NaRDI al salone del mobile di Milano

Scritto da: Valentino il 13 April 2012 – 12:15

Bora, essenzialità formale

Design Raffaello Galiotto

Bora è una seduta in resina disegnata da linee essenziali e dinamiche per living indoor e outdoor in equilibrio tra solidità e leggerezza;  ha una struttura tubolare senza interruzioni con profili e spigoli arrotondati. Seduta e schienale formano un tutt’uno con la sagoma della seduta evidenziando esteticamente forme che rimandano a soffici imbottiture tessili.

 

L’alta qualità di materiali e dettagli insieme ad una struttura semplice e ricercata regalano una seduta dal tratto forte e deciso ma allo stesso tempo estremamente versatile.

Bora è presentata nella versione con seduta e schienale forati oppure pieni ed è realizzata in molteplici versioni di colori in finitura mat che la rendono adatta ad ogni accostamento cromatico: bianco, rosso, lime, arancio, antracite, gris, purple.

 

Leggera, maneggevole e impilabile. Bora by Nardi

Scheda prodotto

Nome: Bora

Design: Raffaello Galiotto

Breve descrizione: Seduta in resina disegnata da linee essenziali e dinamiche per living indoor e outdoor in equilibrio tra solidità e leggerezza. Bora ha una struttura tubolare senza interruzioni con profili e spigoli arrotondati. Seduta e schienale formano un tutt’uno con la sagoma della seduta evidenziando esteticamente forme che rimandano a soffici imbottiture tessili. Le misure sono ampie per permettere un appoggio comodo e sicuro.

Materiali: Resina

Colori: bianco, rosso, lime, arancio, antracite, gris, purple. Finitura mat

Misure: largh 58,5 cm X h 86 cm X prof 58 cm

 

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Interior design, come sarà il bagno del 2020?

Scritto da: Simone il 30 March 2012 – 09:58

Dagli scenari contemporanei al confronto tra progettisti, architetti, designer.

Il convegno si è tenuto il 12 marzo a Milano, un dibattito coinvolgente e articolato da cui sono emerse 12 parole chiave su cui continuare a riflettere.

 

Le domande sono: come sarà il del 2020? E come potranno – e dovranno – interagire i diversi attori del sistema per rispondere alle esigenze sempre più specifiche, differenziate e in costante evoluzione dell’utente?

 

L’attualità del focus del convegno “Il bagno che verrà” è stata confermata dall’interesse dimostrato dalla stampa, soprattutto di settore ma non solo, con il coinvolgimento di numerosi giornalisti presenti in sala.Grande partecipazione dei relatori di fama internazionale – Marina Baracs, Andreas Haug, Nisi Magnoni, Luigi Marchetti, Carlo Martino, Roberto Palomba, Antonio Rodriguez, Marc Sadler, Michael Sieger, Giovanna Talocci – chiamati a portare il proprio contributo di esperienza e di visione, moderati da Oscar G. Colli e introdotti da Mariano Crovato di MA&MA, noto esponente del mondo della distribuzione e animatore dell’evento. Si sono alternati in riflessioni, commenti, approfondimenti, confrontandosi e interagendo in modo poco accademico e decisamente concreto e costruttivo.

Lo scenario

È cambiato radicalmente il modo di vivere la casa: il bagno, insieme alla cucina, è diventato il fulcro dell’abitare contemporaneo, riflettendo mutamenti sociali e culturali del nostro Paese. Un tempo ambiente da tenere nascosto agli estranei, oggi il bagno viene vissuto come la nuova living room, dove dedicarsi alla cura di sé e al benessere. Ma in molti casi la sola idea di progettare una ristrutturazione di questa stanza è fonte di preoccupazioni su tempi, costi e risultati dell’impresa, nonostante questo sia l’ambiente in cui l’utente sarebbe disposto ad investire la maggior parte del proprio budget dedicato alla casa.



Il confronto

Semplificazione: pare essere questo il termine fondamentale emerso dalle parole dei relatori de “Il bagno che verrà”. Una parola che racchiude in sé la necessità di coordinamento tra le diverse parti, l’accessibilità e la tecnologia al servizio di tutti, la flessibilità delle soluzioni proposte in vista di un’evoluzione delle esigenze personali e familiari. Imprescindibile la capacità di tra industria, progettisti, designer, architetti, uffici marketing, distribuzione, installatori e utente finale. Sono infatti molti e diversi gli attori del sistema bagno che incidono sulla scelta, sulla percezione e soprattutto sulla soddisfazione del cliente, ma non parlano tutti la stessa lingua. Il mercato del bagno si sta evolvendo rapidamente, mentre le esigenze dei consumatori puntano sempre più alla semplicità e alla visione d’insieme.

Nel delineare gli scenari che caratterizzeranno l’ambiente bagno del 2020 non si potrà più prescindere da un sistema integrato che soddisfi i differenti aspetti, dall’arredo alle  caratteristiche tecniche e alla funzionalità, dall’ al benessere del corpo e dello spirito. Un ruolo fondamentale nell’orientare i consumatori spetta ad architetti e progettisti, irrinunciabili “integratori” delle tante diverse esigenze. La metafora del pettineTra i diversi aspetti critici messi in luce dall’analisi di Finzi e dei relatori emerge proprio la “complessità ingovernabile” dell’ambiente bagno: un’ingovernabilità da superare, causata dai numerosi elementi che concorrono ad una adeguata funzionalità, che possa unire e utilità. E’ a questo punto che si rendono evidenti i rischi di una mancanza di coordinamento tra gli attori del sistema bagno, quella difficoltà che la “prova di dialogo” fulcro del convegno vorrebbe contribuire a far superare. Usando l’efficace metafora di Enrico Finzi, le tante parti sono come i denti di un pettine, che concorrono allo stesso scopo ma, senza una opportuna base che li colleghi tra loro, diventano inefficaci a raggiungere lo scopo.

12 keywords A conclusione del convegno, i molti spunti emersi dal confronto tra i relatori sono stati sintetizzati da Enrico Finzi in dodici parole chiave, che riassumono una mattinata di confronto e riflessione ma intendono anche fornire un nuovo punto di partenza per ulteriori sviluppi: gli argomenti messi sul tavolo nel corso del convegno sono molti e articolati e presuppongono nuovi approfondimenti. Queste le dodici parole chiave, commentate successivamente dai relatori che hanno partecipato al convegno:, , , dialogo, , estetica,

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Lounge Motocaffè

Scritto da: Valentino il 7 March 2012 – 13:35

Protagonista di questo nuovo concept, creato per il lounge bar Motocaffè, è il mondo delle due ruote. L’ideatore del progetto è l’architetto Vincenzo Bafunno che, attraverso l’accurato studio degli spazi, ha voluto creare un nuovo format stilistico volto a valorizzare il lato emozionale del luogo.

 

Attorno alla passione per le due ruote ruota il format di Motocaffè, il primo locale in Italia recentemente inaugurato ad Andria, è una location concepita non come un semplice bar o come una concessionaria di motocicli, ma è un’efficace fusione tra il luogo di ristoro e la galleria espositiva dove le opere d’arte sono rappresentate dai motocicli tra i quali le moto di marca Aprilia, da sempre trampolino di lancio per i grandi protagonisti delle corse motociclistiche, e l’immancabile angolo dedicato  alla storica Vespa, simbolo assoluto delle due ruote ‘made in Italy’.

 

Questa passione per il mondo delle due ruote nasce dal committente, che è anche il proprietario della concessionaria Aprilia di Andria, nel quale è affiorata la tentazione di creare un luogo reale dove la passione può essere evocata e vissuta a livello emozionale dai frequentatori del locale o da chi desidera organizzare eventi in questa suggestiva location.

 

Anche nel progetto gli interni e gli arredi evocano gli elementi per customizzare la propria moto, anche in essi si ritrovano la cura del dettaglio e il gusto per la raffinatezza stilistica; elementi disegnati per evocare la strada, il movimento e le componenti principali di una moto sottolineati da linee tese e superfici in acciaio e leghe leggere. Scelte progettuali che l’architetto Vincenzo Bafunno così illustra: “Nell’ampio spazio di circa 300 mq, strutturato in diverse zone: una zona ingresso- galleria che si affaccia su un’area espositiva, una zona caffetteria dotata di bancone bar con i relativi tavolini e una saletta luogo ideale per gli eventi, ho utilizzato un’architettura forte e dinamica con elementi  non squadrati e inclinati per rappresentare il concetto del movimento. Mentre i colori e i materiali utilizzati intendono rappresentare il mondo della moto e riaffermare la loro origine: la carena è rappresentata dal rosso laccato lucido; il pneumatico dal nero opaco; il motore è evocato attraverso le superfici in lastre di alluminio mandorlato. Anche l’illuminazione a incasso, è stata scelta appositamente, in quanto ha la capacità di essere composta da elementi compatti e minimali poco invasivi ma fortemente caratterizzanti”.

 

A caratterizzare ulteriormente l’ambiente alle pareti sono state collocate delle stampe di fotografie, altra passione del progettista, che raffigurano i pezzi di una moto; un’interpretazione visiva molto piacevole creata dalla fusione tra i pistoni, i cilindri, le bielle, affondati in chicchi di caffè e successivamente fotografati.
Per comunicare l’immagine dell’allestimento del lounge bar è stato progettato anche il segno grafico: il logo ha ripreso i caratteri tipici delle marche dei motoveicoli e il richiamo visivo delle insegne e delle vetrine è dovuto alla rielaborazione della foto della sgommata di un vecchio pneumatico di una Vespa; elementi grafici che si ritrovano anche sulle tazzine personalizzate per suscitare emozioni agli appassionati motociclisti.

 

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INTERIOR DESIGN UFFICI LEGO IN DANIMARCA

Scritto da: Valentino il 16 February 2012 – 13:41

DOVE FINISCE IL DIVERTIMENTO INIZIA IL LAVORO

Gli uffici della a Billund, Danimarca, sono stati progettati da Rosan Bosch con un intento preciso: quello di sovrapporre due piani diversi in un unico luogo, conducendo talvolta anche a una sorta di smarrimento.

Il modo migliore per rilassarsi anche quando si sta lavorando è quello di costruire un informale, versatile e divertente, è quello que devono aver pensato i designers Rosan Bosch e Rune Fjord quando hanno realizzato nel 2010 gli uffici per il marchio danese Lego. Si tratta di un open space con tavoli, grandi contenitori verticali e un bar, poi ci sono otto sale riunioni in vetro su un primo piano mezzanino che avvolge il perimetro dell’edificio. Le aree lounge sono sparse tra le workstation dove si può ‘giocare’ con il Lego fin quando si vuole: infatti qui come in nessun altro posto i valori ‘divertimento’, ‘creatività & innovazione’,’immaginazione’ e ‘sostenibilità’ sono base del lavoro professionale e lo spazio riflette proprio questi valori.

Qui l’intento della designer Rosan Bosch è stato quello di imprimere in ogni angolo dello spazio lavorativo la filosofia e il carattere del giocattolo più famoso al mondo. Ai progettisti LEGO che qui lavorano, chiamati a esprimere creatività e allegria ogni giorno, è stato dato un ambiente di lavoro dove il divertimento, il gioco e la creatività sono di primaria importanza.

Dato che i prodotti LEGO sono destinati prevalentemente ai bambini, lo spazio lavorativo è stato pensato per dare agli adulti lavoratori la possibilità di tornane un po’ piccoli. Il progetto è frutto di un’elaborazione di concetti come ‘divertimento’, ‘unità’, ‘creatività’, ‘innovazione’, ‘immaginazione’ e ‘sostenibilità’. Il risultato è un gigantesco giocattolo formato ufficio, dove i dipendenti possono sentirsi a proprio agio lavorando con calma e e impegnandosi semplicemente a… divertirsi!

“Dove finisce il divertimento e dove comincia il lavoro?”: c’è un concetto simile dietro a questo interior design, molto fresco, colorato e dinamico, laddove lo scivolo che collega i piani non solo si trasforma in un elemento ludico e visivamente originale, ma è in grado anche di dare movimento all’ambiente e ai suoi frequentatori, in tutti i sensi. Naturalmente sono disseminati per tutto l’ufficio oggetti di Lego, esposti in alcuni casi come veri e propri pezzi da museo. Si tratta di uno spazio divertente e sicuramente piacevole; tuttavia per un’azienda che è praticamente un’istituzione nell’immaginario collettivo di tutti, mi sarei aspettata qualcosa di ancora diverso

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INTESA SAN PAOLO SFIDA IL CIELO
Il Grattacielo più Innovativo Sfida la Mole Antonelliana

Scritto da: Valentino il 8 February 2012 – 14:04

Nell’agosto del 2013 ci sarà una città verticale di 166 metri, uno in meno della Mole Antonelliana. Ma la Mole è un edificio a punta, solo l’Uomo Ragno potrebbe arrivare fino in cima: «Noi invece avremo una terrazza – sorride un ingegnere della Jacobs, l’impresa che conduce i lavori – con una caffetteria e un ristorante. Il nostro sarà il più alto belvedere della città…».

 

Per un anno e mezzo tecnici e operai hanno lavorato sul progetto di Renzo Piano senza che all’esterno nessuno vedesse nulla. Hanno triturato il suolo con quella che chiamano «idrofresa», un mostro che mangia la terra e la risputa fuori come fango pregiato. Hanno inserito nel terreno armature di metallo alte quaranta metri, scavato in basso per quattro piani, costruito colonne provvisorie  montato gigantesche solette.

Hanno creato sottoterra un enorme cubo di calcestruzzo: «Ci sono volute 87 ore consecutive di gettata – spiega Turini – e 1.280 betoniere, ma ce l’abbiamo fatta. È il secondo monolite del mondo, di più grande ce n’è soltanto uno negli Emirati».

“L’idea -spiega il celebre architetto Renzo Piano-e’ quella di realizzare una costruzione che abbia una valenza di pubblica utilita’. Per questo un terzo della torre e’ aperto a tutti: oltre agli uffici ci saranno infatti un auditorium multifunzionale, una scuola di formazione, una sala espositiva, un ristorante, una terrazza panoramica dalla quale chiudere Torino in un abbraccio che va dalle Alpi, al Po alla collina”. Secondo Renzo Piano, le citta’ possono essere “fertilizzate da costruzioni che si offrano come strumenti di quella che i latini chiamavano ‘civitas’. Grazie soprattutto agli scambi culturali che avvengono in luoghi di incontro nei quali si condividono valori e spariscono diversita’”.

Il gigante ha messo fuori la testa la primavera scorsa, quando sono arrivati quelli che qui chiamano «casseri rampanti» e la torre ha cominciato a crescere, spinta in alto dalle tecniche più avanzate a disposizione dell’edilizia. Poi hanno portato le sei mega-colonne, che ancora a pezzi sui Tir speciali sembravano lunghissime, e adesso piantate nel terreno sono quasi esili, con i loro 44 metri di acciaio riempito di calcestruzzo.

La torre strizza un occhio anche al risparmio energetico: “Una doppia pelle che ‘respira -spiega l’architetto- grazie a sofisticate lamelle, solai che, immagazzinando il fresco delle notti estive, lo restituiscono di giorno e fanno posticipare di ore l’utilizzo dei condizionatori”. Un progetto che non contrasta con la crisi: “E’ un segno di dinamismo -assicura Renzo Piano -un modo di guardare al domani senza esserne terrorizzati. D’altronde, il futuro e’ l’unico posto dove possiamo andare”.

 

 

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ECO ARCHITETTURA
Nasce Villa Welpeloo : Hybrid House

Scritto da: Valentino il 31 January 2012 – 14:03

di Valentino Cuzzeri

Nella parte orientale dei Paesi Bassi degli architetti pieni di risorse, 2012Architecten, maestri indiscussi del riciclaggio, del riutilizzo e il reinventare, hanno costruito Villa Welpeloo: un’abitazione a chilometro zero per una coppia di collezionisti d’arte.

E’ una casa ecologica quasi interamente fatta con scarti di provenienza locale, dai cartelloni ai vecchi ombrelli rotti. In una composizione moderna di volumi, la forma di questa casa olandese smentisce le sue origini e l’uso di materiale non ortodosso.

L’elemento interessante di questa costruzione è l’uso innovativo, per il mondo dell’edilizia, di Google Maps.

La casa è stata realizzata riutilizzando materiali di recupero e di scarto delle fabbriche e dei lotti di terreno abbandonati nelle vicinanze, per trovare queste risorse residuali  sono state utilizzate le mappe di Google Earth.

Per 2012Architekte l’impiego di materiali secondari non ha motivazioni estetiche ma sottintende un esatto equilibrio ecologico. La realizzazione della facciata ha generato solo il 5 % delle emissioni di CO2 rispetto ad una struttura in materiali nuovi. Per la struttura in acciaio la percentuale sale al 12 %. E’ stata data importanza anche al successivo riutilizzo: la struttura in acciaio non è stata saldata ma solo avvitata.

Il loro approccio all’architettura, che sono soliti definire ricyclicity o anche superuse, ribalta il tradizionale procedimento, partendo da un approfondito studio dell’area circostante il sito, fino a un raggio massimo di 15 chilometri, per stabilire quali possano essere i materiali di recupero disponibili in modo da ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica per il trasporto ma anche per la produzione di componenti nuove ove queste non siano necessarie.

 

L’edificio si articola in una serie di volumi semplici che spiccano a Roombeek, un sobborgo di Enschede, in Olanda, proprio per la loro sobrietà e le linee chiare e per il loro netto contrasto con le abitazioni circostanti realizzate con la più tradizionale struttura a capanna.

Non si tratta di semplice recupero di porzioni di altri edifici; si tratta di utilizzare parti di altre strutture con una funzione in precedenza del tutto diversa che non sono più in grado di soddisfare i requisiti a loro richiesti ma che hanno ancora caratteristiche di qualità e resistenza tali da essere nuovamente impiegati.

Per le facciate, interamente realizzate in legno, sono stati utilizzati gli elementi centrali delle bobine per l’avvolgimento di cavi dismessi da una ditta produttrice di cavi: la loro modularità, le dimensioni standard e la loro alta qualità li ha resi elementi perfetti per lo scopo pur non essendo più adatti alla loro funzione originaria.

Considerate le particolari richieste dei committenti, amanti dell’arte, del collezionismo e organizzatori di piccole mostre private, i progettisti hanno dovuto studiare gli interni in funzione della luce e disporre gli spazi in modo da creare un ambiente adatto.

Per l’illuminazione, anch’essa studiata appositamente, l’abitazione sfrutta il più possibile l’illuminazione naturale; in aggiunta sono state progettate delle lampade realizzate a partire dalla struttura di ombrelli rotti raccolti nel quartiere.

Anche l’elevatore utilizzato in fase di cantiere è stato recuperato per diventare una parte della costruzione stessa, per rispondere alla richiesta dei proprietari di avere a disposizione un elevatore per trasportare i dipinti al piano superiore.

 

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Expocasa 2012, appuntamento con le idee

Scritto da: Fabiana il 13 January 2012 – 10:31

Suggestioni, idee e tendenze innovative: è questo il biglietto da visita di Expocasa 2012, il salone dell’arredamento e del design in programma dal 3 all’11 marzo presso il Lingotto Fiere di Torino. Giunto alla 49° edizione, l’evento richiama e coinvolge i professionisti del settore, dagli architetti agli arredatori, per un viaggio che attraversa le ultime frontiere dell’, i nuovi materiali e concetti abitativi, il design eco-compatibile.

Expocasa 2012

Classico e contemporaneo insieme, per una miscela di idee e stili da affiancare alle nuove tecnologie: troveranno infatti spazio anche le imprese che operano nel settore della ristrutturazione, climatizzazione, risparmio energetico, riscaldamento, materiali. Previsti inoltre incontri con gli architetti e stand interamente dedicati alle soluzioni outdoor e al verde.

ToBEeco 2012

Spazio alla creatività per i giovani designers con il programma toBEeco 2012, nato tre anni fa e che in questa edizione mira a selezionare 40 progetti inediti sul tema dell’En&rgia. Intesa come creazione, creatività e trasformazione. Ma anche come capacità di far breccia sul mercato al momento della commercializzazione del prodotto. Attraverso il sito di Expocasa 2012 è possibile presentare un oggetto o un prototipo che sia originale e che rispetti almeno una delle tre definizioni ECO segnalate: ECOnomia del progetto; ECOlogia di processo; ECOmulti-funzionalità di prodotto.

EXPOCASA 2012

da sabato 3 a domenica 11 marzo

ORARI

Giorni feriali dalle ore 17,00 alle ore 23,00

Sabato e domenica dalle ore 10,00 alle ore 23,00

Ultima domenica dalle ore 10,00 alle ore 20,00

 

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Apre a Mlano il cubo-ristorante della discordia

Scritto da: laura il 22 December 2011 – 12:52

The Cube, questo è il nome del cubo-ristorante di Milano con vista su piazza Duomo che ha suscitato molte polemiche negli ultimi giorni.

La struttura temporanea, completamente trasparente, ideata da Electrolux, è composta di lastre di vetro racchiuse da una struttura in alluminio, tagliata al laser. Tutto, pavimento a parte, è bianco candido (opaco e laccato). Il pavimento in legno e il tappeto sotto al tavolo aggiungono un tocco di calore e atmosfera, mentre la terrazza esterna offre una straordinaria visuale sulla città di Milano.
Tutta la struttura ha una superficie di 150 metri quadrati e pesa 60 tonnellate.

Si tratta di un progetto itinerante, prima di Milano The Cube è stato  a Bruxelles, poi andrà a Stoccolma. Fino ad aprile, nei suoi (soli) 18 posti disponibili, ospiterà una serie di cene speciali, preparate da alcuni degli chef italiani più prestigiosi (tutti stellati Michelin) che si alterneranno nelle cucine con cadenza bisettimanale.

L’installazione del cubo ristorante ha generato una serie di polemiche, a causa del forte impatto visivo sulla piazza principale della città. Piazza del Duomo, dominata dalla cattedrale gotica, ricca di edifici monumentali e suggestivi, è  non solo il centro della città, ma anche il luogo più importante dal punto di vista storico, artistico e culturale,  nonché uno dei luoghi preferiti dai milanesi per incontrarsi.

L’idea piaceva al critico Philippe Daverio che dichiarava ancora prima che la struttura venisse completata:

Primo. Sui ponteggi del Duomo abbiamo visto pubblicità orribili. Secondo: la piazza ha già una architettura caotica: l’installazione, purché temporanea, non può peggiorarla.

Voi cosa ne pensate?

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Una casa al prezzo di un auto: Mima House

Scritto da: laura il 20 December 2011 – 18:03

Mima House è un’abitazione prefabbricata di 36 metri quadri: il prototipo, costruito a Viana do Castelo, nel Portogallo settentrionale, ha il costo di un’auto.

La sfida dello studio Mima è quella di un’architettura moderna, versatile e accessibile. La Mima House è studiata intorno ai bisogni  contemporanei: veloce da realizzare, flessibile, di qualità, ecosostenibile e poco costosa, senza rinunciare al design accogliente e ai dettagli curati.

Lo stile della casa è ispirato al Giappone, celebre per l’essenzialità delle forme e le pareti divisorie di carta di riso e legno. Gli elementi compositivi della Mima House sono leggeri e mobili, così da superare il carattere di fissità tipico delle abitazioni occidentali, a favore di un’abitazione estremamente modulare.

Nonostante si tratti di un prefabbricato, la casa è estremamente personalizzabile, seguendo le guide contenute nella griglia modulare, gli inquilini possono aggiungere e togliere le pareti mobili in una decina di modi differenti: in questo modo, in tempi estremamente rapidi e senza bisogno di operazioni di abbattimento, gli spazi possono mutare da aperti a chiusi e viceversa. Infine, grazie a un sistema di rotazione, i lati delle pareti interne ed esterne possono venire invertite.

La struttura dell’alloggio poggia su una griglia costituita da pannelli di legno quadrati di un metro e mezzo. Le ampie vetrate che compongo il perimetro della casa sono convertibili in qualsiasi momento in muri tramite l’inserimento di pannelli di compensato addizionali.

Chiunque fosse interessato può creare il proprio modello 3D sul sito Mima: www.mimahousing.pt

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Il divano completamante biodegradabile

Scritto da: laura il 19 December 2011 – 14:53

Se siete amanti del giardinaggio ma non sapete resistere al fascino del design, non potete perdere le istruzioni per la costruzione del divano d’erba fai da te di Ready Made.

Non si tratta di un fotomontaggio ma di un divano vero e proprio: niente cuciture, niente imbottiture, niente struttura rigida, solo terra ed erba.

Crescere un divano naturale nel vostro giardino, non sarà un’impresa semplice: oltre ad una ingente quantità di terra, di bacchette in legno e chiodi per definire la forma, di zolle d’erba e di fertilizzante, considerate una buona dose di pazienza.

Alla fine il risultato sarà di sicuro effetto e potrete sfoggiare un sofà 100% biodegradabile.

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