Stazione Tiburtina: alta velocità per l’architettura contemporanea a Roma.

Scritto da: Cristina il 16 January 2012 – 14:48

Quasi cinque anni di lavori, disagi ai cittadini e molte domande su come sarebbe diventata la nuova , ultimo gioiello dell’ a .

Dalla fine di novembre, tutte le risposte si sono materializzate nella nuova struttura: uno snodo importante a livello logistico ma anche uno spazio innovativo, una sfida per l’architettura contemporanea che occupa circa 50.000 mq tra binari, negozi, aree di servizio, la struttura a ponte che collega i quartieri Nomentano e Pietralata.

Dopo l’incendio del luglio 2011, i tempi si sono abbreviati e questo spazio, fondamentale per i passeggeri in transito da nord a sud della penisola, è entrato a far parte dei progetti architettonici realizzati, tra i tanti in fermento come quelli di a Napoli, Arata Isozaki a Bologna, Santiago Calatrava a Reggio Emilia e Norman Foster a Firenze.

La progettazione era stata affidato allo studio associato ABDR, già fortemente attivo sul romano e non solo, nell’architettura pubblica e privata. I nomi, che non fanno parte certo dell’architettura giovanile, ma che si avvalgono di tanti giovani architetti, sono quelli di Arlotti, Beccu, Desideri, Raimondo. Una grande commissione di appalti pubblici ma per la prima volta realizzati con l’autofinanziamento: diversi lotti di terreno limitrofi saranno venduti dalla RFI – Rete Ferroviaria Italiana – a privati interessati all’espansione urbanistica del territorio adiacente la stazione. Solo la BNL ha già acquistato un lotto per circa 70 milioni di euro!

Non si sono fatte attendere le polemiche per questa operazione in cui le archistar nostrane (il capogruppo è Paolo Desideri) hanno pensato a progetti di architettura mentre le amministrazioni locali hanno realizzato la solita cattedrale nel deserto, da vendere a caro prezzo, senza un progetto di riqualificazione urbana, mentre intorno alla stazione continuano ad esserci sopraelevate dissestate più che vintage, zone dense di disagio sociale dove sorgono baracche ed in abbandono.

Curiosità: la stazione è stata dedicata, ottimisticamente, a Camillo Benso Conte di Cavour. Un  viaggiatore importante, che si spostava in tutta Europa a perorare la causa dell’unità d’. A basse velocità coi treni dell’epoca ma con grande velocità politica.

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Architettura giovane: vince Lunati

Scritto da: Simone il 11 June 2010 – 11:57

In un paese come il nostro dove l’ di qualità è spesso legata al nome di qualche archistar o degli studi che hanno una solida alle spalle, oggi a in occasione dell’assegnazione del Premio Qualità Giovani sono protagonisti gli under40.

L’iniziativa è promossa da Sensi Contemporanei, sostenuta dal Ministero per i beni e le attività culturali (con la direzione PaBAAC) e dal ministero dello Sviluppo economico (con il dipartimento DPS), d’intesa con le regioni del mezzogiorno. Tra i 35 studi che dal 2007 a oggi hanno partecipato ai 13 targati «Qualità Italia» una commissione tecnica ha selezionato gli architetti più giovani e meritevoli e il vincitore del premio – che sarà annunciato oggi al Maxxi – è Angelo Lunati, partner dello studio milanese Onsitestudio. Lunati, 36 anni, rappresenta la nuova generazione di professionisti: la sua è una struttura di piccole dimensioni che attraverso i sperimenta e va a caccia di qualche occasione importante, e che allo stesso tempo con i clienti privati cerca di mettere nel proprio curriculum qualche opera realizzata.

Onsitestudio ha già realizzato una cantina a Nova Siri (Matera) e ha altri in cantiere come l’headquarter del l’azienda Friem a Segrate. Lunati è stato capogruppo per un a Matera dove si chiedeva di progettare un giardino pubblico e delle infrastrutture ipogee. Secondo classificato al Premio Qualità Italia Giovani è Giampaolo Bianco di Bari e al terzo posto si sono distinti Ivano Verde di Aversa e Yves Malysse di .

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Quando l’architettura diventa sensazionale

Scritto da: Simone il 11 June 2010 – 11:53

Una collettiva che si inserisce nel contesto della Festa dell’ di e che raccoglie opere video, video-installazioni e fotografie di Mark Lewis, Spencer Tunick, Andrea Garuti e Isidro Ramires, quattro affermati artisti internazionali che hanno dedicato il loro di ricerca al paesaggio industriale e alle aree urbane.

All’ Parco della Musica dal 16 giugno all’1 luglio con ingresso libero.

Info: tel. 063333390;

www.festarchitetturadiroma-lac.it

Festa dell’Architettura di Roma 2010Eventi Collaterali

Laboratorio Gallery

FORMA /VISIONI URBANE

Calendario Eventi

16-29 giugnoAuditorium Parco Della Musica – Auditorium Arte
viale Pietro De Coubertin, Roma

Sensational Architecture a cura di Camilla Boemio
artisti: Mark Lewis, Spencer Tunick, Andrea Garuti, Isidro Ramirez

10 giugno ore 18:30

Auditorium Parco Della Musica – Sala Petrassi
viale Pietro De Coubertin, Roma

Proiezione di Newcastle Gateshead, England di Spencer Tunick

16 giugno ore 18:00

Auditorium Parco Della Musica – Auditorium Arte
viale Pietro De Coubertin, Roma

Inaugurazione della mostra Sensational Architecture; a seguire incontro con Enrico Ghezzi ed Emiliano montanari. Moderatore: Andrea Salvatici

17 giugno ore 10:00

Acquario Romano
piazza Manfredo Fanti, 47

Giornata di studi: Visioni Urbane /

20 ottobre ore 10:00

Quadriennale di Roma
Presentazione dell’esito dei promossi nell’ambito della rassegna

9 novembre ore 18:00

Atrio Termini
Installazione site specific

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Friedman, sopravvivere agli architetti. Vi spiego come

Scritto da: Simone il 14 December 2009 – 15:26

Da: LaStampa.it

I dilemmi d’un addetto ai lavori:

“Come un palazzo se non so nulla di chi lo abiterà?”

ALESSANDRA IADICICCO
PARIGI
Quale il mio problema è capire come assumersi la responsabilità di progettare un palazzo sapendo poco o nulla dei suoi fruitori. E capire quando è il momento di fermarsi per lasciare spazio alle loro scelte». È l’ a sintetizzare così in una battuta il nucleo del suo pensiero. Autocostruzione degli da parte degli abitanti? Autopianificazione delle città da parte dei cittadini? Non esattamente. Ma quasi. Nell’ultimo libro, il genio delle Utopie realizzabili (titolo del suo capolavoro teorico, tradotto in da Quodlibet) arriva a ipotizzare una di sopravvivenza (Bollati Boringhieri, pp. 168, e16) che rischia di compromettere la sopravvivenza dell’. Non stiamo giocando con le parole. Una consequenzialità rigorosa lega il primo testo al secondo: l’idea di una «Architecture de survie», dettata dai bisogni, le esigenze, i desideri di chi ha l’urgenza di fruirne, è un corollario dell’ipotesi utopica, ultrademocratica di una « dal basso» non solo voluta e pensata per i suoi utenti, ma ottenuta e realizzata da loro.

L’«Utopia», insomma, si realizza togliendo di mezzo la figura dell’architetto? Suona molto utopico e poco realizzabile. Ma il vecchio Friedman – ebreo ungherese fuggito negli anni Quaranta dall’Europa delle leggi razziali, rifugiato nell’Israele ancora tutto da costruire, docente in Usa, collaboratore di Onu e Unesco, ricercatore in Africa e India e ormai da anni cittadino francese – cerca da sempre una mediazione con la realtà. Ed è nel suo domicilio parigino che lo raggiungiamo.

Tenendo conto della variabile delle scelte degli abitanti, dove si ferma l’architetto? Sopravvive la sua competenza tecnica là dove scelte e decisioni sono dettate da condizioni estreme di sopravvivenza?

«Credo che in tutti i casi, estremi o anche no, la civiltà sia un mezzo di sopravvivenza. A differenza delle altre specie animali, l’uomo per sopravvivere ricorre a strumenti che prolungano sue capacità fisiche, crea e utilizza artefatti, si costruisce rifugi. Un edificio è uno strumento multifunzionale: protegge dal freddo, difende dalle aggressioni… Architettura è più che costruzione di edifici: la si ritrova in ogni civiltà, anche là dove non vi sono . È ben più che una competenza tecnica. Serve agli individui, è il mezzo in cui si esprime la loro forma di vita e dalle loro esigenze vitali prende forma».

La sua ipotesi di «autocostruzione» di edifici e città non rende superflua la figura del tecnico, dell’esperto?

«La città non è semplicemente un hardware. Ciò che conta è il software. L’architettura fornisce un hardware che deve essere il più possibile interattivo, pronto ad aggiornarsi continuamente. Gli individui lo aggiornano secondo progetti embrionali piuttosto che razionali. Perciò l’urbanista, l’urban designer si trova in difficoltà: non potrà mai prevedere gli atti della gente. Il design di un oggetto è affare di chi ne fa uso. Il disegno di una città, il suo volto è definito dai cittadini che, soprattutto a piedi, liberi dai vincoli di traffico, ci si muovono dentro. I percorsi di un pedone sono imprevedibili, ma è lungo gli itinerari pedonali che si disegnano le mappe sociali ed economiche di una città».

Ma i bisogni, i desideri dei singoli individui non saranno troppo diversi per dar luogo a un ordine sociale? Qualcuno dovrà pur governarli…

«L’abitante agisce nello spazio per prova ed errore. In casa propria sistema il tavolo in una certa posizione, poi, secondo l’uso che ne fa, magari lo sposta e gli trova una collocazione migliore. Di certo non disegna sulla carta una piantina. Progetti troppo rigidi riescono poco confortevoli all’individuo. Chi abita una casa, una città, deve lasciarvi la sua impronta».

In fondo non è sempre stato così? L’architettura, anche se intesa come forma d’arte, si emancipa più in fretta che la pittura o la letteratura dal suo autore. Un edificio, sia pure una grande opera, appartiene sempre a chi ne fa uso, e magari ne ignora l’autore…

«Anche quando vi sia un grande autore, un’architettura senza fruitore è senza significato: è una “rovina”. L’uso che se ne fa ne determina il senso. Sul sito romano di Arles è sorta una città medievale: case, chiese, torri. La struttura è la stessa. Una costruzione non è un oggetto ma un processo. Un buon edificio è un patchwork».

Sarà bello?

«La sua qualità estetica non sarà il primo problema degli abitanti. Ma il suo “disordine ordinato” – così il titolo del libro cui sto attualmente lavorando, uscirà l’anno prossimo – è l’espressione autentica di uno stile».

E un’architettura tanto mutevole, l’architettura di quella che lei chiama «la città mobile», sarà ecologica?

«Se dettata da urgenze reali, si atterrà a un principio di economia. E l’attitudine a economizzare in genere è oggi considerata ecologica».

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Dialogo tra giovani architetti a Firenze

Scritto da: Simone il 14 December 2009 – 15:17

Mercoledì 16 dicembre l’ultimo incontro del ciclo Dialoghi d’Autore a Santa Verdiana

E’ giunto all’ultimo appuntamento Dialoghi d’Autore, una delle manifestazioni culturali più importanti all’interno della facoltà di . Mercoledì prossimo, 16 dicembre, sarà la volta dello studio “Aka” di . L’incontro si terrà dalle 16.30 alle 19 nella sede di Santa Verdiana (aula 14).

Da più di quindici anni i Dialoghi d’Autore sono l’espressione di seriamente appassionati al problema dell’ e dunque desiderosi di una risposta che solo la statura di un vero maestro può iniziare a dare. In questo lungo periodo di attività sono intervenuti agli incontri quali: M., V.Gregotti, J.Wines, F.Trabucco, A. Mendini, M. Zanuso, P. Portoghesi, F. Dal Co, C.M. Casati, Mansilla e Tunon , A.Campo Baeza, G. V. Consuegra,W. Maas dello studio MvRdV, F. Purini, P. Carlo Pellegrini, A. Francini dello studio Metrogramma, A. Breschi, A. Anselmi, lo studio Ricci e Spaini, C. Pinòs.

La forma dell’incontro è appunto quella del dialogo, che consente di mettere a confronto le esperienze progettuali del relatore con la curiosità e le domande del pubblico al fine di far emergere il filo conduttore di ogni opera di architettura, ovvero il suo rapporto con l’uomo che la progetta e la vive.

Questa edizione, la numero 18, rivolge la sua attenzione verso l’esperienza progettuale di realtà professionalmente giovani e vede protagonisti gli esponenti di tre emergenti studi italiani di architettura, invitati a portare un contributo attraverso la presentazione di interventi che affrontano temi attuali dall’approccio alla all’architettura temporanea. Prima dello studio “Aka” hanno varcato la soglia della facoltà fiorentina lo studio “ACME architetture” di e “KK architetti associati” di La Spezia.

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A “Terra Futura” la quarta edizione di “Architettura e sostenibilità”

Scritto da: Simone il 25 May 2009 – 16:55

l premio alla migliore tesi di laurea e di dottorato e alle buone prassi delle pubbliche amministrazioni in tema di e partecipata e sostenibile

Terra Futura continua a promuovere l’architettura sostenibile, l’innovazione tecnologica e la partecipata quali elementi cardine per migliorare la qualità della vita delle persone, la del costruito, nonché il rispetto dell’ambiente e del paesaggio, contribuendo anche a una migliore gestione del territorio. E lo fa con “Architettura e ”, il premio alla migliore tesi di laurea e di dottorato e alle migliori buone prassi delle pubbliche amministrazioni in tema di edilizia e architettura partecipata e sostenibile.

Il modo in cui abitiamo e gestiamo i nostri spazi vitali contribuisce, infatti, in maniera determinante al nuovo modello di sviluppo che è necessario adottare e del quale la crisi che attraversiamo ci ricorda tutta l’urgenza. Per questo saranno valutati con particolare attenzione i lavori che hanno considerato variabili di sostenibilità ambientali, sociali ed economiche nello sviluppo del progetto di ricerca.

Riproposto anche quest’anno da Terra Futura e dall’Associazione internazionale “Cultura e Progetto ”, il premio, alla sua quarta edizione, vede la collaborazione di numerose facoltà italiane di architettura e ingegneria: Facoltà di Architettura , Centro Studi Progettazione Edilizia e Facoltà di Architettura “Aldo Rossi” (sede di Cesena) Alma Mater Studiorum di Bologna, Facoltà di Architettura degli Studi di Napoli “Federico II”, Facoltà di Architettura e Facoltà di Ingegneria degli Studi di Firenze, Facoltà di Architettura di Roma “La Sapienza”, Facoltà di Ingegneria degli Studi del Molise, Dipartimento ITACA-Industrial design Tecnologie dell’Architettura e Cultura dell’Ambiente di Roma “La Sapienza”, DIPARC-Dipartimento di Progettazione e Costruzione dell’Architettura degli Studi di Genova.

Gode inoltre del patrocinio di ANCI-Associazione Nazionale Comuni Italiani, Coordinamento Agende 21 locali italiane, Lega delle Autonomie Locali, UNCEM-Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, UPI-Unione delle Province d’Italia.

E da quest’anno si allarga il raggio dei soggetti coinvolti, perché anche l’architettura sostenibile chiama in causa una pluralità di attori: dai singoli cittadini al mondo imprenditoriale, agli attori istituzionali che operano a livello locale. Oltre alla categoria “Ricerca e Innovazione” che premia le tesi di laurea e dottorato, infatti, il 2009 si arricchisce della categoria “Tradizione e Innovazione ”, pensata per le pubbliche amministrazioni: saranno premiate le PA che meglio hanno saputo modulare sul costruito consolidato (post seconda guerra mondiale) e nei centri storici, i principi, la ricerca e l’innovazione nel campo dell’architettura sostenibile.

1.500 euro al miglior laureato e 1.500 euro al dottorato più bravo , per l’eccellenza dimostrata negli elaborati conclusivi del loro percorso di studi. Previste anche tre menzioni ad honorem per i lavori che più si sono distinti, assieme alla possibilità offerta ai loro autori di frequentare uno stage semestrale in uno studio di “architettura sostenibile”, in uno specifico dipartimento delle amministrazioni comunali, oppure presso un’impresa del settore.

All’amministrazione pubblica vincitrice – novità 2009 – andranno invece una targa e un attestato di partecipazione.

La premiazione è in calendario per venerdì 29 maggio a Firenze, alla Fortezza da Basso, durante Terra Futura, e seguirà a un convegno sulle buone pratiche delle pubbliche amministrazioni nel campo dell’architettura sostenibile. Fra gli elaborati che parteciperanno al premio, quelli ritenuti idonei dalla Commissione saranno inoltre esposti in una mostra dedicata nell’area “Abitare naturale”.

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F1, GP a Roma.

Scritto da: Simone il 15 May 2009 – 10:59

Un circuito di 4700m a . Una nuova sfida architettonica.

Il circuito del Gp di F1 che si potrebbe correre a Roma già nel 2012 sarà lungo 4.669 metri e sarà percorribile in un tempo di un minuto e 34 secondi ad una velocità media sul giro stimata in 177 km/h. La pista si snoderà nella parte nord dell’ interessando viale dell’Arte, viale delle Tre Fontane e via di Val Fiorita. il precorso è stato reso noto dal presidente della Fg Group nonchè presidente di FederLazio, , ideatore e promotore del . Flammini dice che “l’area si presta per l’ampiezza delle strade, la limitata presenza di palazzi lungo il tracciato e la possibilità di offrire ai telespettatori la visione dell’Eur”, quartiere caratterizzato da esempi di razionalista come “il Palazzo della Civiltà del , il palazzo dei Congressi, il Palasport” ed anche un cenno di nuova architettura con la Nuvola di , ora in fase di realizzazione. “Uno scenario – ha aggiunto – di incomparabile bellezza che si affiancherà all’immagine della Roma storica”.

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Centro Televisivo Sperimentale e Didattico-Culturale “Ce.Te.S”

Scritto da: Simone il 5 May 2009 – 19:01

Lo studio associato AKA [Federica Caccavale, Alessandro Casadei, Paolo Pineschi] e e Nadav vincono il bandito dal Comune di Reggio Calabria per per la per la realizzazione di un Centro Televisivo Sperimentale e Didattico/culturale negli stabilimenti dell’ex Italcitrus di Reggio Calabria.

DIGITALE: L’intervento rappresenta un forte segnale urbano e nel paesaggio. Non solo l’antenna e il nuovo edificio ma anche il terreno e l’intero complesso sono pensati come una scultura, un’opera di land art.

Nella notte il centro è avvolto in una rete luminosa che parte dal terreno e culmina nell’antenna/scultura, visibile in lontananza. Il centro diventa di per sé uno strumento di comunicazione, un dispositivo interattivo e non un contenitore passivo. Ma la rete che avvolge parte del complesso non è solo uno spazio di comunicazione, funziona anche come una pelle bio-climatica.

E’ un sistema in parte passivo (protezione dal caldo/freddo) in parte attivo (con l’inserimento di pannelli fotovoltaici).

Giudizio della Giuria La proposta progettuale offre il più elegante ed originale equilibrio tra esistente e nuovo attraverso un linguaggio architettonico unitario e di impatto comunicativo. Affronta in maniera completa il tema di concorso, rispondendo a tutte le nuove esigenze, coniugando architettura, funzioni e sostenibilità. Il è caratterizzato da una pellicola reticolare unificante, elegante e trasparente, che ricopre e salvaguarda i capannoni e la palazzina esistenti ma genera anche nuovi corpi edilizi in cui si integra l’elemento (Landmark) antenna; esso conferisce all’intervento un suggestivo impatto scenico espressione della nuova funzione del Centro, mediante effetti di mutazione cromatica della “pelle” ispirata ai colori dei luoghi (dagli agrumi al mare). Inoltre, tutta l’infrastruttura di “copertura” ha un’importante funzione di regolazione microclimatica e di cogenerazione attiva di energia. Da evidenziare ancora la buona organizzazione degli spazi, con particolare attenzione a quelli esterni a carattere collettivo che rivelano nuovi luoghi convincenti ed originali

Concorso “Ce.Te.S.” per la per la realizzazione di un Centro Televisivo Sperimentale e Didattico/culturale negli stabilimenti dell’ex Italcitrus di Reggio Calabria
Ente banditore: Comune di Reggio Calabria
Importo lavori: Euro.6.650.000
MQ: 10.200
Progettisti: AKA (AKA studio associato Caccavale, Casadei, Pineschi )
Gruppo di progettazione: arch. Federica Caccavale, arch. Alessandro Casadei, arch. Paolo Pineschi, arch. Nadav Engel
Anno: concorso 2008 / dichiarazione del vincitore marzo 2009
PRIMO PREMIO

Sito web AKA studio associato
- www.akaproject.it

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Roma wasn’t built in a day

Scritto da: Simone il 18 March 2009 – 16:00

Ambiziosi progetti sui 7 colli della capitale italiana.
Durante l’ultimo decennio, l’architettura di è stata focalizzata principalmente sulla creazione di enormi centri commerciali come Porta di , il più grande centro commerciale in Europa, e vaste zone residenziali periferiche senza un piano urbanistico allegato.

Attualmente uno dei più problematici e urgenti problemi al vaglio delle istituzioni capitoline di Roma è lo sviluppo di infrastrutture urbane per aiutare le molte “Nuove Periferie” ad evolvere da “ghetti isolati” ad aree attive in cui le persone possano crescere.

La pressione di Roma sulla mappa di architettura moderna è comunque in costante aumento, come altre capitali europee ha calorosamente abbracciato l’architettura contemporanea e acquisito nuovi punti di riferimento.

Amedeo Schiattarella, Presidente della commissione di architetti romani, spiega la situazione attuale:

“Gravi ritardi nello sviluppo della moderna architettura a Roma sono stati la causa che ha chiesto un intervento drastico e la necessità di grandi architetti internazionali, ora dopo questa fase, abbiamo bisogno di concentrarci su un tipo di architettura che è utile a tutti, ogni giorno. Abbiamo bisogno di avere un approccio più capillare e di sul successo dello sviluppo architettonico della città.”

Con questo spirito in mente 10 anni fa, prestigiosi internazionali, sono stati istituiti e crescente interesse per l’architettura della capitale hanno dato vita a progetti stimolanti.

Alcune sono dovute a completare il MAXXI Museo da Zaha Hadid e il museo Macro di Odile Decq.

Questa è stata parte della visione di Roma dei due precedenti sindaci di centro-sinistra, ma con l’ingresso in un nuovo capitolo dato all’elezione di un sindaco di destra, paura di discontinuità, e attesa per le nuove strategie che saranno attuate dal Consiglio Capitolino attendono gli Architetti romani e non.

Alcune delle prime novità annunciate dal piano architettonico del nuovo sindaco Gianni Alemanno saranno,i piani per l’ da Richard Meier a parte, sarà il internazionale di progettazione della nuova sede del Comune di Roma. Gli uffici passeranno dall’edificio storico in Campidoglio, alla zona di Ostiense, dove una vasta area è stata ristrutturata e giustamente intitolato “Campidoglio 2″. La zona di Ostiense è un quartiere in via di sviluppo a sud delle antiche mura della città, tra l’Appia Antica e il Tevere.

L’area strategicamente situata nei pressi della stazione di Air Terminal Ostiense potrebbe vedere anche la nascita di uno Studio a poche miglia più a sud, che con OMA Rem Koolhaas saranno responsabili della rigenerazione del vasto sito degli ex Mercati Generali.

Lungo il fiume Tevere, di fronte al gasometro Italgas, un nuovo ponte pedonale chiamato Ponte della Scienza collegherà il quartiere Ostiense, che con il quartiere Marconi, che proporrà una grande area per jogging, passeggiate e ciclismo.

Un secondo ponte pedonale progettato da Buro Happold sta attualmente prendendo forma più a nord, lungo il Tevere, nella zona Flaminio: “Ponte della Musica” sarà il suo nome, per la sua prossimità dell’ di Renzo Piano.

Il Parco della Musica, ha aperto nel 2002, ha svolto un ruolo fondamentale nel plasmare i Romani ad un atteggiamento vicino all’architettura contemporanea e ad ottenere un forte appoggio da una città che è stata precedentemente scettica all’innovazione.

Nella parte est della capitale, un importante riassetto radicale si svolge dentro e intorno alla stazione Tiburtina: si sta costruendo la nuova stazione e una volta completata Roma diventerà il principale nodo ferroviario.

L’area però che ospita attualmente la più alta concentrazione di centieri è l’EUR, la zona sud di Roma che è stata accuratamente progettata da Mussolini nel 1935.

L’area, attualmente nota come quartiere degli affari di Roma, è stato un fertile terreno di sperimentazione per l’architettura: e sta ora rivivendo una seconda rinascita.

Qui l’ambizioso Nuovo Centro Congressi noto come “nube” di Fuksas è finalmente in partenza, dopo anni di programmazione. Il centro congressi sarà in buona compagnia, dato che sarà di fronte alla “scatola magica”: un blocco residenziale di lusso progettato da Renzo Piano.

Un possibile acquario sotto il lago artificiale dell’EUR è anche oggetto di discussione, come il Ponte dei Congressi, veicolo-ponte per il collegamento con l’aeroporto di Fiumicino e l’EUR.

Il distretto sarà presto anche testimone della nascita di 2 nuovi grattacieli.

La salvaguardia del patrimonio culturale, la continuità e il controllo della qualità può essere in conflitto spesso con l’architettura contemporanea, e spesso è fonte di ritardi e incertezze,ma i progetti in corso mostrano un attivo impegno degli enti locali e delle amministrazioni nazionali a consentire finalmente l’architettura contemporanea di immettere il presente nella capitale e poi… la storia.

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Nel giardino del paradiso

Scritto da: Simone il 17 March 2009 – 21:40

, un’ isola di quiete tra mura medievali rivestite di edera ed esili ailanti – gli alberi che secondo i salgono verso il cielo – è il cuore della casa studio di Paola Maugini

La zona non è tranquilla. Il traffico impazza a Roma, tra Santa Maria Maggiore e la Termini. Si entra in un portone marrone e non si sente più alcun rumore.

Siamo al piano terra, nell’appartamento che Paola Maugini ha ricavato unendo una latteria e un forno in disuso. Uno spazio di 240 metri quadrati su due livelli che ruota intorno a un giardino interno, con un muro romano e diverse arcate medioevali. Un giardino «da contemplare» dice la proprietaria, che ne è rimasta subito conquistata, per il suo vecchio muro ricoperto d’edera.
A Roma, un’ isola di quiete tra mura medievali rivestite di edera ed esili ailanti – gli alberi che secondo i cinesi salgono verso il cielo – è il cuore della casa studio di Paola Maugini

Questa corte privata – dove si legge, si scrive, si ricevono gli amici quasi tutto l’anno – è affollata di piante che crescono grazie a una sorta di felice . È il cuore della casa, ogni camera si affaccia su di essa in un andamento a di cavallo che crea un’atmosfera di calda intimità. Paola Maugini non è un , ma nell’ è molto conosciuta come esperta di comunicazione.

Ha studiato filosofia e parla varie lingue. Oggi promuove l’immagine di archistar come la francese Odile Decq (a Roma è suo il museo Macro) e Firouz Galdo (tra i responsabili della ristrutturazione del Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale e della Gagosian Gallery di via Crispi). Odile Decq, andando a trovare Paola Maugini, è rimasta affascinata da un albero lungo lungo, vecchio inquilino della corte, l’ailanto, detto anche Pianta del Paradiso, perché cerca la e si sviluppa verso l’alto. Così Decq ha deciso che ci sarà un ailanto anche al Macro.

Bionda e riccioluta, la padrona di casa non ha perso l’accento milanese e quella discreta eleganza delle donne lombarde. Vive insieme al marito pittore, Francesco Barilli, al figlio Pietro di diciassette anni, esperto di jazz che deride la sua strana passione per la musica celtica. Tra i tappeti afgani e turchi si rotola il gatto Macchia. Da buona esperta di relazioni pubbliche ama le feste ma da lei si va in una piccola corte, non in un terrazzo della mondanità romano: gli invitati sono amici come gli Pino Pasquali ed Enzo Pinci, il critico di architettura Luigi Prestinenza, attori e registi come Lucrezia Lante della Rovere, Alessandro Haber, Alessandro d’Alatri. Ama viaggiare, ha vissuto un paio di anni in Argentina. Ora punta sulla Cina occupandosi della promozione di mostre nei nuovi quartieri d’arte di Pechino.

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