Icon – DuPont e la sostenibilità

Scritto da: Valentino il 21 March 2012 – 17:46

Consarcs Architects ha vinto il bando per la progettazione di iCon Innovation Centre a Daventry con una stimolante proposta per la realizzazione di un edificio che, oltre a incorporare i più elevati standard estetici e di design “human-friendly”, offra inoltre un elevato livello di sostenibilità.

DuPont™ Energain® http://www2.dupont.com/DuPont_Home/en_US/index.html, il pionieristico materiale a cambiamento di fase ideato da un leader mondiale nell’, ha contribuito al raggiungimento di tali obiettivi grazie all’aggiunta di una massa termica leggera e ad alte prestazioni.

L’edificio iCon –con una superficie di 4000 metri quadrati – è stato progettato per raggiungere il livello d’eccellenza BREEAM (BRE Environmental Assessment Method ovvero “metodologia di valutazione ambientale del BRE” che stabilisce lo standard di bioedilizia di più alta qualità in Inghilterra) e utilizza meno di 15 kg di biossido di carbonio al metro quadrato all’anno, dimostrando la possibilità di ottenere strutture a zero emissioni di anidride carbonica grazie a un design e tecniche costruttive ecosostenibili, e all’integrazione di tecnologie di energia rinnovabile.
Il complesso edilizio ha una struttura e una facciata interattiva realizzate con legno proveniente da risorse rinnovabili, mentre l’atrio è rivestito con uno strato di EFTE (Etilene Tetrafluoro Etilene). Nonostante l’utilizzo di metodi e materiali avanzati, la costruzione di edifici con strutture leggere può presentare il problema della bassa inerzia e di eccessivi aumenti di calore causati da una mancanza di massa termica.
Questo rende difficile un efficace controllo delle rapide variazioni di temperatura senza l’utilizzo di costosi sistemi di riscaldamento e raffrescamento, creando problemi sia per quanto riguarda il consumo di energia, sia riguardo al comfort abitativo, specialmente durante i periodi caldi. Di conseguenza, questo può avere un effetto negativo non solo sull’impatto ambientale dell’edificio ma anche sui costi di mantenimento, oltre che sul benessere e la produttività degli utenti. Per vincere questa sfida senza compromettere il design o i metodi costruttivi, Consarc ha adottato un’ingegnosa soluzione ideata da DuPont Building Innovations per aggiungere massa termica alle costruzioni leggere.

Per la sede di iCon sono stati utilizzati 475 metri quadrati di DuPont™ Energain®, installati in una serie di stanze ad altezza solaio. L’intento è stato quello di misurare l’efficacia di questo materiale paragonando i cambiamenti di temperatura con quelli di stanze analoghe sprovviste di DuPont™ Energain®. L’edificio iCon: Consarc ha vinto l’appalto milionario partecipando a una competizione internazionale organizzata da RIBA (Royal Institute of British Architects) nel 2008.


Il cuore del progetto è una sensazionale strada espositiva realizzata con una copertura in EFTE. “La Strada” è un open-space nel centro dell’edificio, di un’altezza pari a tre piani, che offre uno spazio espositivo per tutte le piccole aziende che vogliono mettere in mostra prodotti e soluzioni. Quest’area unisce gli uffici al centro espositivo e alle sale conferenze.
La facciata che dà su “La Strada”, permette potenzialmente l’esposizione di prodotti e soluzioni entro i confini degli uffici e ogni piano del complesso ha una sezione centrale in vetro che si affaccia verso l’esterno e verso l’area pubblica, che può essere utilizzata anche per l’esposizione.
A sud, si trova l’area Showcase, che ospita grandi spazi inclusi una reception, uno spazio per conferenze e riunioni e servizio catering. L’organizzazione degli interni riflette i processi intellettuali di iCon, rappresentando un complemento alle riflessioni innovative e fornendo un supporto all’attività imprenditoriale. L’edificio offre un gran numero di strutture sia per i professionisti che per il pubblico, tra cui: gli incubatori di impresa, situati nella parte Nord del sito e protetti dal rumore del traffico; una sala conferenze/auditorium da 300 posti che può essere affittata da gruppi musicali locali e per la realizzazione di eventi artistici; una caffetteria; sale riunioni e spazi di smistamento; spazio espositivo “La Strada”.
Consarc Architects è uno studio di design londinese, guidato da Liz Pickard e Tom Bell. Nel 2010, lo studio è stato selezionato come uno dei migliori emergenti in Europa nella categoria “40 under 40”. Nello stesso anno lo studio è stato finalista al concorso UK Young Architect of the Year. Consarc ha sviluppato una grande esperienza nella progettazione di luoghi di lavoro ambientalmente sostenibili, come il progetto della sede di iCon, a Daventry, e progetti di edilizia pubblica, alcuni dei quali hanno vinto premi. La gamma di progetti in cui sono attualmente impegnati gli architetti dello studio spazia da uffici aziendali a resort di lusso e hotels, fino alla ristrutturazione e progettazione di infrastrutture per stazioni. Consarc è parte di un consorzio multidisciplinare impegnato nella pianificazione su larga scala di una nuova città in Nord Africa e nelle proposte per la realizzazione di grattacieli residenziali e ad uso ufficio in Cina.

DuPont – DuPont (NYSE: DD) porta sul mercato globale dal 1802 conoscenze scientifiche e ingegneristiche di classe mondiale sotto forma di prodotti, materiali e servizi innovativi. L’azienda ritiene di potere, grazie alla collaborazione con clienti, governi, organizzazioni non governative e leader all’avanguardia, contribuire a trovare soluzioni alle più importanti sfide planetarie: la disponibilità di cibo sano e in quantità sufficiente per ogni essere umano, la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e la protezione della vita e dell’ambiente.
Per ulteriori informazioni su DuPont e il suo impegno per un’innovazione fondata sulla collaborazione, visitare il sito.

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Il MAXXI in festa per Dominique Perrault, l’enfant prodige della progettazione mondiale! – COMUNICATI

Scritto da: Valentino il 21 March 2012 – 17:40

Dominique Perrault è stato una sorta di bambino prodigio dell’architettura. Basti solo sapere che a 36 anni ha vinto il concorso della Biblioteca Nazionale di Francia. Recentemente curatore per il Padiglione Francese alla Biennale d’Architettura del 2010, con alle spalle una serie cospicua di progetti realizzati dalla Danimarca al Giappone, da Napoli a .L’archistar è protagonista domani al MAXXI, dalle 17.00, in occasione degli incontri dedicati all’architettura, curati da Margherita Guccione e Alessandro D’Onofrio.Tra i progetti realizzati in Italia, piazza Garibaldi a Napoli, appunto, nel 2006. Un luogo che sorge in un quartiere che è stato denominato delle 5 stazioni, per la concomitanza della Stazione Centrale, la Stazione Alta velocità, la Circumvesuviana e le due stazioni metropolitane di linea 1 e 2. Un’area di 64mila metri quadrati ridisegnata a partire da una copertura che si sviluppa come superficie prismatica, cangiante alla luce in base a soluzioni differenti, con un rivestimento metallico perforato con differente densità e permeabilità all’acqua e al sole. E ora che il giovane (classe 1953) è cresciuto, possiamo ascoltare come sono nati i suoi progetti e quali sono i passi successivi della sua scalata all’olimpo dell’urbanistica, dalla Biblioteca di Kansai-Kan a Kyoto al Velodromo e alla piscina olimpionica di fino alla “Città della Cultura” della Galizia e all’università femminile di Ewha, a Séoul. L’ingresso è libero.

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Sei Architetti Maxxi, ciclo sulla Roma del futuro

Scritto da: Valentino il 1 March 2012 – 12:57

Protagonisti Da sabato, Paolo Desideri, Franco Purini e Laura Thermes, Femia-Peluffo, Navarro Baldeweg, Pintore e Fuksas Opere Stazione Tiburtina, grattacielo Eurosky Tower, Agenzia spaziale italiana, Biblioteca Hertziana, Ponte della Scienza e «Nuvola»

La Nuova Stazione di Alta Velocita’ di Roma Tiburtina. Il grattacielo Eurosky Tower, la nuova sede dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il rinnovamento della Biblioteca Hertziana, il Ponte della Scienza e il Nuovo Centro Congressi Eur. Al Maxxi di Roma, da sabato al 26 maggio, sei grandi architetti raccontano al pubblico del museo lo skyline della Roma contemporanea: e’ ‘Roma Metropoli, il ciclo di racconti, a meta’ strada tra conferenze e interviste, per far conoscere l’architettura realizzata a Roma negli ultimi anni e scoprire come la Citta’ Eterna si rinnovi e risponda alle esigenze di una capitale che vuole proiettarsi anche verso il futuro.

Paolo Desideri, Alfonso Femia e Gianluca Peluffo, Maximiliano Pintore, Juan Navarro Baldeweg, Franco Purini e Laura Thermes, Massimiliano Fuksas racconteranno i progetti, le storie, i cantieri e i segreti di quelle opere destinate a mutare il volto della citta’, avvicinandola ad una metropoli contemporanea. Roma sta infatti attraversando un processo di trasformazione urbana, e i nuovi edifici progettati nella Capitale da alcuni tra i prestigiosi studi internazionali rappresentano il possibile inizio di un nuovo corso per l’architettura in Italia.

Al centro dei dibattiti proprio le nuove opere realizzate, progettate o in via di compimento a Roma: la nuova Stazione alta velocità Tiburtina, il grattacielo Eurosky Tower all’ Eur, la nuova sede dell’ Agenzia Spaziale Italiana, il rinnovamento della Biblioteca Hertziana, il Ponte della Scienza tra Ostiense e Garbatella e il Nuovo Centro Congressi Eur. Gli incontri rivolti al pubblico del museo sono stati pensati con una formula a metà strada tra conferenza e intervista, per far conoscere e scoprire in che modo Roma si stia rinnovando e se risponda o meno alle esigenze di una capitale che vorrebbe proiettarsi anche verso il futuro.

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Alejandro Aravena commenta Wang Shu, vincitore del Premio Pritzker 2012

Scritto da: Valentino il 28 February 2012 – 14:20

Il progettista Alejandro Aravena commenta il riconoscimento del collega cinese, Premio Pritzker 2012

Intervistato da ArchDaily, il progettista cileno Alejandro Aravena* – giurato del celebrePritzker Prize 2012 – racconta il perché della nomina di Wang Shu ad architetto dell’anno.
Primo cittadino della Repubblica popolare cinese ad ottenere il prestigioso riconoscimento, 48 anni e moltissimi progetti all’attivo, Shu si è dimostrato in grado di “realizzare edifici senza tempo, profondamente radicati nel loro contesto socio culturale e allo stesso tempo universali”.

A decretare il successo di Wang Shu, fresco di nomina di quello che è stato definito il premio Nobel dell’architettura, è la combinazione di talento e intelligenza, spiega Aravena, “quel mix di ingenuità e maturità”, che si esprime con forza nelle sue creazioni architettoniche.

Non si butta nulla.
Altro merito che Aravena ascrive a Shu è proprio la sua capacità di “dare nuova vita ai materiali”, come il caso del Museo di Nigbo dimostra magistralmente: per l’edificio, l’architetto cinese e il suo studio hanno adottato la pratica tradizionale del “wa pan”, un metodo costruttivo di edificazione low cost ed estremamente veloce, che i contadini cinesi impiegavano per ricostruzioni urgenti dopo le distruzioni provocate da tifoni, frane, alluvioni. La tecnica, di origine estremamente povera e popolare, è diventata, grazie a Shu, un metodo di lavoro ecosostenibile da imitare.
“Un esempio di sostenibilità e capacità inventiva: i materiali con Shu non invecchiano, ma si trasformano”, spiega Aravena.

L’architettura è scambio e dialogo.
Altro valore che Aravena individua nel lavoro di Shu riguarda la sua “capacità di collaborare”. Non è da tutti, spiega Aravena, essere in grado di ammettere i propri limiti e chiedere l’aiuto e il contributo di altre figure professionali, dotate di quelle capacità che sono utili per l’esito finale del progetto. “Shu crede nell’architettura come lavoro di squadra e di aiuto reciproco”; in questo modo, anche le sue opere riflettono questo dialogo creativo e questa fusione di skills e costruzioni. “In uno scenario di archistar, la capacità di poter mettersi da parte e farsi aiutare distingue l’operato di Shu”.
Non sorprende, a questo punto, apprendere che l’architetto, in gioventù, ha lavorato per oltre dieci anni con diversi artigiani, in Cina, per acquisire esperienza nella costruzione pratica.

La maggior parte delle sue opere, infatti, sono state realizzate senza partenze avvantaggiate da budget stellari e carta bianca sul da farsi. Proprio per questo Wang Shu è diventato un esempio di come, a fare veramente la differenza, sia la capacità e l’intelligenza di affrontare le sfide che l’architettura impone, nonostante i limiti materiali, fisici ed economici.
“E’ qui che risiede la vera bellezza dei suoi lavori: la capacità di partorire un’architettura finale straordinaria in maniera apparentemente naturale, quando in realtà dietro si celano grandissimo sforzo e lavoro”.

Quando l’edificio riesce ad emozionare.
Come esempio di questa “forza creativa”, Aravena cita il Museo di storia di Ningbo, in Cina, un monumentale edificio per cui Shu ha riutilizzato oltre 20 diverse tipologie di mattoni e tegole, recuperati dalle demolizioni circostanti, dando vita a una creatura vivente estremamente solida. “Non c’è quasi bisogno di visitare il Museo, l’edificio ti colpisce alla prima occhiata”, commenta Aravena, il quale aggiunge “non è affatto scontato che un edificio riesca a toccare in profondità le emozioni di una persona: le rare volte in cui questo succede, l’architettura in questione deve essere considerata un capolavoro”.

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Un Applicazione per Fuksas

Scritto da: Valentino il 9 February 2012 – 14:38

Architettura Didattica sull’Ipad

L’architettura di Massimiliano Fuksas si svela in maniera inedita grazie all’app per iPad Fuksas, architetture e percorsi, disponibile sull’iTunes Store.
Un’opportunità imperdibile, per gli studenti, i professionisti del settore ma anche per i semplici appassionati,  di esplorare con una profondità del tutto nuova l’opera di uno dei più grandi architetti del nostro secolo. A differenza dei libri e dei video-reportage, l’app consente di “toccare con mano” l’essenza di ogni progetto, analizzando in maniera interattiva ogni dettaglio, sia tecnico, che poetico.

Tra le 40 opere, scelte fra le più rappresentative dagli anni settanta ad oggi e illustrate attraverso una galleria di immagini con schede tecniche, sono approfonditi 4 edifici: il Centro Ricerche e Auditorium Nardini di Bassano del Grappa, il Peres Peace House di Tel Aviv, lo Zenith Music Hall di Strasburgo e infine l’Admirant Entrance Building di Eindhoven.
Seguendo 4 percorsi tematici – L’idea, Modello e progetto, Teamwork e Cantiere – l’utente si muove all’interno dei vari aspetti del progetto, dalla storia del cantiere e della committenza, alle varietà dei materiali e delle tecnologie utilizzate in fase di costruzione, e più in generale analizzando le tematiche che ricorrono nel lavoro di Massimiliano Fuksas.
Grazie all’opzione Elenchi è possibile anche riorganizzare i progetti secondo alcune categorie di ricerca, introducendo così un ulteriore livello di lettura personale.
La sintesi dei contenuti avviene grazie a un’interfaccia grafi ca e a una struttura di navigazione semplice ed essenziale. Un’app pioniera nel campo dell’architettura, curata e progettata da Carlotta Eco per Encyclomedia.


A chi è rivolta?

E’ rivolta a coloro i quali desiderano “toccare con mano” e vedere da vicino l’opera architettonica di Massimiliano Fuksas. Si tratta di uno strumento utile per studenti, architetti, ingegneri, ma anche professionisti del settore, semplici curiosi e appassionati di tecnologie digitali. “Fuksas, architetture e percorsi” contiene quaranta opere di Massimiliano Fuksas, scelte fra le più rappresentative, illustrate attraverso una galleria di foto che mostra il suo lavoro dagli anni settanta ad oggi. Ogni progetto è accompagnato da una scheda di crediti che elenca i dati principali: cronologia dei lavori, imprese, consulenti ecc..Fra questi edifici sono state scelte quattro architetture da approfondire: Il Centro Ricerche e Auditorium Nardini di Bassano del Grappa, il Peres Peace House di Tel Aviv, lo Zenith Music Hall di Strasburgo e, infine, l’Admirant Entrance Building di Eindhoven. Le quattro opere sono state descritte seguendo percorsi tematici differenti: L’idea, Modello e progetto, Team Work e Cantiere. Attraverso questi rapidi excursus l’utente si muove all’interno della varietà dei materiali, delle tecnologie e in generale dei temi che ricorrono nella poetica di Massimiliano Fuksas.

I contenutiL’app si apre con la mappa generale dei contenuti, una sorta di indice visivo che ne riassume i luoghi e la struttura. In alto si vede una banda orizzontale che corrisponde alla Galleria dei progetti, nella quale le foto delle architetture scorrono sullo schermo, accompagnate da titoli e date, come attraverso i finestrini di un treno.

Qui, seguendo un ordine cronologico, l’utente può compiere un viaggio attraverso la ricca e diversificata opera di Fuksas.Dalla sequenza orizzontale della banda partono i percorsi verticali dei  Quattro progetti approfonditi. Per mezzo di copertine interattive, si accede, poi, a brevi schede descrittive che conducono il lettore attraverso le fasi di sviluppo di un progetto. A partire dall’ideazione sino al Cantiere , soffermandosi sull’evoluzione del modello e dei disegni tecnici elaborati dal Team Work.Nella prima sezione, l’idea,  si riportano elementi e fatti legati alla committenza, al luogo e alla poetica del progettista. Si prosegue con Modello e progetto,  sezione nella quale, attraverso le foto dei plastici realizzati si vede l’evoluzione del lavoro.In Team work, poi,  alcuni disegni tecnici illustrano parte delle tematiche sviluppate dagli studi professionali e dai consulenti che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.Con le foto di Cantiere, infine,  si descrivono le fasi più interessanti della costruzione degli edifici scelti.

Alla base della Mappa una serie di pulsanti, che ricorreranno  all’interno delle schermate, permette all’utente di saltare liberamente da una sezione all’altra secondo una sequenza non lineare.Il tasto Elenchi apre su una pagina nella quale si possono riorganizzare e ordinare i progetti secondo alcune categorie di ricerca, introducendo così un ulteriore livello di lettura.Il tasto Indice, invece, permette di consultare l’intera applicazione a partire da un indice scritto, i cui titoli rimandano direttamente alle schermate delle immagini e delle schede.Dal punto di vista della progettazione, obbiettivo principale dell’app è trovare una forma di comunicazione immediata, chiara e veloce.La sintesi dei contenuti avviene grazie a un’interfaccia grafica e a una struttura di navigazione semplice ed essenziale, in grado di coniugare, in tempo reale, differenti livelli di lettura e di fruizione.

Buona Applicazione!

 

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INTESA SAN PAOLO SFIDA IL CIELO
Il Grattacielo più Innovativo Sfida la Mole Antonelliana

Scritto da: Valentino il 8 February 2012 – 14:04

Nell’agosto del 2013 ci sarà una città verticale di 166 metri, uno in meno della Mole Antonelliana. Ma la Mole è un edificio a punta, solo l’Uomo Ragno potrebbe arrivare fino in cima: «Noi invece avremo una terrazza – sorride un ingegnere della Jacobs, l’impresa che conduce i lavori – con una caffetteria e un ristorante. Il nostro sarà il più alto belvedere della città…».

 

Per un anno e mezzo tecnici e operai hanno lavorato sul progetto di Renzo Piano senza che all’esterno nessuno vedesse nulla. Hanno triturato il suolo con quella che chiamano «idrofresa», un mostro che mangia la terra e la risputa fuori come fango pregiato. Hanno inserito nel terreno armature di metallo alte quaranta metri, scavato in basso per quattro piani, costruito colonne provvisorie  montato gigantesche solette.

Hanno creato sottoterra un enorme cubo di calcestruzzo: «Ci sono volute 87 ore consecutive di gettata – spiega Turini – e 1.280 betoniere, ma ce l’abbiamo fatta. È il secondo monolite del mondo, di più grande ce n’è soltanto uno negli Emirati».

“L’idea -spiega il celebre architetto Renzo Piano-e’ quella di realizzare una costruzione che abbia una valenza di pubblica utilita’. Per questo un terzo della torre e’ aperto a tutti: oltre agli uffici ci saranno infatti un auditorium multifunzionale, una scuola di formazione, una sala espositiva, un ristorante, una terrazza panoramica dalla quale chiudere Torino in un abbraccio che va dalle Alpi, al Po alla collina”. Secondo Renzo Piano, le citta’ possono essere “fertilizzate da costruzioni che si offrano come strumenti di quella che i latini chiamavano ‘civitas’. Grazie soprattutto agli scambi culturali che avvengono in luoghi di incontro nei quali si condividono valori e spariscono diversita’”.

Il gigante ha messo fuori la testa la primavera scorsa, quando sono arrivati quelli che qui chiamano «casseri rampanti» e la torre ha cominciato a crescere, spinta in alto dalle tecniche più avanzate a disposizione dell’edilizia. Poi hanno portato le sei mega-colonne, che ancora a pezzi sui Tir speciali sembravano lunghissime, e adesso piantate nel terreno sono quasi esili, con i loro 44 metri di acciaio riempito di calcestruzzo.

La torre strizza un occhio anche al risparmio energetico: “Una doppia pelle che ‘respira -spiega l’architetto- grazie a sofisticate lamelle, solai che, immagazzinando il fresco delle notti estive, lo restituiscono di giorno e fanno posticipare di ore l’utilizzo dei condizionatori”. Un progetto che non contrasta con la crisi: “E’ un segno di dinamismo -assicura Renzo Piano -un modo di guardare al domani senza esserne terrorizzati. D’altronde, il futuro e’ l’unico posto dove possiamo andare”.

 

 

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Quando la Neve Favorisce l’Architettura

Scritto da: Valentino il 2 February 2012 – 19:22

Vincitore del concorso ad inviti per la stazione sciistica Koutalaki Ski Village di Levi, in Lapponia, il progetto firmato da Bjarke Ingels Group prevede la realizzazione di una nuova struttura ricettiva di respiro mondiale. Il futuro villaggio Koutalaki occuperà 47.000 mq ospitando alloggi e servizi di alta qualità per il tempo libero degli sciatori.

L’architettura viene, dunque, pensata come prolungamento ed estensione del paesaggio naturale, in grado di rispondere alle necessità degli sciatori e dei visitatori.

I blocchi contenenti gli alloggi si dipartono dalla piazza in direzione radiale: lo spazio aperto centrale accoglierà piste di pattinaggio, luoghi di ristoro e di svago per i turisti, mentre le coperture ondulate degli edifici consentiranno un agevole accesso al tetto, dal quale gli sciatori potranno scivolare al suolo in più direzioni.

L’integrazione tra spazi destinati a funzioni differenti, dal riparo al resort, alla stazione sciistica, concepirà un’architettura poliedrica che possa divenire un nuovo polo attrattivo finlandese.

L’ambizioso progetto del Bjarke Ingels Group propone un intervento che garantisca continuità al centro abitato di Levi e al territorio circostante: quattro volumi indipendenti e arcuati racchiudono una piazza centrale, riparata dai venti, ma destinata a diventare il centro propulsore del villaggio.

La lieve pendenza del sito sul quale sorgerà il resort, unita alle superfici ricurve dei quattro edifici, concorre nel presentare l’intero complesso come una grande pista da sci adagiata sulla cima della montagna.

Il futuro villaggio Koutalaki occuperà 47.000 mq ospitando alloggi e servizi di alta qualità per il tempo libero degli sciatori.
L’elevato grado di accessibilità alla struttura, prossima all’aeroporto di Kittilä, favorirà l’afflusso di visitatori europei e internazionali nel nuovo Ski Village.

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Come l’Architettura Contemporanea salverà la Terra

Scritto da: Valentino il 16 January 2012 – 18:06

in per l’ contemporanea

Fermamente convinto che “il mestiere dell’architetto o del designer sia estremamente e intimamente legato a quello che è il bisogno dell’innovazione, perché l’innovazione è un qualche cosa che inventa un qualcosa che è utile alla società“, tutta la carriera di Gaetano Pesce è caratterizzata da quella freschezza che sta nel design del Made in Italy.

Nel momento in cui questi tre fattori sono rispettati, l’innovazione esiste.

Il design di Gaetano Pesce non è catalogabile e la sua carriera è un percorso che lui modifica continuamente.“Sono convinto che un’innovazione sia perpetrata attraverso tre mezzi: l’innovazione del linguaggio, l’innovazione tecnica e l’utilizzo di nuovi materiali.

La “performance” dello, storico architetto e designer veneziano apporta nel mondo dell’ un nuovo linguaggio rappresentato dall’utilizzo di materiali tradizionali che veicolano l’incertezza della menzogna. Un creatore, secondo Pesce, deve dunque esprimersi coi materiali del suo tempo per essere sincero. Una tal pratica facilita l’innovazione, che resta molto limitata se si tratta di esprimersi con una materia che è stata nel passato il mezzo d’espressione di una moltitudine di creatori“, afferma Pesce.

La creatività di Gaetano Pesce ha trovato in Brasile molte meno restrizioni che in altri posti, così si trovano a Bahia tra le sue più interessanti realizzazioni nel campo dell’architettura contemporanea. Ha costruito la sua casa a Bahia e ne ha fatto il manifesto del suo modo di intendere il design realizzando una struttura a due piani che è rivestita in mattonelle di resina dalle tonalità cangianti, che luccicano alla luce come fossero un gioiello o le squame di un pesce: un materiale poco costoso che si modifica col tempo esposto al sole e all’acqua. Dei volumi parallelepipedi, più alti che larghi, sono collegati tra loro da passerelle.

In seguito alla ormai celebre collezione di Up diventate subito icone del design industriale italiano e internazionale, Gaetano Pesce si dedica un pò a se stesso, progettando la  propria dimora Brasiliana e strizzando l’occhio verso una innovativa concezione architetturale.

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Una Montagna a Berlino

Scritto da: Simone il 27 November 2011 – 22:23

Trovata pubblicitaria, idea utopistica, ipotesi concreta… definitela come volete ma la provocazione che Jakob Tigges ha formulato nel progetto denominato “The Berg” non sarebbe tanto assurda se venisse realizzata. Nata come una critica verso la decisione delSenato tedesco di riconvertire in quartieri residenziali l’area del celebre aeroporto berlinese di Tempelhof, chiuso il 30 ottobre 2008, la montagna voleva essere il simbolo utopico di

come un’immagine provocatoria potesse centrare l’obiettivo molto meglio di pagine e pagine di autorevoli critici. “Non volevo che la critica fosse a vuoto, per questo ho pensato a una montagna, perché è l’unica cosa che davvero manca a ”, spiega Tigges in modo semplice, chiaro, diretto; sembra una lezione di marketing, ed infatti funziona!

 

 

Questa idea appare su quotidiani e riviste, la gente ne discute su internet e l’opinione pubblica fa pressioni affinché la sua realizzazione sia presa seriamente in considerazione. Lui giustifica questo interesse con una “necessità di utopia” affermando che “c’è una sorta di nostalgia per questo tipo di cose”. Probabilmente ha ragione o forse la gente è semplicemente stufa di vivere all’ombra delle icone architettoniche che caratterizzano lo skyline metropolitano. Una volta le chiamavano grattacieli, oggi invece si usano termini quali “vertical village”, “vertical farm”, “vegetal tower”, “vertical forest”, dando un’immagine verde, nel senso letterale del termine, a questi edifici che hanno la pretesa di ergersi a nuovi modelli per un’. A costruire una “montagna” nella pianeggiante capitale danese ci ha già pensato un altro architetto visionario, Bjarke Ingels, con il suo Mountain Dwellings, e allora perché non realizzare una montagna vera e propria nel cuore di Berlino?

Mentre altre grandi e ricche città del mondo sfidano i limiti del possibile costruendo giganteschi alberghi dalle forme ricercate, innalzando torri alte fino al cielo o costruendo templi della cultura che sembrano fluttuare sull’acqua, Berlino si concede una montagna”, afferma Tigges nel suo manifesto, “una montagna che tuttavia Berlino non ha bisogno di costruire per possedere.

 

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Metamorphosis

Scritto da: Simone il 10 November 2011 – 11:39

di

In scena a dal 26 al 29 ottobre in occasione di Qubique
Dall’elemento seriale alla scultura luminosa

Si è chiusa la prima edizione di Qubique – Next Generation Tradeshow, nuova fiera di design e arredamento del panorama internazionale che ha avuto luogo all’ Aereoporto di Tempelhof di Berlino dal 26 al 29 ottobre.
Qubique ha puntato a distinguersi per la selezione degli espositori: protagonisti dell’evento grandi brand ma anche designer indipendenti, in una sede espositiva di forte impatto caratterizzata da spazi di grande respiro sottolineati dall’altezza degli hangar, proprio come quello dove Foscarini era presente con l’installazione site specific Metamorphosis.

Per definizione, una metamorfosi è una trasformazione. E il concetto del cambiamento è stato reinterpretato dalle lampade Foscarini – combinate, ripetute, ruotate – in scena all’hangar 6: grappoli di luce moltiplicati distribuiti nello spazio, a formare dei monumenti luminosi, in una sorprendente composizione a più dimensioni.
Dopo il successo di pubblico al Fuorisalone di Milano, Foscarini ha portato anche a Berlino una scenografia di grande teatralità, rivisitata sulla base delle suggestioni, delle atmosfere e delle particolari caratteristiche della location.

Protagoniste dell’installazione, le lampade Tress, Le Soleil, Gregg, Big Bang e Troag, accostate in cinque diverse sculture luminose. Ogni composizione ha raccontato ai visitatori la personalità e le caratteristiche dei diversi modelli, suggerendo la possibilità di sfruttare la personalità eclettica e le infinite potenzialità compositive della collezione creando soluzioni ad hoc per arredare spazi anche di grandi dimensioni.
Musica e luci hanno avvolto il pubblico in un’atmosfera magica che ripercorreva l’evoluzione della metamorfosi: dall’elemento seriale alla scultura luminosa. Un’esperienza imperdibile per vivere tutta l’emozione che le lampade Foscarini sanno trasmettere.

In una sala contigua all’installazione, Foscarini ha presentato le novità 2011 ed una selezione dei best seller della collezione.

METAMORPHOSIS @ Qubique
Concept: Vicente Garcia Jimenez
Music Design: Francesco Morosini

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