S_Culture Sostenibili

Scritto da: admin il 25 Maggio 2010 – 13:53

Collettiva d’arte contemporanea a cura di Paolo Marzano

Fa tappa anche a Nardò (Le), nella storica e bellissima cornice della struttura del C.R.S.E.C. (Centro Regionale per i Servizi Educativi e Culturali), presso il Chiostro dei Carmelitani, da domenica 23 maggio ore 18.00, fino a domenica 10 giugno, la mostra collettiva itinerante d’arte contemporanea dal titolo “S_CULTURE SOSTENIBILIâ€, curata da Paolo Marzano. Il concept e il titolo della “collettiva NOMADEâ€, sono stati scelti dal curatore, per evidenziare il potenziale visibile e percepibile di un’arte derivante da materiale e oggetti che scelgono altri ‘cicli’ di vita per proporsi alla realtà del nostro quotidiano, secondo lingue, codici ed espressioni diverse. Le locations, per l’occasione, sono scelte tra edifici signorili antichi, castelli, dimore storiche del Salento. L’ossimoro concettuale realizzato, tra antiche ed eterne dimore, e la sconnessione o sovrapposizioni di funzioni ‘illogiche’ dei materiali, fa parte della lunga ricerca di Paolo Marzano. Dunque “S_CULTURE SOSTENIBILIâ€, procede, arricchendosi, tappa dopo tappa, raccogliendo successo ed oggetti ‘altri’, di vari artisti, fino alla conclusione che si terrà in concomitanza dell’EIFF – Ecologico International Film Festival – del 2010 a Nardò nella sua III edizione.

Gli artisti partecipanti: Michele Benevento, Lara Bobbio, Ignazio Fresu, Mirko Milizia, Gabriele Perrino, Sinapsy D_sign e con la presenza della Videoinstallazione di Roberto Quarta “Radio Activityâ€.

http://www.contemporaryartaddiction.org

info@contemporaryartaddiction.org


Tags: , , , ,
Postato in: architettura giovanile, curiosità | Nessun Commento »

Rivestimenti Pompeiani a Shanghai2010

Scritto da: admin il 29 Aprile 2010 – 15:20

RIVESTIMENTI POMPEIANI NEL PADIGLIONE URBAN BEST PRACTICES DI SHANGHAI 2010.

Storia e tecnologia made in Italy all’Expo di Shanghai. Si ispira al infatti alla tradizione antichissima del coccio pesto di Pompei e delle chiese paleocristiane uno dei padiglioni dell’area Urban Best Practices dedicata alle più avveniristiche soluzioni urbane del pianeta e alla sostenibilità. Una riproduzione fedele realizzata grazie alla tecnologia altamente sofisticata del quarzo ricomposto, applicata a un mix sapiente di quarzo e purissimo cotto frantumato. Stone Italiana (Verona) e Sannini Impruneta (FI) hanno così creato e brevettato il Cottostone, un rivestimento che permette di riprodurre il cotto naturale pompeiano in dimensioni e caratteristiche di resistenza introvabili in natura. Da questa intuizione è nato il progetto rivoluzionario per Shanghai 2010, dove sono state impiegate ben 5.500 mq di grandi lastre Cottostone.

È grazie a questa tecnica infatti che il progettista, l’arch. Mario Occhiuto, ha trasformato un ex fabbricato industriale in uno spazio espositivo sostenibile e all’avanguardia, in grado di esprimere i nuovi approcci dell’habitat umano secondo lo slogan dell’esposizione: “Better city, better lifeâ€.

Il padiglione – autentica opera di design ipertecnologico dallo stile moresco – è stato studiato per ottenere una struttura dal rivestimento uniforme, in parte traforato e in parte intatto, che permette di conciliare le esigenze di climatizzazione e di luce con le scelte architettoniche. Il progetto fa parte del programma di collaborazione sino-italiano per la protezione ambientale, attivato dal ministero dell’Ambiente italiano e il suo omologo cinese.
Un aspetto, quello della sperimentazione, che non si limita a Shanghai 2010. Stone Italiana da oltre trent’anni crea rivestimenti di lusso su misura nelle tonalità, nelle forme e nelle contaminazioni dei materiali per pavimenti e anche per grandi opere nel mondo. Ne sono esempi progetti quali le forniture per le metropolitane di Dubai e Napoli (progettata dal designer Karim Rashid in collaborazione con l’Atelier Mendini) o gli 11mila mq richiesti per la Nuvola Fuksas, il prossimo avveniristico Centro congressi di Roma. Oppure i 57 negozi realizzati nel mondo su misura per la griffe Armani. Una “sartoria del pavimentoâ€, partita dalla semplice riproduzione della pietra, per arrivare a concepire i rivestimenti in quarzo come prodotti creativi e originali, con una propria identità. Tra i clienti storici dell’azienda di Zimella (VR), i marchi Armani, Ferrari in Corea, Nike a New York, Louis Vuitton sugli Champs Elysées, Swatch in Place Vendôme e ancora Hugo Boss, Chloé, Lancome, L’Oreal, Pucci, Montblanc, ST Microelectronics, Ibm e Microsoft, Sony, le Galeries Lafayette, il Centro finanziario di Taiwan.


Tags: , , ,
Postato in: design, estero, grandi architetti, italia | Nessun Commento »

Toncelli presenta Progetto 50 a Eurocucina 2010

Scritto da: admin il 19 Aprile 2010 – 15:09

Una proposta fuori dagli schemi
Uno stand eccezionale, per l’imponente struttura e per un concept che lo decreta già quale vero e proprio evento espositivo più vicino a un percorso artistico che non alla vetrina di un prodotto commerciale. Impostato su due aree, lo spazio che Toncelli ha creato per Eurocucina 2010 offre una
parte visibile al pubblico, ma nasconde al suo interno un’articolato percorso che vuole condurre il
visitatore alla scoperta dei molteplici segreti di Progetto 50, l’esclusiva creazione che segna il ritorno in grande stile del marchio sul mercato italiano dopo gli anni di acclamazione sui mercati esteri.
Ambasciatori di stile, di gusto e di pregiata manifattura tutta italiana, i Toncelli sanno che è questo
il momento giusto per tornare a far parlare di sé anche nel loro paese di origine. Pisani da tre generazioni, artigiani e maestri del fare ad arte, visionari e progettisti con la vocazione per la bellezza senza tempo, la famiglia Toncelli festeggia ad Eurocucina 2010 i primi cinquant’anni della propria impresa.
Capitanati dal dinamico Lorenzo Toncelli responsabile per i mercati esteri e primo autore del successo internazionale del marchio, coordinati dall’architetto Federica Toncelli a capo dell’area progettuale, la squadra si vanta quest’anno dell’acquisto di un vero e proprio direttore artistico: Stefano Stefanelli, esperto d’arte e studioso della tradizione ebanista toscana.
Alla piena realizzazione di questo ambizioso progetto ha preso parte anche De Dietrich, storico
e prestigioso marchio alsaziano di elettrodomestici tecnologicamente all’avanguardia e dal design
internazionale, che ha arricchito l’armonia di Progetto 50 con una collezione di creazioni esclusive.
Cercando nel proprio passato le radici di un’arte, quella della costruzione di mobili, che unisce
la meticolosità e la disciplina dell’artigiano all’estro e alla vocazione dell’artista, ecco che in Progetto 50 convergono e si fondono: un design essenziale e moderno, concretizzato con l’adozione di materiali caldi autoctoni come il legno segato a mano a effetto solcato e il cuoio rifinito a mano dal mastro sellaio abbinati all’austerità del marmo Colorado e del laccato; componenti futuristici quali l’esclusiva mousse di cemento; e infine particolari mobili speciali che reinterpretano appieno la tradizione ebanista toscana in chiave contemporanea.


Tags: , , , , , , , ,
Postato in: forniture design, italia | Nessun Commento »

L’azienda? E’ arte

Scritto da: admin il 27 Dicembre 2009 – 15:27

Architettura contemporanea al posto dei capannoni. Una mostra a Vicenza

Il caso più famoso è quel lo della Nardini: la fabbri ca di grappe di Bassano, che commissionò a Massi miliano Fuksas una nuova se­de, poi realizzata nel 2004: sor sero le due «bolle» di vetro so­spese, divenute un vero audito rium dove ospitare i turisti eno­gastronomici, con vista a 360 gradi sul monte Grappa. Lentamente negli ultimi die ci anni esempi di questo tipo si sono moltiplicati, trasforman do anonime zone industriali (se ne contano 2500 in Veneto) in sprazzi di architettura con­temporanea. La mostra «Archi tetture d’impresa», inaugurata giovedì allo spazio Lamec nella Ba silica palladiana, a Vicenza, ne seleziona quindici, costruite dal 1998 al 2008.

Gli architetti qui esposti sono tutti dell’area veneta, e in questi lavori pretta mente industriali si dimostra no molto aggiornati sulle solu zioni della contemporaneità – dice uno dei due curatori, il cri tico Marco Mulazzani – . Alcuni edifici sono recuperi e amplia menti di capannoni già esisten ti. La ricerca è verso un’immagi ne architettonica che sempre più coincide con l’immagine dell’azienda, e allo stesso tem po verso un luogo di lavoro che deve essere abitabile, sia per i lavoratori che i clienti.

Lo studio Traverso-Vighy, ad esempio, ha costruito il nuo vo showroom dell’azienda Spi di Sport, a Meledo di Sarego, in torno a una corte verde. Un quadrato di prato con al centro una betulla, circondato da ve trate e pareti in materiali hi-te ch, in un edificio concepito co me una «teca» in vetro. Nel l’enorme ampliamento dello stabilimento Telwin, a Villaver la, gli architetti Chilò, Calore e Girardin trasformano un mono tono capannone in un monoli te punteggiato da «segni» ar chitettonici e paesaggistici: la pensilina che copre lo spazio carico-scarico è sostenuta da una serie di tiranti collegati ad alti pilastri bianchi; la facciata in legno e vetro è contornata da due cornici di cemento che si protendono verso la strada. All’opposto, alla Sonus Faber di Arcugnano lo studio ASA Al banese il luogo di lavoro è pro tetto da una membrana di do ghe di legno teak: i laboratori, dove si costruiscono e progetta no diffusori acustici, dall’ester no assumono l’aspetto di uno strumento musicale.

E’ la stessa forma della pianta ad ispirarsi a quella di un liuto o di un violino, mentre anche qui c’è spazio per il riposo, con un cor tile dove cresce il bambù. Si ar riva poi al «cubo» nero che ospita il magazzino Dainese, un vero «landmark» per chi passi per Vicenza lungo l’auto strada A4. I pannelli di zinco ti tanio ossidato nero assorbono la luce e creano una imponente massa opaca. E poi il nuovo sta bilimento della Diesel a Molve na, la sede quasi futurista della Bisazza, con mosaici d’autore che la trasformano in un mu seo. Flavio Albanese, architetto e direttore della rivista Domus, spiega: «Il problema non è più “dove metto il macchinarioâ€, ma “cosa ci costruisco intor noâ€? Nell’800 l’industriale con la sua fabbrica definiva una nuova forma urbis. Oggi inve ce l’imprenditore, non poten do o volendo più intervenire nella città, trasferisce diretta mente tutti gli elementi tipici della città dentro il suo manu fatto industriale. Gli atrii sono concepiti come piazze». E i tan ti capannoni rimasti vuoti? «Troviamo il coraggio di buttar li giù e piantarci un bosco».


Tags: , , , ,
Postato in: curiosità, grandi architetti, italia, mostre | Nessun Commento »

DESIGN FOR PLASTICS IV edizione

Scritto da: admin il 17 Dicembre 2009 – 16:37

CORSO DI ALTA FORMAZIONE ORGANIZZATO DA POLI.DESIGN CONSORZIO DEL POLITECNICO DI MILANO IN COLLABORAZIONE CON ASSOCOMAPLAST
LO SVILUPPO PROGETTUALE DELL’OGGETTO DA PRODURRE IN PLASTICA

Inizio del corso: 15 gennaio 2010
Durata: 140 ore
Frequenza: venerdì e sabato

Sito internet del corso: www.polidesign.net/dfp

POLI.design, con il patrocinio di ASSOCOMAPLAST, l’Associazione Nazionale Costruttori di Macchine e Stampi per Materie Plastiche e Gomma, e il supporto di FEDERCHIMICA – PLASTICSEUROPE ITALIA presenta la 4^ edizione del corso di alta formazione in Design for Plastics.

Un corso dedicato alla gestione e allo sviluppo progettuale del prodotto da realizzare in materia plastica. Ispirato ai principi del “design for X†– concetto dal quale sono nate le più moderne strategie di produzione industriale – il corso ha l’obiettivo di costruire una figura d’elevata professionalità. Il design manager che verrà formato sarà in grado di gestire autonomamente le fasi di progettazione e di sviluppo del prodotto in materiale polimerico, sia sul piano culturale che tecnico-scientifico, nonché di seguirne i processi di
prototipazione e di fabbricazione.

Contenuti didattici:
Modulo 1: “Cultura delle Materie Plasticheâ€
- Storia e Cultura dell’Oggetto in Plastica
- Il Design Contemporaneo dell’Oggetto in Plastica
- Materie Plastiche e Scenari Socio-Ambientali
- Scienza dei Materiali Polimerici
- Design for Plastics e Tecnologia delle Materie Plastiche
- Elementi di Ingegneria dei Materiali Polimerici

Modulo 2: Laboratorio “Design for Plasticsâ€
- Laboratorio di Design
- Laboratorio di Rapid Prototyping

Modulo 3: “CAD design for plasticsâ€
- Modellazione del Componente

I candidati dovranno inviare il proprio curriculum a formazione@polidesign.net entro il 10 gennaio 2010.

Lezioni si svolgeranno presso la sede di POLI.design, via Durando 38/a, Milano – Bovisa.

Per informazioni:
Ufficio coordinamento corsi POLI.design
Consorzio del Politecnico di Milano
Via Durando 38/A Milano
Tel +39 022399 5911
Fax +39 022399 7217
formazione@polidesign.net

www.polidesign.net
www.polidesign.net/dfp (sito del corso)


Tags: , , , , , , , , , ,
Postato in: concorsi, corsi | Nessun Commento »

La bioarchitettura secondo aka architetti

Scritto da: admin il 14 Dicembre 2009 – 15:21

L’interesse nei confronti delle potenzialità della bioarchitettura è negli ultimi anni enormemente cresciuto. Committenti pubblici e privati si stanno impegnando in questa direzione in interventi su edifici esistenti e in nuove costruzioni, nonostante una normativa ancora in fase di definizione.

UN PROGETTO DI BIOARCHITETTURA
In questo contesto la Proholz Gmbh di Chemnitz ha invitato studi di architettura a partecipare a un concorso per lo sviluppo di un prototipo di casa unifamiliare in legno da commercializzare in Italia, Svizzera e Germania. Ha vinto il primo premio lo studio a.k.a. architetti, impegnato nella ricerca di un punto di incontro tra sostenibilità ambientale e qualità architettonica, con un modello di abitazione biocompatibile adattabile a diversi contesti e personalizzabile in base alle esigenze dei proprietari. Il concetto di abitazione ecologica non riguarda, infatti, solo il rispetto di determinati parametri di risparmio energetico, ma è più in generale relativo alla creazione di ambienti salutari e piacevoli, così da favorire una vita di qualità e in armonia con la natura.

I PRINCIPI DELLA BIOARCHITETTURA
Il modello di bioarchitettura proposto dal design team di a.k.a., composto da Federica Caccavale, Alessandro Casadei e Paolo Pineschi, si approccia al bioclima iniziando dagli spazi esterni, organizzando l’ edificio con una forma compatta in modo da ridurre l’ occupazione di suolo, preservando dove possibile la vegetazione esistente, scegliendo e posizionando le nuove essenze arboree in modo da bloccare i venti freddi d’ inverno e proteggere dal sole d’ estate. Per l’ unità abitativa tipo è stata, inoltre, prevista la possibilità di realizzare un piccolo orto domestico di frutta e verdura.

LA CASA SECONDO LA BIOARCHITETTURA
L’ idea dominante dello studio romano era quella di preservare una forte comunicazione, sia visiva che funzionale, tra esterno e interno, tra casa e giardino, in particolare per gli spazi di uso collettivo e diurno – soggiorno, pranzo, cucina.

L’ ISOLAMENTO TERMICO
Spesso si tende a pensare che le esigenze di isolamento termico siano in conflitto con il piacere di mantenere questo tipo di relazione intensa con la natura o l’ ambiente circostante. Sono invece disponibili sul mercato sistemi di vetrate ad alto valore isolante e, con l’ uso di schermature dal sole ed aperture ben studiate, le facciate possono contribuire al riscaldamento invernale e al raffrescamento estivo. In particolare gli spazi a doppia altezza in corrispondenza del soggiorno e delle scale funzionano come “camini bioclimatici†nella stagione estiva, aspirando l’aria calda dagli ambienti attraverso lucernari nel tetto, e come serre in nella stagione invernale, immagazzinando il calore del sole.

AUTO-SUFFICIENZA ENERGETICA
A questi dispositivi naturali a.k.a. architetti affianca dispositivi attivi per la produzione dell’ energia, scelti a seconda delle caratteristiche del contesto naturale: pannelli fotovoltaici e pannelli solari termici, impianti geotermici domestici, caldaie a biomasse, pompe di calore reversibili.

Nel modello di casa unifamiliare proposto è prevista anche la possibilità di raccogliere e utilizzare l’ acqua piovana, per irrigazione o per uso domestico (attraverso la lavatrice) in quanto priva di calcare. I materiali e le finiture, infine, saranno riciclabili, atossici, antiallergici e, dove possibile, scelti tra i materiali naturali prodotti e lavorati nella zona.

Per informazioni: Federica Caccavale
a.k.a. architetti – piazzale Portuense 3 – 00153 Roma, Italia
tel. +39.06.6382335 fax +39.06.39380525
e-mail: aka@akaproject.it
web: www.akaproject.it


Tags: , , , , ,
Postato in: bioedilizia, italia, sostenibilità | Nessun Commento »

People Mover, il nastro di energia

Scritto da: roberta il 23 Ottobre 2009 – 13:05

progetto di Iosa Ghini Associati srl

Il People Mover progettato per la città di Bologna è un sistema di trasporto di tipo innovativo dal punto di vista tecnologico, nella regolazione della circolazione nonché nelle caratteristiche architettoniche.
L’infrastruttura della lunghezza totale di circa 5000 metri, è composta oltre che dalla monorotaia, dai due capolinea “Aeroporto†e “Stazione FSâ€, dalla fermata intermedia “Lazzaretto†posta a circa metà del percorso dove si incrociano le vetture, e che comprende il Deposito-Officina ove è dislocato il Posto di Comando Centralizzato.

Il tema delle fermate e del ponte per lo scavalco del sistema autostrada-tangenziale è stato pensato, studiando una tipologia di architettura che tenesse conto della necessità di collegare un’infrastruttura ad un tessuto urbano destinato ad ospitare importanti interventi di riqualificazione, ma che in parte è inglobato nelle periferiche campagne bolognesi circostanti.
Le fermate del People Mover si trovano in aree diverse. Ogni stazione è collegata all’altra tramite un tracciato dove una passerella corre lungo il binario come via di fuga per il passeggero in caso di emergenza; la progettazione diventa un’occasione per creare un lungo nastro ecologico con l’utilizzo equilibrato di pannelli fotovoltaici e zone di verde, il disegno e la forma permettono di posizionare i pannelli fotovoltaici orientati verso sud-ovest e valorizzare la loro resa, nel caso di esposizione a nord i pannelli diventano balaustre vetrate per dare trasparenza e leggerezza all’intera linea.

L’architettura sia del percorso sia delle singole fermate è progettata per essere inserita nel contesto urbano, con elementi che creino trasparenza, leggerezza, trasmettendo l’idea di movimento, ma che allo stesso tempo riprendano le forme tradizionali; un esempio sono le stazioni che s’integrano nel paesaggio riprendendo le forme architettoniche e linee dell’architettura rurale della pianura. L’involucro di queste ultime è pensato in lamiera stirata in acciaio, che con le sue forature, permette di percepire ed intravedere la struttura che la sorregge (costituita da costole in carpenteria metallica realizzate su disegno), e per dare un senso di leggerezza che corrisponde ad un utilizzo inferiore di materiale rispetto all’impiego di un rivestimento pieno.

L’inclinazione della copertura delle stazioni è concepita, in particolar modo per la fermata “Lazzarettoâ€, per predisporre l’inserimento dei pannelli fotovoltaici sfruttando l’orientamento a sud-ovest delle stesse falde. Le dimensioni della struttura delle stazioni è stata progettata prevedendo il futuro raddoppio della linea del People Mover. Il percorso che collega le stazioni è evidenziato dalla ripetizione di pile che sorreggono l’intero tracciato e le singole fermate.

Read more »


Tags: , , , , , , , ,
Postato in: futuro, grandi architetti, infrastrutture, italia | Nessun Commento »

Modellazione Parametrica Associativa

Scritto da: admin il 15 Ottobre 2009 – 20:02

Bentley Generative Components
Da oggi disponibili anche in Italia formule vantaggiose di abbonamento per l’accesso a Generative Components, il nuovo software di progettazione architettonica parametrica associativa di Bentley.

GenerativeComponents â„¢, il nuovo software Bentley di progettazione architettonica parametrica associativa, consente a architetti e ingegneri di realizzare progetti e disegni impensabili prima.

Il suo sofisticato sistema di calcolo permette ai progettisti di liberare tutta la propria creatività per gestire relazioni geometriche complesse, forme libere e approfondire lo studio di impieghi innovativi di materiali e assemblaggi.

La sua particolarità davvero unica è quella di creare una progettazione generativa tra geometria e design gestendo il progetto attraverso una modellazione dinamica e geometrica insieme. Disegni e modelli possono essere modificati agendo direttamente sulla geometria, mediante l’applicazione di regole e l’acquisizione di relazioni tra elementi di costruzione, o mediante la definizione e la costruzione di forme e algoritmi complesse.

GC è integrato con il BIM e consente pertanto l’analisi e la simulazione fornendo un feedback su materiali da costruzione, assemblaggi, sistemi prestazionali e condizioni ambientali.

Tale integrazione assicura la creazione di modelli e disegni con elevata precisione permettendo una gestione efficiente dei flussi, completando il processo dalla produzione alla fabbricazione.

GenerativeComponents è già impiegato da architetti e ingegneri di tutto il mondo per lo sviluppo di edifici altamente sostenibili. Tra questi troviamo Arup, Buro Happold, Foster + Partners, Grimshaw Architects, HOK, Kohn Pedersen Fox, Morphosis, e SHOP Architects.


Tags: , , , , , , , , ,
Postato in: curiosità, design, software architettura | Nessun Commento »

Le suore benedettine e l’eco-nvento

Scritto da: Andrea il 28 Maggio 2009 – 14:08

Per questi 171 anni, le suore Benedettine del Convento di Nostra Signora di Consolazione in Gran Bretagna hanno vissuto in un vecchio monastero afflitto da altissimi costi di manutenzione ed un inefficiente impianto di riscaldamento.

Di recente però si sono mosse per un convento eco-compatibile.

Progettata dal Feilden Clegg Bradley Studios, la nuova casa delle suore nel North York Moors National Park
è costruito partendo da materiali di provenienza locale e vanta una serie di eco-funzionalità, tra cui il riscaldamento solare di acqua calda e di un sistema di riciclaggio dell’acqua piovana.
Le monache hanno deciso di cambiare il loro antico convento a causa della maturazione dei costi di manutenzione elevati e addirittura superiore impronta ambientale.
Va considerato che l’antico convento è stato riscaldato con l’olio e il gas, mentre il nuovo usa una caldaia alimentata con cippato di provenienza locale alberi per la produzione di calore, e una caldaia solare di acqua calda. In termini di materiali da costruzione, il nuovo convento è stato creato utilizzando legname di provenienza locale e pietra.
Ancor più impressionante è il loro sistema di riutilizzo delle acque. L’acqua piovana dal tetto è raccolta e utilizzata per i servizi igienici. Le acque poi passano attraverso un letto di canne completamente naturale, simile a quella di una piscina naturale. La digestione anaerobica del sistema filtra l’acqua che viene poi usata per irrigare.


Tags: , , , , , , , ,
Postato in: eco, estero, grandi architetti, sostenibilità | Nessun Commento »