl
Tags: Expo, illuminazione, LED
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La Casa Viola di Antonino Cardillo
Scritto da: Silvia il 24 June 2011 – 15:07L’architetto Antonino Cardillo ha condiviso molti concetti complessi metaforici nel web nel corso degli ultimi anni, incorporando fasce spiccatamente simboliche di dialogo architettonico nelle sue proprietà scultoree. Queste sono le prime immagini esclusive dell’ultimo disegno di Cardillo: la Casa Viola nel paesaggio naturale di Pembrokeshire in Galles. Qui, l’architetto spiega l’ispirazione alla base di questa nuova residenza …
“Con il Medioevo, tra il 1130 e 1194, l’Inghilterra e in qualche misura il Galles e l’Irlanda hanno condiviso con la Sicilia un dominio normanno: i mercenari bizantini e i riconoscitori di cultura araba dopo aver catturato la Sicilia hanno introdotto una legame affascinante tra le coste del nord e del Mediterraneo. Facendo la storia britannica per la prima volta fin dall’epoca romana, hanno tolto ancora una volta le isole dall’isolamento. Introducendo il numero zero e molte innovazioni dal Medio-Oriente in Europa – non meno importante riportando antichi manoscritti greci e romani – hanno gettato le basi per la nascita di un’era moderna europea.
“Purple House rappresenta un viaggio inconscio e personale nell’eredità normanna: esplorando diversi elementi, seguendo percorsi empiricamente, rievocando le visioni remote, con l’obiettivo di trovare un comune senso perduto: quali sono stati gli scambi dimenticati tra Inghilterra, Galles, Irlanda e Sicilia?
“Circondate da enormi pareti intagliate e coordinate da una facciata interna simmetrica con cupole di cristallo agli angoli, le forme architettoniche indagano su ciò che ci unisce in questa storia. Compatta, complessa, oppressiva, espressionista, la cavità interna di questa scultura a grotta inala luce: una luce che gonfia le curve e le paratie, si coagula agli angoli e scivola via, tra gli interstizi. Essa illumina un’ampia volta adamantina, creando sfumature e dilatandola.
“Dall’alba al tramonto, la sua retroilluminazione cambia il senso dello spazio e la percezione delle forme: a mezzogiorno offusca le paratie in soggiorno. La luce perfora le aperture trapezoidali scolpite nelle pareti pesanti, vicino al soffitto e si tramuta in lame tagliate da un ingrandito brise-soleil. Al tramonto, tuttavia, la sala oscura. Le parti, ora oscurate, si contrappongono ai riflessi diffusi intorno e dentro la base scavata: sotto una grotta in fiamme, brilla sopra un braciere gigante verso il caveau. Nel corso della luce solare e di scuri scambi di ruolo, interpretando il dramma di un’architettura monolitica e frammentaria, fatta di pietra, cemento e viola.”
Tags: architettura contemporanea, architettura design
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OMA costruisce il nuovo campus universitario di Hong Kong
Scritto da: Simone il 19 May 2011 – 21:24Svelato il progetto per il nuovo campus del Chu Hai College of Higher Education di Hong Kong, progettato da OMA. Il campus sarà luogo privilegiato di incontro tra gli studenti dei diversi dipartimenti in un luogo caratterizzato da verde naturale, e offrirà una nuova identità al college. Il campus verrà inaugurato nel 2013.
Il partner-in-charge di OMA David Gianotten ha così commentato l’intervento:
Siamo entusiasti di questo progetto, unico, che fornirà a 4.000 studenti un ambiente nuovo per lo studio, confortevole e fonte di ispirazione. Siamo onorati di fare parte di questo nuovo campus per Hong Kong.
Il campus, con una superficie lorda di 28.000 m2, è costituito da due edifici paralleli orizzontali, di otto piani, che offrono spazi flessibili per aule, studi e uffici. I due blocchi sono collegati da servizi comuni quali una biblioteca, una caffetteria, una palestra e diverse aule. In alto, una zona ombreggiata di piattaforme e rampe agisce come sistema di circolazione tra le varie strutture educative e sociali.
La facciata strutturale aerata dà un’unità visiva al complesso del campus, oltre a consentire internamente viste sulla distribuzione funzionale degli edifici e, verso l’esterno, viste sul Castle Peak Bay, sul mare e sulle colline circostanti. Le lastre sono orientate per massimizzare la ventilazione naturale, riducendo le richieste di aria condizionata e contribuendo a un design efficiente e sostenibile.
OMA , insieme a Leigh Architects & Orange, ha vinto il concorso per questo nuovo campus di Hong Kong già nel gennaio 2010, e ora sono in partenza i lavori esecutivi per la realizzazione degli edifici. Attualmente, gli uffici di OMA a Hong Kong stanno seguendo, tra gli altri progetti, la nuova sede CCTV a Pechino, la Shenzhen Stock Exchange – il cui completamento è previsto per il 2012 – e il rivoluzionario Taipei Performing Arts Centre pronto per l’inaugurazione nel gennaio 2012.
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La torre più alta del mondo?
Scritto da: Silvia il 15 April 2011 – 17:49Sappiamo che attualmente la torre più alta del mondo si chiama Burj Khalifa, si trova a Dubai ed è stata progettata dallo studio Skidmore Owings and Merrill.
Ultimamente si vociferava sul web che una nuova torre stava per conquistare il primato. La Saudi Tower in questione doveva essere stata progettata dagli architetti Adrian Smith e Gordon Gill.
A mettere a tacere certe presunte voci è stato Kevin Nance, Direttore degli affari Pubblici, in una dichiarazione esclusiva al WAN.
Nessuna Torre sorpasserà la Burj Khalifa e nessun architetto è stato scelto per un progetto del genere.
I rumors della rete, si sa, spesso mentono e in questo caso hanno inventato sin troppe cose, subito smentite da fonti ufficiali.
Infatti, ancora non si conosce il nome dell’architetto per la prossima torre più alta del mondo e viene smentita ogni voce su un progetto di una “mile-high tower design.”
Dunque il primato resta alla maestosa Burj Khalifa, che detiene ad oggi numerosi record: il più alto grattacielo al mondo all’antenna (828 m), la struttura più alta mai costruita, la struttura più alta ancora in piedi, la struttura a sé stante più alta, edificio con più piani (160), gli ascensori più alti e più veloci al mondo (18 m/s), gettata di cemento più alta per un edificio (606 m), la prima struttura più alta al mondo ad includere appartamenti abitabili, la piattaforma d’osservazione esterna più alta al mondo, l’ascensore con il percorso continuo più lungo al mondo, l’ascensore di servizio più alto al mondo, l’installazione in alluminio e vetro più alta al mondo (512 m).
Tags: architettura contemporanea, architettura moderna, strutture architettoniche
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