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Stazione Tiburtina: alta velocità per l’architettura contemporanea a Roma.
Scritto da: Cristina il 16 January 2012 – 14:48Quasi cinque anni di lavori, disagi ai cittadini e molte domande su come sarebbe diventata la nuova Stazione Tiburtina, ultimo gioiello dell’urbanistica a Roma.
Dalla fine di novembre, tutte le risposte si sono materializzate nella nuova struttura: uno snodo importante a livello logistico ma anche uno spazio innovativo, una sfida per l’architettura contemporanea che occupa circa 50.000 mq tra binari, negozi, aree di servizio, la struttura a ponte che collega i quartieri Nomentano e Pietralata.
Dopo l’incendio del luglio 2011, i tempi si sono abbreviati e questo spazio, fondamentale per i passeggeri in transito da nord a sud della penisola, è entrato a far parte dei progetti architettonici realizzati, tra i tanti in fermento come quelli di Zaha Hadid a Napoli, Arata Isozaki a Bologna, Santiago Calatrava a Reggio Emilia e Norman Foster a Firenze.
La progettazione era stata affidato allo studio associato ABDR, già fortemente attivo sul territorio romano e non solo, nell’architettura pubblica e privata. I nomi, che non fanno parte certo dell’architettura giovanile, ma che si avvalgono di tanti giovani architetti, sono quelli di Arlotti, Beccu, Desideri, Raimondo. Una grande commissione di appalti pubblici ma per la prima volta realizzati con l’autofinanziamento: diversi lotti di terreno limitrofi saranno venduti dalla RFI – Rete Ferroviaria Italiana – a privati interessati all’espansione urbanistica del territorio adiacente la stazione. Solo la BNL ha già acquistato un lotto per circa 70 milioni di euro!
Non si sono fatte attendere le polemiche per questa operazione in cui le archistar nostrane (il capogruppo è Paolo Desideri) hanno pensato a progetti di architettura innovativa mentre le amministrazioni locali hanno realizzato la solita cattedrale nel deserto, da vendere a caro prezzo, senza un progetto di riqualificazione urbana, mentre intorno alla stazione continuano ad esserci sopraelevate dissestate più che vintage, zone dense di disagio sociale dove sorgono baracche ed edifici in abbandono.
Curiosità: la stazione è stata dedicata, ottimisticamente, a Camillo Benso Conte di Cavour. Un viaggiatore importante, che si spostava in tutta Europa a perorare la causa dell’unità d’Italia. A basse velocità coi treni dell’epoca ma con grande velocità politica.
Tags: architettura contemporanea, innovativa, italia, progetti, riqualificazione, Roma, stazione, stazione tiburtina, struttura, territorio, urbanistica
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Architettura sostenibile – Progetto Off the Grid – Sustainable Habitat 2020
Scritto da: Silvia il 20 April 2011 – 17:50Un progetto ecosostenibile firmato Philips Design conferma la filosofia che sta alla base del brand “sense and simplicity” che promuove la salute e il benessere tramite le nuove tecnologie.
“Off the Grid – Sustainable Habitat 2020” mira a migliorare la qualità della vita con una proposta innovativa e sostenibile.
Si tratta di un nuovo modo di concepire le abitazioni, che tiene in considerazione problemi sociali come la scarsità di risorse idriche, il riscaldamento della terra, l’inquinamento dell’aria e la crescita del numero di abitanti delle città.
La città presa come modello per il progetto è Shangai nel 2020, nella quale si vogliono costruire spazi alternativi con risorse rinnovabili. Le nuove costruzioni in progetto sono dotate di una pelle funzionale e sensibile ai cambiamenti ambientali.
Ad esempio, la facciata di un palazzo può indirizzare la luce negli appartamenti o filtrare l’acqua piovana trasformandola in acqua potabile e per uso domestico. O ancora trasformare il vento in aria condizionata e il calore in elettricità.
Il risparmio ambientale che ne deriva è notevole, visto che, grazie all’utilizzo di questa membrana intelligente, si diventerà indipendenti dai sistemi di approvvigionamento di energia e acqua, riducendo alla stesso tempo l’inquinamento.
Il progetto Off the Grid – Sustainable Habitat 2020 ha ricevuto il premio internazionale Well-Tech, dedicato all’automotive, agli accessori per la casa, ai materiali ecosostenibili e alle energie rinnovabili.
Nuove architetture sostenibili contribuiscono allo sviluppo urbanistico delle nostre città.
Tags: architettura sostenibile, sostenibilità, urbanistica
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Salone Internazionale del Mobile 2011
Scritto da: Silvia il 23 March 2011 – 22:51Dal 12 al 17 aprile torna l’appuntamento con il Salone Internazionale del Mobile 2011 di Milano.
Un’occasione unica per trovare novità e tendenze sull’arredo domestico di oggi, fra pezzi unici e coordinati, fra classico e moderno.
Un punto d’incontro per architetti, designer e produttori di mobili, in cui poter confrontare idee e innovazione.
La Fiera milanese porta con sé ormai ottanta anni di storia e apre le sue porte a prospettive di sviluppo globali e internazionali nel nuovo quartiere di Rho coperto dalla singolare vela di vetro e acciaio di Massimiliano Fuksas, autorevole architetto a livello internazionale specializzato nello studio delle grandi aree metropolitane.
Nuovi confini geografici, sociali ed economici si aprono nel sistema espositivo di Milano 2002-2005. Il progetto della Fondazione Fiera Milano punta ad incrementare il volume di affari della Regione Lombardia, a creare una maggiore vivibilità dell’area urbanistica di Milano e a mantenere la leadership della fiera a livello internazionale.
Il sistema espositivo comprende due poli: il Nuovo Polo di Rho-Pero nell’area bonificata dell’ex raffineria Agip e il Polo Urbano, la restante parte della Fiera dopo le operazioni di cessione e riqualificazione di una parte dello storico quartiere fieristico.
Il Nuovo Polo occupa una superficie lorda di 530.000 metri quadrati di pavimento, in un’area complessiva di due milioni di metri quadrati. La struttura offre comfort ed ospitalità efficiente a tutti i partecipanti e organizzatori della fiera, in modo da agevolare un’enorme flusso di merci e persone.
Il Polo Urbano è il risultato della ristrutturazione di una parte del quartiere fieristico, oggetto di una riqualificazione in ambito urbano.
Così la città di Milano risulta rinnovata nella sua geografia urbana e spazi prima destinati ad esposizioni fieristiche vengono dedicati a centri di residenza, uffici, verde e centri di interesse culturale e istituzionale.
La struttura complessiva della Fiera di Milano si estende su 710.000 metri quadrati e rappresenta uno dei più grandi sistemi fieristici nel mondo.
Salone Internazionale del Mobile 2011
Categorie d’Interesse
Operatori del settore
Pubblico generico (ultimo giorno)
Orari di Apertura
Espositori
8.30 – 19.00
Visitatori
9.30 – 18.30
Tags: architettura design, architettura italiana, architettura moderna, eventi, evento, salone del mobile, urbanistica
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Garage San Marco – Progetto di riqualificazione degli spazi destinati al pubblico e ad uffici
Scritto da: Silvia il 23 March 2011 – 20:20Il Garage San Marco è situato a Venezia a Piazzale Roma, il punto più estremo raggiungibile in automobile dalla terraferma.
L’intervento di riqualificazione interessa il piano terreno dell’ immobile, in particolare gli spazi destinati al pubblico (ingresso pedonale, parcheggio al piano terreno, e zona ascensori), e gli spazi destinati all’ amministrazione del Garage (uffici e postazioni operative) .
Venezia è il luogo di coniugazione tra terra e acqua, e il suo ganglio estremo è il Garage San Marco, per questo il concept invoca l’ idea di fluidità propria dell’ acqua, grazie all’ uso di linee sinuose e volumi trasparenti che garantiscono una continuità visiva tra esterno ed interno; questa scelta progettuale è rafforzata e simboleggiata dalla presenza di un elemento a nastro che attraversa ed avvolge gli ambienti senza soluzione di continuità, nelle molteplici funzioni di pensilina, insegna esterna e corpo illuminante, quindi come elemento di connotazione dello spazio sia urbano che interno.
Il fronte esterno è stato ridisegnato grazie a due volumi delimitati appunto da pareti perimetrali in vetro, posti ai lati della carreggiata: uno più piccolo a sinistra, destinato al personale di servizio e ad una postazione cassa notturna, che accompagna la vista lungo la profondità del corpo di fabbrica; l’ altro più ampio a destra, destinato all’ ingresso pedonale e alla zona casse principale, all’ interno del quale la struttura portante dell’ edificio viene liberata, e restituisce anche in questo caso un’ immagine di continuità spaziale grazie alla trasparenza del vetro. In posizione centrale tra questi due volumi trasparenti, sospesa sopra la carreggiata, è stata prevista una teca anch’ essa in vetro per esporre vetture o altri oggetti di grandi dimensioni, la cui parete di fondo è interamente trattata con grafica retroilluminata.
All’ interno del volume principale, il nucleo centrale delle quattro colonne è trattato come un punto focale: due sono rivestite in mosaico, mentre per le altre due si è previsto un sistema espositivo di vetrine, sistema che si ripete anche sulla parete immediatamente dopo l’ ingresso e nella zona ascensori.
Poco dopo l’ ingresso si trovano le casse, racchiuse entro un involucro curvilineo anch’esso in vetro, opalino e retroilluminato lungo tutta la parte inferiore.
Alle spalle delle casse vi è l’ ingresso alla zona uffici, riservato al personale del garage. Qui lo spazio è improntato alla funzionalità, pur garantendo una stretta continuità linguistica con il concept generale; continuità che si riscontra dalla scelta dello stesso pavimento utilizzato negli spazi pubblici, dalla presenza di partizioni vetrate a tutta altezza, e di un volume smussato al cui interno vi sono i due uffici operativi.
Particolare attenzione è stata dedicata al design degli arredi su misura: i banchi cassa, la cassa notturna ed un piano per il servizio fermoposta, sono ugualmente trattati con un piano di lavoro in pral il cui spessore è stato notevolmente enfatizzato.
Le pareti espositive sono trattate esternamente con una finitura laccata, ed internamente sono rivestite in pelle, con mensole in cristallo illuminate dall’ alto o da dietro.
La scelta delle finiture e dei colori si è orientata su tonalità tenui per dare il massimo rilievo al nastro continuo in acciaio laccato rosso: quindi bianco per i materiali mat come la pelle delle vetrine ed il pral degli arredi su misura; silver per le laccature spazzolate delle pareti espositive e per i pavimenti, sia quelli interni, in listoni di gres con particelle di metallo, che esterni, in resina con quarzi grigi; acciaio lucido per le colonnine di sostegno delle pareti vetrate, le zoccolature e gli appoggi degli arredi su misura.
Notevole rilievo è stato inoltre dedicato all’ illuminazione: all’ interno delle pareti vetrate sono stati previsti dei faretti incassati sia a terra che a soffitto per valorizzarne il perimetro curvilineo e la trasparenza. Nella zona centrale le colonne sono valorizzate da un’ illuminazione dedicata: una lampada a sospensione realizzata in elementi di vetro soffiato disegnata ad hoc.
L’ illuminazione a terra segna anche lo spazio esterno al centro della carreggiata; quest’ ultima, nella parte destinata a parcheggio, è illuminata anche a soffitto da apparecchi dalla forma aerodinamica, e da ribassamenti in cartongesso con illuminazione perimetrale.
Il progetto ha previsto anche un elemento di arredo urbano dedicato: si tratta di una panchina disegnata ad hoc costituita da un’ intelaiatura in ghisa sagomata, ed una seduta dalle linee morbide in listelli di legno.
Iosa Ghini Associati
www. iosaghini.it
Tags: design, riqualificazione, sviluppo urbano, urbanistica
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Critica architettonica e architettur(a)zione del paesaggio – Dalla teoria ai nuovi progetti
Scritto da: Silvia il 23 March 2011 – 16:24di Paolo Marzano
Nel gennaio del 2005, nella pubblicazione di uno dei tanti scritti di rete, riportavo i risultati di alcune mie ricerche discutendo sulla direzione che la critica architettonica poteva seguire. Trattavo la trasformazione della città, nell’ambito delle nuove tecnologie applicate alla qualità architettonica e ai flussi dei sistemi urbani di comunicazione. Cercai, ricordo, di ampliare le mie osservazioni alle soluzioni strutturali-formali, del periodo. Veniva a comporsi così un percorso, tra progetti e opere pubblicate, in cui le evoluzioni strutturali adottate o le sperimentazioni messe a punto, sottolineavano le possibilità espressive che, grazie all’apporto tecnologico, realizzava una sofisticata integrazione con i ‘segni’ di quel particolare tempo.
Le conquiste tecnologiche, l’avanzamento dell’informatica, la cultura della ricerca architettonica, l’evoluzione dei materiali, le innovazioni nel campo spaziale e del recupero di energia da fonti alternative, hanno contribuito in maniera sostanziale ad evidenziare i grandi passi fatti dall’uomo in questo campo. Dall’insieme di queste componenti fondamentali, conseguiva una lenta naturale ‘preferenza’. Ciò avrebbe preteso nuove intuizioni, nuove visioni che a loro volta avrebbero individuato nuovi comportamenti e nuove scelte per le responsabili decisioni di sviluppo futuro. Studiando e osservando attentamente l’evoluzione di alcune particolari architetture, notavo, infatti, la predominanza di una leggerezza strutturale, accompagnata da una componente tecnico-funzionale che partecipava ad un’alternativa composizione scultorea del paesaggio, unita indissolubilmente al complesso apparato delle reti di cui queste architetture rimangono tutt’ora, metafora calligrafica e verifica fisica, sostanziale. Da allora, sono state numerose le opere, i progetti esaminati e gli scritti sollecitati che la rete ha raccolto. Tutti rispondenti a determinate caratteristiche ed a componenti strutturali che potevano ricondurre a comuni intenti progettuali, secondo una classificazione rispondente a funzioni selezionate, per gli scopi della ricerca che mi ero prefissato di condurre. (2)
L’evoluzione informatica e l’onda ‘mediale’, della quale siamo partecipi e sempre più attenti interpreti, hanno prodotto una notevole accelerazione dei sistemi di comunicazione, di trasferimento delle idee, della pubblicazione delle ricerche e del modo di recepirle, studiarle e perché no, ridiscuterle. A quel tempo, perciò, parlavo di continue e veloci ‘ibridazioni’, capaci di coinvolgere proprio quelle architetture, nate da ricerche sullo spazio architettonico contemporaneo e sul modo di sfruttarlo per migliorare la nostra esistenza o almeno tentare di farlo. I riferimenti teorici storici e bibliografici sono tutti presenti nei miei scritti pubblicati. Era, appunto, il periodo dell’inaugurazione del ponte in Francia di ‘Viaduc millau’.
Come risultato, dunque, arrivavo ad una visione d’insieme di trasformazione del paesaggio e ne chiarivo, diradandone l’immagine che si presentava, nei miei appunti:” … l’alba di una nuova procedura progettuale per la città, indagherà, grazie a queste strutture ‘in quota’, altri spazi come ho sempre sostenuto, con altri parametri dimensionali e ambiti funzionali, la città perderà sempre più i margini e si inoltrerà destrutturandosi, lungo direzionalità nuove, avvilupperà le direttrici stradali, fondendosi con il territorio circostante, ma senza invaderlo. Gli stessi piloni dei viadotti assolveranno ad altre funzioni”. La direttiva rimaneva quella di proiettare possibilità inesplorate su funzioni d’uso già date, magari ‘aggiornate’ e riconvertite dal tempo, quindi, chiamate a strutturare altre realtà urbane. Il mio approccio a questa ricerca arrivava a concretizzarsi secondo strategie possibili per quella che poi, ho definito ‘l’architettur(a)zione’ del paesaggio contemporaneo:“…. sfruttare le lunghe arterie di comunicazione per ricavarne la colonna vertebrale, per esempio, di una struttura fotovoltaica o a pannelli solari o ancora eolica per produrre energia, …. per esempio sfruttando i tracciati autostradali, di linee fotovoltaiche (e non più campi), o i viadotti o le sopraelevate o i ponti, ……(per esempio i pannelli fotovoltaici addossati ai piloni dei viadotti o compattati come le barriere antirumore delle autostrade, oppure pale eoliche applicate tra le campate dei piloni dei viadotti o dei ponti …..)”.(3)
Arriviamo a oggi. Dopo la congestione di immagini e progetti, tanto suadente quanto immaginifica, ma tanto poco reale, dell’equivoco sopravvalutato dell’archistar e della città ‘frammentata’ da ‘logo’, modelli che si sono rivelati incapaci tutt’ora, di riscrivere testi architettonici o di mappare nuove geografie sociali. Arriviamo quindi ad un limite ormai evidente e dichiarato: “Stazioni, ospedali, scuole, interi quartieri sono chiamati ad accogliere ipermercati, negozi, caffè, ecc. al fine di intrecciare sempre più strettamente e totalitariamente il senso dell’abitare con la mercificazione delle esistenze. A quest’urbanesimo esploso non possono rispondere né le gated communities, né mirabolanti grattacieli “brandizzati”, la cementificazione assedia queste nuove eterotopie malinconiche e ci pone dinnanzi al compito urgente di ripensare la creazione di ambiente, l’impronta ecologica, il valore d’uso. La sottrazione costante di spazio pubblico non si traduce unicamente in una privatizzazione dello spazio stesso, quanto in un depotenziamento di vita dei singoli e delle società”. (4)
Evidente, dunque il vuoto intorno alla critica architettonica, annichilita o forse assopita se non assuefatta dalla visione che ha generato tale paradossale realtà. Una distrazione, nell’evoluzione della critica architettonica, che si è limitata a sorvolare su quelle soluzioni urbane isolate incondizionatamente enigmatiche. Nessuna iperbole concettuale, facile invece, se non banale, il riferimento al geniale Aleph di J.L.Borges, quando scrive: ”Cautamente al principio, poi con indifferenza, infine con disperazione, errai per le scale e pavimenti dell’inestricabile palazzo. (In seguito comprovai che la estensione e l’altezza dei gradini erano incostanti, fatto che spiegava la singolare stanchezza che mi produssero.) Questo palazzo è opera degli dèi, pensai in un primo momento. Esplorai gl’inabitati recinti e corressi: Gli dèi che l’edificarono erano pazzi. Lo dissi, ricordo, con un’incomprensibile riprovazione ch’era quasi un rimorso, con più orrore intellettuale che paura sensibile”.(5)
Da Borges riceviamo uno scenario stimolante, a tal proposito, quando descrive gli uomini che, raggiunta l’immortalità, trasformano prima essi in trogloditi e poi la loro città, riducendola in un oggetto incomprensibile e usando “ … insensate complessità costruite secondo un’architettura mancante d’ogni fine”. Tessere di puzzle architettonici che azzerano l’assemblaggio, negando qualunque “relazionalità” con l’intorno. Non convincono, anzi non l’hanno mai fatto. Ora si affaccia un’opportunità inattesa, non prevista che viene fuori dalla somma di componenti unitesi casualmente; la pratica costruttiva, l’economia dei materiali, la tecnologia del tempo, i regolamenti sullo sviluppo delle fonti di energia alternativa e le riconversioni strutturali delle aree dismesse o comunque soggette a probabili trasformazioni.
Dalle immagini che vedete allegate all’articolo, lo sky-line sta mutando e l’architettura, segue un suo fine, ben strutturato; i collegamenti viari cercano connessioni e si sono ‘attivati’ al recupero di energia.
Una rete ‘sinaptica’ reale, al servizio della città.
La critica architettonica unita alla dinamica intellettuale dell’azione progettuale, genera ambiti di confronto importanti; dall’utopia trae il vitale impulso e dal “carattere distruttivo (abrasivo) del quotidiano” (6) consuma e modifica, la materia prima, della città, condividendone, poi, le poderose risultanze (7). Si arricchisce così, il bagaglio di inattese potenzialità sempre più collaboranti funzionanti da innesco per la costruzione di nuovi scenari urbani. La critica architettonica dunque, come un vero e proprio sensore organico, segnala ‘movimenti’ rizomatici che vanno oltre la realtà apparente delle cose. (8) Occorre riconfigurare la città diventata ‘diffusa’ o come ritengo si possa ridefinire “esterna” (9), reinterpretandola come un sistema di collegamenti e relazioni urbane innervatesi secondo direttrici ‘energetiche’ e ramificazioni funzionali nuove. Da questi ultimi progetti (2011) vengono fuori i primi interessanti risultati; eccoli dunque i piloni eolici dell’altissimo viadotto, le pale del sistema ibrido (eolico/solare) progettato da Francesco Colarossi, Giovanna Saracino e Luisa Saracino sfruttano le correnti d’aria che si incanalano nel tratto della costa calabrese compresa tra Scilla e Bagnara, e sfociano verso il mare, il People Mover progettato per la città di Bologna è un sistema di trasporto di tipo innovativo dal punto di vista tecnologico, nella regolazione della circolazione nonché nelle caratteristiche architettoniche, poi il primo grattacielo al mondo ad integrare turbine eoliche nel proprio design è il Bahrain World Trade Center, negli Emirati Arabi o ancora il modulo ad albero eolico Power flower ad Amsterdam.
“Il profilo di una città diversa è in/formazione, gli organi che la costituiranno nascono dall’evoluzione delle tecnologie applicate all’architettura, dalle teorie derivate da una storia ricca di spunti ancora tutti da verificare e rivalutare come spazi tenuti chiusi, da riattivare.” (10)
Luoghi, dunque, caratterizzanti, conformi a nuove destinazioni d’uso, per inattese esaltanti potenzialità che solo il tempo ha lasciato scoprire d’altronde conoscevamo quanto già scritto da Kubler, “La nostra capacità di accettare nuove conoscenze è strettamente limitata dalle condizioni di conoscenza esistente […] Più sappiamo e più siamo capaci di accettare nuove conoscenze […]. Per lunghi periodi intermedi una sequenza formale (spazio architettonico) può apparire inattiva, semplicemente perché non esistono ancora le condizioni tecniche per il suo risveglio. […] In qualsiasi momento, l’originalità, è limitata entro questi stretti confini, cosicchè nessuna invenzione oltrepassa il potenziale della propria epoca. Può accadere che, un’invenzione (intuizione) sembri toccare il limite massimo delle possibilità, ma se oltrepassa quella zona di penombra essa è destinata a restare un giocattolo curioso o a scomparire nel mondo dei sogni” (corsivo mio). (11)
Sarà compito della critica architettonica, sollecitare le nuove potenzialità concettuali, per una maggiore forza espressiva conquistata e per arricchire il tavolo da laboratorio della ricerca architettonica, di sofisticati strumenti sempre più capaci di tradurre la colta sensibilità, supportata dalla tecnologia, in preziosissima ‘qualità di vita’, per l’uomo contemporaneo.
“Non sappiamo se il futuro dell’architettura muoverà la sua attenzione verso “installazioni” organiche ….o ibriderà i sostegni delle reti viarie (piloni dei viadotti e dei ponti) riconvertendoli in supporti per pannelli fotovoltaici….” Gli stessi piloni dei viadotti assolveranno ad altre funzioni. La direttiva rimane quella di proiettare possibilità inesplorate su funzioni d’uso riconvertite dal tempo e chiamate ad altri scopi … sfruttare le lunghe arterie di comunicazione per ricavarne la colonna vertebrale, per esempio, di una struttura fotovoltaica o a pannelli solari o ancora eolica per produrre energia, …. per esempio sfruttando i tracciati autostradali, di linee fotovoltaiche (e non più campi), o i viadotti o le sopraelevate o i ponti, ……(per esempio i pannelli fotovoltaici addossati ai piloni dei viadotti o compattati come le barriere antirumore delle autostrade, oppure pale eoliche applicate tra le campate dei piloni dei viadotti o dei ponti …..”. Tratto da alcuni scritti del gennaio 2005 – maggio 2007.
Dopo aver letto il brano, oggi, in pieno 2011 osservate per esempio i risultati del concorso sul ”PARCO SOLARE SUD/SOUTH SOLAR PARK” visibili al link:
http://www.newitalianblood.com/solarparksouth/
Note e riferimenti alle immagini:
(1) Paolo MARZANO – Come “Ibridazioni” volevano dimostrare. L’Architettura … in quota! gennaio 2005
http://www.costruzioni.net/comeibridazionivoldimostrare.htm
(2) Paolo MARZANO – Ibridazioni III Capitolo – Sulle nuove fonti di energia alternative per la progettazione – marzo 2006
http://www.costruzioni.net/articoli/architetturazione/architetturazione.htm
http://www.edilweb.it/modules.php?name=News&file=article&sid=50
http://www.newitalianblood.com/showt.pl?id=1144&from=rss
http://www.costruzioni.net/comeibridazionivoldimostrare.htm
(3) Paolo Marzano – L’Architettur(a)zione del paesaggio contemporaneo – Richiami di Neue sachlichkeit (Nuova oggettività) dell’urbano a venire” – in “5 edifici ecocompatibili a Roma”, progettati dall’arch. Andrea Giunti – De Luca editori d’arte – maggio 2007
(4) Mllepiani Urban n.3, Critica della ragione urbana, collana eterotopia dell’Associazione Culturale Eterotorpia, Milano 2011
(5) Jorge Luis BORGES, L’Aleph, Feltrinelli, Milano marzo 2005
(6) Walter BENJAMIN, Il carattere distruttivo – L’orrore del quotidiano, in Millepiani Mimesis n.4, Associazione Culturale Mimesis, Milano 2005.
(7) Paolo MARZANO, Sublimi transitorietà – ricognizione riflessiva di alter-azioni ancora percepibili dei corpi architettonici, in Architettare.it e in anche in Millepiani URBAN – architettura urbanesimo estetica
http://www.alessandrogagliardi.it/urban/
(8) Paolo MARZANO, Ecologia urbanica – genesi dell’uomo sensore, in Architettare.it, anche in Millepiani URBAN – architettura urbanesimo estetica
(9) Paolo MARZANO, Porosità del pluriurbano – Alle soglie della città esterna, in Architettare anche in Millepiani URBAN – architettura urbanesimo estetica
e in Paolo Marzano, Le città e(s)terne, in Experience n.7/0, Edizioni Mattioli 1885 s.p.a., Fidenza, 2005.
(10) Paolo MARZANO, Memorie’ digitali … per l’architettura – Un approccio sperimentale a spazi urbani ritrovati, II Volume della rivista di Arte Architettura Design e Cultura “Kunstwollen – Architetture Salentine, Edizioni Esperidi aprile 2010
(11) George KUBLER, La forma del tempo – La storia dell’arte e delle cose, Einaudi Torino 1989
Immagini di riferimento e link di approfondimento:
- Ponte eolico sulla Salerno-Reggio Calabria
http://italianvalley.wired.it/news/ambiente/solar-wind-salerno-reggio-calabria.html
- Nastro di energia People Mover, Bologna
http://www.architettare.it/people-mover-bologna.html
- Grattacielo sostenibile. Il primo con turbine eoliche integrate
http://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/nel-mondo/grattacielo-sostenibile-turbine-eoliche-integrate-153.html
- Albero eolico “Power Flower”, Amsterdam
http://www.tentaculus.it/design/2011/03/power-flower-dal-paese-dei-mulini-a-vento/
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Torna a Campobasso la rassegna ‘Incontri di architettura’
Scritto da: Simone il 5 May 2009 – 19:06Torna la rassegna “Incontri di architettura” organizzata dall’Ordine professionale della Provincia di Campobasso per stimolare e tenere acceso il dibattito intorno alla cultura del progettare, del ricercare nuovi mezzi e forme per vivere gli spazi in modo funzionale, sicuro, sostenibile.
Torna in un momento in cui “l’arte del costruire” ha anche i riflettori della magistratura puntati addosso. Il recente terremoto che ha quasi raso al suolo L’Aquila ha messo in evidenza un sistema di realizzazione dei lavori che troppe volte mette il profitto al primo posto e che non può essere piú tollerato. Per questo oggi parlare della migliore architettura italiana significa parlare di futuro, un futuro diverso in cui il rispetto per l’essere umano sia posto di nuovo al centro della ricerca, del lavoro, delle coscienze di chi progetta e, soprattutto, realizza gli ambienti in cui la vita si dispiega. Il convegno che inaugurerà la mostra diventa così occasione per approfondire l’attualità mettendo però in evidenza le eccellenze dell’architettura italiana. Perché possano diventare esempio anche per il territorio regionale dove ancora c’è tanto da fare nell’ambito dell’architettura pubblica e privata.
L’Ordine degli architetti della Provincia di Campobasso con la mostra “Contrappunto” – in esposizione fino al 24 maggio nella Galleria Limiti Inchiusi – propone i progetti degli studi Sincretica di Giovanni Vaccarini di Teramo e Hof di Perugia. Il primo e’ un gruppo di progettazione e design che pone al centro del proprio lavoro la qualità del progetto; qualità intesa in tutte le sue possibili declinazioni: qualità architettonica, capacità di gestione integrata delle commesse, comunicazione, soddisfazione del committente. Il gruppo nel febbraio 2005 ha ottenuto la certificazione di qualità UNI EN ISO 9001/2000 per “progettazione architettonica e direzione lavori nei settori delle costruzioni e dell’urbanistica” (settore EA:34 certificato n. IT05/0193) La società iscritta nel registro delle società di progettazione dell’autorità di vigilanza sui lavori pubblici del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. Il secondo è un laboratorio di idee che raccoglie le esperienze progettuali dei suoi afferenti ed esplora con approccio sperimentale le tematiche e il linguaggio dell’architettura contemporanea. Lo studio nasce da Hof Associati fondato da Paolo Belardi e da Alessio Burini nel 1987 a Perugia. Le opere e i progetti dello studio hanno ottenuto la selezione al Premio internazionale di Architettura Andrea Palladio, la menzione speciale al Premio nazionale di architettura Luigi Cosenza, il premio speciale al Premio internazionale Dedalo Minasse alla committenza di architettura.
L’ORDINE DEGLI ARCHITETTI
PIANIFICATORI, PAESAGGISTI E CONSERVATORI
DELLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO
presenta
INCONTRI DI ARCHITETTURA 2009: “CONTRAPPUNTO- GIOVANNI VACCARINI e OFH”
Convegno e inaugurazione mostra
GIOVEDI 7 MAGGIO ORE 18
SALA ALPHAVILLE via Muricchio 1, Campobasso
“L’architettura è la piú antica professione sulla terra,
l’arte del costruire, ma anche l’arte di rappresentare le cose”.
Renzo Piano, 2007
dal 7 al 24 MAGGIO Galleria LIMITI INCHIUSI, VIA MURICCHIO 1, CAMPOBASSO
Riferimenti web: www.architetticampobasso.it
Orari: inaugurazione giovedì 7 maggio 2009 ore 18,00
Giorni successivi: mattina su prenotazione – pomeriggio 17,30 – 20
Tags: Andrea Palladio, architetto, architettura, Campobasso, convegno, costruzioni, eco, GIOVANNI VACCARINI, iso 9001 2000, italia, lavoro, Luigi Cosenza, ordine degli architetti, Paolo Belardi, premio, progettazione, progettazione architettonica, progettazione e design, renzo piano, ricerca del lavoro, terremoto, urbanistica
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Over design over
Scritto da: Simone il 24 March 2009 – 16:11É stata da poco inaugurata presso la Rocca Paolina di Perugia l’esposizione “Over design over. Materia, Tempo e Natura nel design contemporaneo”, visitabile fino al prossimo 13 aprile 2009.
La mostra, curata da Marco Rainò e Andrea Margaritelli, si propone di stimolare una riflessione critica in merito al design contemporaneo, analizzando quest’ultimo attraverso tre categorie d’indagine quali “materia”, “tempo” e “natura”, poi “tradotte” in altrettante aree espositive.
Una composita collezione di selezionati oggetti “ad alto impatto visivo”, disegnati da 44 designer – tra affermati ed emergenti – è distribuita attraverso i circa 600 metri quadrati dello storico edificio perugino. “Over design over propone attraverso oggetti in equilibrio tra forma e funzione, un design altamente sperimentale e offre nel contempo l’opportunità per l’osservatore di riflettere sul significato del design oggi”, spigano gli organizzatori della mostra.
Le opere, alcune delle quali create in vista dell’iniziativa o presentati in anteprima assoluta, sono esposte in sequenza ragionata. Ciascuno spazio è introdotto col contributo di un noto designer italiano, che su invito dei curatori ha anche realizzato un video inedito dedicato a uno dei temi dell’evento. Nello specifico Michele De Lucchi ha lavorato sulla categoria “Materia”, Enzo Mari in riferimento al “Tempo” e Andrea Branzi in merito alla “Natura”.
Delle strutture ideate per l’occasione circondano i pezzi esposti. Completano l’allestimento i contributi video e le modulazioni luminose proiettati sulle pareti della Rocca Paolina.
La mostra rientra nel calendario di iniziative della stagione culturale 2008/2009 locale, intitolata “Infinita Città”, ed è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Giovanili e dall’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Perugia e in collaborazione con Regione Umbria, Fondazione Cassa di Risparmio e Fondazione Guglielmo Giordano.
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ARTS AND CRAFTS E CITTA’ GIARDINO
Scritto da: Simone il 25 February 2009 – 13:59Il fenomeno “Arti e mestieri” risulta storicamente indecifrabile se non viene relazionato alla passione neogotica che anima l’Europa sin dai primordi dell’Ottocento trovando il massimo teorico nel francese Eugene Viollet le Duc.
I principali esponenti del movimento Arts and Crafts sono William Morris e Frank Lloyd Wright.
Morris si oppone allo sperpero di una secolare esperienza artigiana, calpestata dalla marea livellatrice del mondo industriale. Constata che, sul terreno dell’arte, la macchina non offre nulla: sforna colonne doriche e fregi corinzi, sagome stile impero, profili rinascimentali, mortificando ogni segno qualificante ed immettendo sul mercato disgustosi obbrobri, quindi condannò la macchina e risuscitò le arti e i mestieri.
Sposatosi nel 1859, Morris si pone subito il problema di costruire la propria residenza. Ma con quali elementi, o parole, se non riesce a trovare una porta, un lume, una maniglia, una carta da parato disegnati onestamente?. Presto si convince che è inevitabile ricominciare da capo, compiendo un’operazione di azzeramento culturale. In questo consiste la valenza rivoluzionaria della “Casa Rossa” a Bexley Heath nel Kent, il cui artefice Philip Webb, concreta il dettagli ideologico morrisiano. Capire la Red House significa cogliere alla genesi il senso della nuova ricerca, che sottende l’intero corso dell’architettura moderna.
In questo edificio Webb fa il progetto architettonico, mentre Morris disegna gli arredi; e allora egli pensa di fondare un laboratorio di arte decorativa con lo stesso Webb, Marshall, Rossetti e Brown e nel 1862, il gruppo entra in commercio col nome di Morris, Marshall, Faulkner & Co..
La ditta produce tappeti, tessuti, carte da parati, mobili e vetri.
Per cercare di dare forza alle proprie teorie, sente l’esigenza di partecipare alla vita politica, e nel 1877 si iscrive alla sezione radicale del Partito liberale, nel 1883 passa alla Federazione democratica e diventa tesoriere del partito, l’anno dopo fonda la Lega socialista e dirige il giornale “The Commonweal”.
In sede politica Morris associa la produzione meccanica al sistema capitalistico, perciò pensa che la rivoluzione socialista arresterà contemporaneamente la meccanizzazione del lavoro, e sostituirà i grandi agglomerati urbani con piccole comunità, ove gli oggetti utili saranno prodotti con procedimenti artigiani. Così anche il suo socialismo diventa utopistico e inadatto ad affrontare i problemi reali degli ultimi decenni del secolo XIX. Anche in questo punto l’esperienza pratica finisce per correggere in parte la teoria;
nonostante gli sforzi di Morris per ammettere nelle sue officine solo procedimenti medievali, parecchi prodotti – specialmente tessuti- devono essere lavorati a macchina e negli ultimi scritti pare che Morris attenui il suo rigoroso rifiuto, ammettendo che tutte le macchine possono essere usate utilmente, purché dominate dallo spirito umano.
Insieme a Morris altri esponenti del movimento “Arti e Mestieri” sono, a Howard e Raymond Unwin. Nel 1898, Howard pubblica il volumetto Tomorrow: a Peaceful Path to Real Reform che esce in seconda edizione nel 1902 col titolo Garden Cities of Tomorrow.
Da buon manager, sapeva seguire un ideale senza perdere contatto con la realtà, credeva nell’opinione pubblica e la scosse con libri e conferenze. Ma era conscio che l’opinione pubblica non bastava, per non restare nell’utopia bisognava raccogliere fondi, comprare terreni stimolare gli investimenti.
L’approccio howardiano si colloca sullo sfondo delle eterogenee esperienze precedenti. Da un lato, gli insediamenti costruiti dalle industrie private (la città dell’acciaio Goransson di Sandviken in Svezia), dall’altro gli utopisti rivoluzionari come Owen e Fourier. Ebbene, tra i quartieri dell’impresa privata e il falansterio, Howard sceglie una via mediana. E’ assurdo paragonare la sua città giardino alle fantasie collettiviste di Owen e Fourier perché si basa su principi fattibili.
Howard si affianca al movimento Arts and Crafts anche perché le sue tesi collimano con un riesame dell’urbanistica medievale, l’idea basilare della città giardino parte dal proposito di salvare sia l’organismo urbano che il territorio rurale, la città dal congestionamento, dallo squallore e dai tuguri, la campagna dall’abbandono e dalla fatiscenza.
A livello linguistico e teorico, i due salienti contributi inglesi della seconda metà dell’Ottocento, l’architettura Arts and Crafts e l’urbanistica delle città giardino, furono presto obliterati dalla nascita di un’arte nuova diversa, che si imporrà in campo mondiale col nome di Art Nouveau.
Tags: acciaio, architetto, architettura, architettura moderna, casa rossa, eco, edificio, frank lloyd wright, macchina, Tessuti, urbanistica, USA
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Mario Bellini fa splendere Milano
Scritto da: Simone il 10 December 2008 – 12:24Entro il 2011 sorgerà a Milano una “cometa”, disegnata da Mario Bellini.
Si tratta del Milano Convention Center (MIC) destinato a diventare il centro congressi più grande d’Europa. Il progetto, ufficialmente presentato il 14 novembre scorso, prevede la riqualificazione del Portello e la fusione con l’attuale MIC.
Il nuovo centro offrirà 18.000 posti a sedere, 1 auditorium, 1 plenaria, 73 sale modulari e 54.000 mq. espositivi. Un portico alberato lungo 800 metri e largo 15, che correrà lungo tutto il Portello, dove si potrà passeggiare e andare in bicicletta. Tre piani di metallo e vetro affacciati sui grattacieli di City Life. Tutto sotto le ali di una cometa.
Il piano di riqualificazione del Portello si inserisce armonicamente nel più ampio processo di trasformazione dell’area nord-ovest di Milano. Il progetto è stato ideato nel segno della responsabilità sociale promuovendo integrazione urbanistica, verde, e un innovativo e complesso sistema di pannelli fotovoltaici (a strati sottili in silicio amorfo). Questo sistema renderà il nuovo MIC non solo una struttura autosostenibile dal punto di vista energetico, ma anche un fornitore di energia elettrica al territorio circostante.
“Un innesto di corpi metallici e vetrati – tre affusolati foyer a livelli diversi – con spettacolari viste a 180 gradi sul cuore di City Life stravolgono e concludono la vecchia testata fino ad ora rimasta incompiuta. Un grande volume squadrato escresce e violenta la copertura attuale, mentre un inatteso asteroide-auditorium galleggia a fianco su una corona di colonne preesistenti”.
Bellini ha immaginato la struttura come una cometa la cui estensione orizzontale gareggerà con quella verticale dei grattacieli di City Life, affacciandosi su questa area come “uno sciame di raggi luminescenti che si staccano, ondeggiando dal nucleo più denso della testata fino a formare una coda lunga 200 metri”.
Una cometa, appunto, destinata a diventare un simbolo.
La cometa si estende per 200 metri di lunghezza e 140 di larghezza a un’altezza di 46 metri.
La cometa è concepita come combinazione di 8.000 metri di raggi luminescenti, ciascun raggio formato da 4 nastri, affiancati, profilati in alluminio ultrasottile, anodizzato color argento, e microforato (che rende ulteriormente leggera e semitrasparente l’intera struttura).
Ogni raggio è sostenuto da leggere strutture reticolari tridimensionali in acciaio, al centro delle quali corrono 8.000 metri di luce canalizzata prodotta da sorgenti luminose di Led a basso consumo. Lungo ogni nastro profilato è possibile inserire un pannello fotovoltaico sensibile alla luce anche in assenza di sole.
Tutti i materiali utilizzati sono riciclabili.
Il tratto distintivo dell’intervento di Bellini sarà l’enorme Cometa di alluminio microforato che coprirà con i suoi raggi l’intero padiglione, a partire dalla facciata verso il nuovo contestato quartiere CityLife. Tutti e tre i vecchi padiglioni del polo fieristico cittadino saranno attraversati da un percorso ciclo-pedonale sopraelevato che congiungerà l’area delle tre torri (il Dritto – architetto Arata Isozaki, lo Storto – architetto Zaha Hadid e il Curvo – architetto Daniel Libeskind 2014) con il Monte Stella. Si tratterà dunque, ha concluso il presidente della società di ingegneria “Sviluppo Sistema Fiera” Leonardo Carioni, di
“un organismo aperto in grado di inserirsi nel contesto urbano di riferimento, per rispettare la vocazione congressuale che definirà sempre più il polo fieristico urbano”.
Tags: acciaio, architetto, Daniel Libeskind, EUR, ingegneria, Leonardo Carioni, mario bellini, materiali, MIC, Milano, Monte Stella, riqualificazione, Sara Lombardi, struttura, territorio, urbanistica, urbanistica verde
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L’Acquario Romano: “casa” degli architetti
Scritto da: Simone il 2 December 2008 – 09:46
La lenta trasformazione dell’Ordine degli Architetti, in corso da alcuni anni, ha fatto un ulteriore passo in avanti, un passo fondamentale che ha visto il trasferimento dei nostriuffici nei locali dell’Acquario Romano.
Si è trattato di un cambiamento che ha comportato scelte per alcuni versi difficili da compiere.
Nei passati ottanta anni di vita dell’Ordine, più di trenta sono stati trascorsi a Viale Pilsudski e non posso nascondere di aver provato una certa emozione nel dover lasciare quegli uffici che ormai appartengono alla storia di tutti noi.
D’altra parte le condizioni in cui siamo costretti ad esercitare la nostra professione ci impongono una politica più incisiva, in grado di scuotere l’opinione pubblica, gli amministratori, i politici, gli uomini di cultura, inducendoli a portare maggiore attenzione ai valori dell’architettura e della qualità della vita urbana, di cui noi siamo i portatori principali.
La creazione di un luogo simbolo di questi valori nella città ci consente di innalzare il livello comunicativo e l’efficacia della nostra azione politica, ma anche di rafforzare i segni distintivi della nostra identità all’interno della nostra società. Con questo trasferimento abbiamo compiuto un passaggio decisivo per la completa realizzazione di quello che noi abbiamo definito Progetto Casa dell’Architettura, luogo fisico, ma anche mentale, strumento e messaggio verbale di una nuova professione che vuole ritornare ad essere protagonista.
Iil ruolo della nostra “Casa” è notevolmente cresciuto.
Gli accordi con le strutture analoghe di Parigi, Madrid e Berlino, la richiesta di gemellaggio dell’Architects’ Foundation di New York ci consentono di definire strategie e di creare alleanze di carattere internazionale, ma soprattutto di trasformare l’Acquario Romano in uno dei poli emergenti della Cultura Architettonica Mondiale.
I prossimi mesi interesseranno le varie anime della nostra professione: dalla cultura alla formazione, dal restauro alla legislazione, dall’urbanistica all’architettura ed al paesaggio; le manifestazioni, le mostre ed i convegni attraverseranno trasversalmente l’intero quadro della nostra cultura di settore, per far sì che questo edificio diventi per tutti i cittadini, romani e non, un luogo di riferimento costante ed insostituibile.
L’Acquario sarà, inoltre, un luogo di incontro per tutti noi, una piazza dedicata a chi eserciti il nostro mestiere, dove trovare i servizi dell’Ordine, gli eventi culturali, le attività formative ma anche una libreria specializzata e, più in là nel tempo, un bar dove leggere in tranquillità le ultime riviste di architettura o consultare on line documenti riferiti alla nostra storia (archivi, istituto Luce…) e/o al nostro presente (progettualità e cantieri in corso).
Ora che la macchina è partita ci attende una fase di verifica e di messa a punto, che ci porterà ad un assetto definitivo, riteniamo, tra qualche mese. Nel frattempo ci piacerebbe che tutti gli iscritti venissero a visitare la nostra “casa” per meglio comprendere quanto sta accadendo.
di Amedeo Schiattarella
da AR
Tags: architettura, New York, ordine degli architetti, pilsudski, Progetto, restauro, Roma, urbanistica
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