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Scritto da: admin il 14 Maggio 2010 – 13:54design: Massimo Iosa Ghini
evento: Green Block – Ottagono
L’idea si basa sulla realizzazione di una installazione che rappresenti simbolicamente un collegamento tra natura e tecnologia, l’integrazione tra un ambiente artificiale e un ambiente naturale.
In un rapporto simbiotico, dal manto erboso si eleva un flusso di energia che, grazie alla tecnologia Led, offre ai visitatori contenuti multimediali legati a immagini dell’ecosistema.
Per noi è questo il tema del futuro, integrare il fare umano artificiale all’assetto naturale costruendo un nuovo equilibrio. Per questo proponiamo una soluzione che non rigetti l’aspetto tecnologico ma sia capace di attuarne un’integrazione non solo fisica ma anche semantica con la preesistenza, sia essa antropica o naturale.
Nell’allestimento è previsto un sistema di sedute in materiale di recupero che permetterà ai visitatori contemplare l’evoluzione fluida dell’oggetto architettonico.

Elenco Sponsor:
Effebi S.p.A.
Sangalli Tecnologie
Wave Group
Daku Italia
Lamm S.p.A.
Tags: architetto, design, italia, massimo iosa ghini, tecnologie
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A Eurocucina 2010 Toncelli sorprende svelando i misteri di Progetto 50
Scritto da: admin il 21 Aprile 2010 – 11:44Al Salone del Mobile uno stand concepito come un percorso misterioso alla scoperta della storia delle arti e dei mestieri che creano una grande cucina italiana.
Uno stand poliedrico recintato da un ventaglio di assi in essenze di legni diversi: questo hanno visto i visitatori di Eurocucina 2010 entrando in fiera. Una struttura imponente, con un carattere deciso
che non lasciava dubbi su ciò che conteneva: qualcosa di così prezioso da meritare di essere svelato
solo a chi potesse apprezzarne appieno il valore.
Una piccola anteprima veniva svelata dai video che scorrevano sul grande plasma wall di sei metri per due allestito sul fronte dello stand, dove la bellezza delle rifiniture, l’originalità delle lavorazioni e la cura nei dettagli delle cucine Toncelli si ricollegavano direttamente al senso della campagna stampa e dell’enigmatico claim «Esci dagli schemi».
Con l’esclusivo invito riservato a clienti selezionati o presentandosi al banco reception dello stand è stato possibile accreditarsi per una visita nello spazio interno. E pur di approfondire la conoscenza di questo grande marchio e poterne osservare da vicino le creazioni, i visitatori hanno aspettato pazientemente per tutte le giornate dell’evento.
Complice una campagna stampa ben calibrata improntata proprio sul disvelamento di un segreto, ecco che ad accogliere Progetto 50 c’era un pubblico curioso e pronto alla rivelazione di ciò che si nascondeva dietro a questo ambizioso progetto.
Nessuno è rimasto deluso. Al contrario, Toncelli ha dimostrato come un prodotto di valore, paragonabile per pregio e concezione a un manufatto artistico, meriti di godere della giusta attenzione, anche in un contesto affollato e frenetico come quello del salone Eurocucina. All’interno della struttura dello stand, a cui si accedeva attraverso una porta meccanizzata, è stato allestito un vero e proprio percorso sensoriale dove le luci, le musiche, le immagini e perfino i profumi hanno accompagnato il visitatore alla scoperta delle splendide cucine di Progetto50 realizzate con materiali pregiatissimi quali cuoio cucito a mano, legno solcato, mousse di cemento e marmo.
Accompagnati dal titolare Lorenzo Toncelli e da Stefano Stefanelli, ideatore del Progetto50 e vero istrione del percorso guidato attraverso lo stand di Eurocucina, i visitatori hanno potuto apprezzare l’impegno, il lavoro e soprattutto il patrimonio di arte e di professionalità che da cinquant’anni accompagna ogni creazione Toncelli.
All’ingresso dello stand, come un’ideale cimelio in grado di connettere il passato e il presente, una fedele riproduzione di un “bureau plat†realizzata artigianalmente con tecniche coeve come la famosa scrivania con segreti stile Luigi XV.
Proprio il periodo della prima metà del XVIII secolo caratterizzato dal pieno splendore dello stile barocchetto e rococò è stato d’ispirazione per il Progetto50. Sono stati realizzati due mobili. speciali “cantina†e “cocktail†completi di tutti gli accessori per la preparazione e degustazione.
I mobili sono proposti in diverse varianti stilistiche, tutte rigorosamente realizzate a mano con la tecnica dell’intarsio prospettico matematico e contengono al loro interno scomparti segreti.
Alla fine del percorso – racconta Federica Toncelli, architetto e project manager – abbiamo assistito anche a qualche scena di commozione. Complici sono state l’atmosfera intima ed estremamente teatrale, il coinvolgimento del racconto di quanto lavoro sia racchiuso in ogni creazione di Progetto50 e soprattutto la passione nell’illustrare l’impegno e la dedizione che abbiamo messo in questo progetto. Insomma: questa commozione è stata per noi un grande riconoscimento. Progetto50 è stato un percorso impegnativo, in cui abbiamo creduto molto. Ora dobbiamo vedere cosa dirà il mercato ma il successo di pubblico ottenuto a Eurocucina è stato per noi un primo importante traguardo.
Tags: architetto, italia, Lorenzo Toncelli, salone del mobile, Stefano Stefanelli
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Toncelli presenta Progetto 50 a Eurocucina 2010
Scritto da: admin il 19 Aprile 2010 – 15:09Una proposta fuori dagli schemi
Uno stand eccezionale, per l’imponente struttura e per un concept che lo decreta già quale vero e proprio evento espositivo più vicino a un percorso artistico che non alla vetrina di un prodotto commerciale. Impostato su due aree, lo spazio che Toncelli ha creato per Eurocucina 2010 offre una
parte visibile al pubblico, ma nasconde al suo interno un’articolato percorso che vuole condurre il
visitatore alla scoperta dei molteplici segreti di Progetto 50, l’esclusiva creazione che segna il ritorno in grande stile del marchio sul mercato italiano dopo gli anni di acclamazione sui mercati esteri.
Ambasciatori di stile, di gusto e di pregiata manifattura tutta italiana, i Toncelli sanno che è questo
il momento giusto per tornare a far parlare di sé anche nel loro paese di origine. Pisani da tre generazioni, artigiani e maestri del fare ad arte, visionari e progettisti con la vocazione per la bellezza senza tempo, la famiglia Toncelli festeggia ad Eurocucina 2010 i primi cinquant’anni della propria impresa.
Capitanati dal dinamico Lorenzo Toncelli responsabile per i mercati esteri e primo autore del successo internazionale del marchio, coordinati dall’architetto Federica Toncelli a capo dell’area progettuale, la squadra si vanta quest’anno dell’acquisto di un vero e proprio direttore artistico: Stefano Stefanelli, esperto d’arte e studioso della tradizione ebanista toscana.
Alla piena realizzazione di questo ambizioso progetto ha preso parte anche De Dietrich, storico
e prestigioso marchio alsaziano di elettrodomestici tecnologicamente all’avanguardia e dal design
internazionale, che ha arricchito l’armonia di Progetto 50 con una collezione di creazioni esclusive.
Cercando nel proprio passato le radici di un’arte, quella della costruzione di mobili, che unisce
la meticolosità e la disciplina dell’artigiano all’estro e alla vocazione dell’artista, ecco che in Progetto 50 convergono e si fondono: un design essenziale e moderno, concretizzato con l’adozione di materiali caldi autoctoni come il legno segato a mano a effetto solcato e il cuoio rifinito a mano dal mastro sellaio abbinati all’austerità del marmo Colorado e del laccato; componenti futuristici quali l’esclusiva mousse di cemento; e infine particolari mobili speciali che reinterpretano appieno la tradizione ebanista toscana in chiave contemporanea.
Tags: architetto, artigiano, design, eurocucina, Lorenzo Toncelli, materiali, progetti, stefanelli, Stefano Stefanelli
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L’azienda? E’ arte
Scritto da: admin il 27 Dicembre 2009 – 15:27Architettura contemporanea al posto dei capannoni. Una mostra a Vicenza
Il caso più famoso è quel lo della Nardini: la fabbri ca di grappe di Bassano, che commissionò a Massi miliano Fuksas una nuova seÂde, poi realizzata nel 2004: sor sero le due «bolle» di vetro soÂspese, divenute un vero audito rium dove ospitare i turisti enoÂgastronomici, con vista a 360 gradi sul monte Grappa. Lentamente negli ultimi die ci anni esempi di questo tipo si sono moltiplicati, trasforman do anonime zone industriali (se ne contano 2500 in Veneto) in sprazzi di architettura conÂtemporanea. La mostra «Archi tetture d’impresa», inaugurata giovedì allo spazio Lamec nella Ba silica palladiana, a Vicenza, ne seleziona quindici, costruite dal 1998 al 2008.
Gli architetti qui esposti sono tutti dell’area veneta, e in questi lavori pretta mente industriali si dimostra no molto aggiornati sulle solu zioni della contemporaneità – dice uno dei due curatori, il cri tico Marco Mulazzani – . Alcuni edifici sono recuperi e amplia menti di capannoni già esisten ti. La ricerca è verso un’immagi ne architettonica che sempre più coincide con l’immagine dell’azienda, e allo stesso tem po verso un luogo di lavoro che deve essere abitabile, sia per i lavoratori che i clienti.

Lo studio Traverso-Vighy, ad esempio, ha costruito il nuo vo showroom dell’azienda Spi di Sport, a Meledo di Sarego, in torno a una corte verde. Un quadrato di prato con al centro una betulla, circondato da ve trate e pareti in materiali hi-te ch, in un edificio concepito co me una «teca» in vetro. Nel l’enorme ampliamento dello stabilimento Telwin, a Villaver la, gli architetti Chilò, Calore e Girardin trasformano un mono tono capannone in un monoli te punteggiato da «segni» ar chitettonici e paesaggistici: la pensilina che copre lo spazio carico-scarico è sostenuta da una serie di tiranti collegati ad alti pilastri bianchi; la facciata in legno e vetro è contornata da due cornici di cemento che si protendono verso la strada. All’opposto, alla Sonus Faber di Arcugnano lo studio ASA Al banese il luogo di lavoro è pro tetto da una membrana di do ghe di legno teak: i laboratori, dove si costruiscono e progetta no diffusori acustici, dall’ester no assumono l’aspetto di uno strumento musicale.
E’ la stessa forma della pianta ad ispirarsi a quella di un liuto o di un violino, mentre anche qui c’è spazio per il riposo, con un cor tile dove cresce il bambù. Si ar riva poi al «cubo» nero che ospita il magazzino Dainese, un vero «landmark» per chi passi per Vicenza lungo l’auto strada A4. I pannelli di zinco ti tanio ossidato nero assorbono la luce e creano una imponente massa opaca. E poi il nuovo sta bilimento della Diesel a Molve na, la sede quasi futurista della Bisazza, con mosaici d’autore che la trasformano in un mu seo. Flavio Albanese, architetto e direttore della rivista Domus, spiega: «Il problema non è più “dove metto il macchinarioâ€, ma “cosa ci costruisco intor noâ€? Nell’800 l’industriale con la sua fabbrica definiva una nuova forma urbis. Oggi inve ce l’imprenditore, non poten do o volendo più intervenire nella città , trasferisce diretta mente tutti gli elementi tipici della città dentro il suo manu fatto industriale. Gli atrii sono concepiti come piazze». E i tan ti capannoni rimasti vuoti? «Troviamo il coraggio di buttar li giù e piantarci un bosco».
Tags: architetto, architettura contemporanea, betulla, Fuksas, materiali
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Prende forma l’ostrica di Zaha Hadid
Scritto da: admin il 14 Dicembre 2009 – 15:32Il progetto dell’architetto anglo-israeliana: in plexiglas sospesa tra cielo, terra e mare. I lavori erano stati sospesi.
SALERNO — Sta prendendo forma l’ostrica di plexiglas sospesa tra cielo, terra e mare che l’architetto anglo-israeliana ha immaginato come sede dell’avveniristica Stazione marittima di Salerno. I lavori, che erano iniziati nel 2005 e che avevano subi to una battuta d’arresto a causa dell’abban dono del cantiere da parte dell’impresa ag giudicataria dell’appalto, stanno procedenÂdo speditamente e, se non ci saranno ulte riori intoppi, l’opera potrà essere ultimata entro il 2010. L’Ati Passarelli-Comi è la ditÂta che sta realizzando un gioiello d’architet tura già noto negli ambienti del design in ternazionale. Non è un caso che il progetto ha ricevuto ampi consensi alla Biennale di Architettura di Venezia. Da quel po’ che si riesce a scorgere dalla struttura che attual mente somiglia allo scafo di una nave è confermato lo stile di Hadid che tende non solo al guizzo creativo ma anche alla fun zionalità .
Il progetto prende forma dalla connessione di tre elementi principali: gli uffici della sezione amministrativa, il ter minal per i traghetti, ed il terminal per le navi da crociera. I passeggeri acquisteran no i biglietti al piano terra e poi, attraverso delle rampe, raggiungeranno il livello suÂperiore dove li aspetterà la nave. La Stazione marittima rientra nel ridise gno più ampio e complesso del waterfront salernitano che ha in piazza della Libertà e nel Crescent i suoi due punti di forza.
Pro prio stamattina alle 11 il sindaco di Saler no Vincenzo De Luca accompagnerà i giorÂnalisti in una visita al cantiere per la realiz zazione di Piazza della Libertà nell’area di Santa Teresa sul lungomare di Salerno. La prima fase dei lavori vede in corso la realiz zazione dei parcheggi sotterranei, della passeggiata a mare e della piazza vera e propria. Nel corso della visita saranno illuÂstrati nel dettaglio le tecniche ed il crono programma dei lavori e si potranno verifi care i lavori già eseguiti.
Tags: architetto, architettura, avveniristica, biennale, design, ostrica, plexiglas, USA, Venezia, zaha hadid
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Friedman, sopravvivere agli architetti. Vi spiego come
Scritto da: admin il 14 Dicembre 2009 – 15:26Da: LaStampa.it
I dilemmi d’un addetto ai lavori:
“Come progetto un palazzo se non so nulla di chi lo abiterà ?”
ALESSANDRA IADICICCO
PARIGI
Quale architetto il mio problema è capire come assumersi la responsabilità di progettare un palazzo sapendo poco o nulla dei suoi fruitori. E capire quando è il momento di fermarsi per lasciare spazio alle loro scelte». È l’architetto Yona Friedman a sintetizzare così in una battuta il nucleo del suo pensiero. Autocostruzione degli edifici da parte degli abitanti? Autopianificazione delle città da parte dei cittadini? Non esattamente. Ma quasi. Nell’ultimo libro, il genio delle Utopie realizzabili (titolo del suo capolavoro teorico, tradotto in Italia da Quodlibet) arriva a ipotizzare una Architettura di sopravvivenza (Bollati Boringhieri, pp. 168, e16) che rischia di compromettere la sopravvivenza dell’architettura. Non stiamo giocando con le parole. Una consequenzialità rigorosa lega il primo testo al secondo: l’idea di una «Architecture de survie», dettata dai bisogni, le esigenze, i desideri di chi ha l’urgenza di fruirne, è un corollario dell’ipotesi utopica, ultrademocratica di una «architettura dal basso» non solo voluta e pensata per i suoi utenti, ma ottenuta e realizzata da loro.
L’«Utopia», insomma, si realizza togliendo di mezzo la figura dell’architetto? Suona molto utopico e poco realizzabile. Ma il vecchio Friedman – ebreo ungherese fuggito negli anni Quaranta dall’Europa delle leggi razziali, rifugiato nell’Israele ancora tutto da costruire, docente in Usa, collaboratore di Onu e Unesco, ricercatore in Africa e India e ormai da anni cittadino francese – cerca da sempre una mediazione con la realtà . Ed è nel suo domicilio parigino che lo raggiungiamo.
Tenendo conto della variabile delle scelte degli abitanti, dove si ferma l’architetto? Sopravvive la sua competenza tecnica là dove scelte e decisioni sono dettate da condizioni estreme di sopravvivenza?
«Credo che in tutti i casi, estremi o anche no, la civiltà sia un mezzo di sopravvivenza. A differenza delle altre specie animali, l’uomo per sopravvivere ricorre a strumenti che prolungano sue capacità fisiche, crea e utilizza artefatti, si costruisce rifugi. Un edificio è uno strumento multifunzionale: protegge dal freddo, difende dalle aggressioni… Architettura è più che costruzione di edifici: la si ritrova in ogni civiltà , anche là dove non vi sono architetti. È ben più che una competenza tecnica. Serve agli individui, è il mezzo in cui si esprime la loro forma di vita e dalle loro esigenze vitali prende forma».
La sua ipotesi di «autocostruzione» di edifici e città non rende superflua la figura del tecnico, dell’esperto?
«La città non è semplicemente un hardware. Ciò che conta è il software. L’architettura fornisce un hardware che deve essere il più possibile interattivo, pronto ad aggiornarsi continuamente. Gli individui lo aggiornano secondo progetti embrionali piuttosto che razionali. Perciò l’urbanista, l’urban designer si trova in difficoltà : non potrà mai prevedere gli atti della gente. Il design di un oggetto è affare di chi ne fa uso. Il disegno di una città , il suo volto è definito dai cittadini che, soprattutto a piedi, liberi dai vincoli di traffico, ci si muovono dentro. I percorsi di un pedone sono imprevedibili, ma è lungo gli itinerari pedonali che si disegnano le mappe sociali ed economiche di una città ».
Ma i bisogni, i desideri dei singoli individui non saranno troppo diversi per dar luogo a un ordine sociale? Qualcuno dovrà pur governarli…
«L’abitante agisce nello spazio per prova ed errore. In casa propria sistema il tavolo in una certa posizione, poi, secondo l’uso che ne fa, magari lo sposta e gli trova una collocazione migliore. Di certo non disegna sulla carta una piantina. Progetti troppo rigidi riescono poco confortevoli all’individuo. Chi abita una casa, una città , deve lasciarvi la sua impronta».
In fondo non è sempre stato così? L’architettura, anche se intesa come forma d’arte, si emancipa più in fretta che la pittura o la letteratura dal suo autore. Un edificio, sia pure una grande opera, appartiene sempre a chi ne fa uso, e magari ne ignora l’autore…
«Anche quando vi sia un grande autore, un’architettura senza fruitore è senza significato: è una “rovinaâ€. L’uso che se ne fa ne determina il senso. Sul sito romano di Arles è sorta una città medievale: case, chiese, torri. La struttura è la stessa. Una costruzione non è un oggetto ma un processo. Un buon edificio è un patchwork».
Sarà bello?
«La sua qualità estetica non sarà il primo problema degli abitanti. Ma il suo “disordine ordinato†– così il titolo del libro cui sto attualmente lavorando, uscirà l’anno prossimo – è l’espressione autentica di uno stile».
E un’architettura tanto mutevole, l’architettura di quella che lei chiama «la città mobile», sarà ecologica?
«Se dettata da urgenze reali, si atterrà a un principio di economia. E l’attitudine a economizzare in genere è oggi considerata ecologica».
Tags: architetto, design, Roma, yona friedman
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Bali: la casa dell’armonia
Scritto da: admin il 24 Settembre 2009 – 12:55Vivere a Bali, isola dell’Indonesia a 8° a sud dell’equatore, senza rinunciare a una casa studiata nei minimi dettagli. L’architetto italiano Giovanni D’Ambrosio ha disegnato per la famiglia Bournias un’abitazione perfettamente integrata con lo spazio naturale circostante, capace di garantire comfort e funzionalità grazie a soluzioni tecniche all’avanguardia. Per info: www.giovannidambrosio.com
Tags: architetto, bali isola, Giovanni D'Ambrosio, italia, Natura
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Design Concept – sede SEAT Torino
Scritto da: admin il 21 Luglio 2009 – 19:20L’intervento riguarda la progettazione dello spazio architettonico delle aree ufficio e delle sale dedicate della nuova Sede SEAT – Pagine Gialle di Torino.
Si tratta di sei nuove palazzine di quattro piani ciascuna, per un totale 20.000 mq oltre al recupero dell’edificio storico della sede delle ex officine Savigliano.
Nell’edificio storico, frontale alle palazzine, è situata la Reception dell’azienda dalla quale si apre un percorso di spazi espositivi che si estende lungo tutto il corridoio della manica passando per l’auditorium e la SEAT Corporate University fino a terminare nella zona ristorante.
Il progetto della nuova sede Seat è innovativo per gli aspetti architettonici e di design nati da un innovativo processo di progettazione, ovvero il confronto tra un gruppo scientifico come l’advisory board costituito da personalità di rilievo del mondo accademico, dell’imprenditoria e della comunicazione, e il mondo del design e dell’architettura.

L’Advisory Board, ha determinato un ruolo di fucina di idee per nuovi spazi del mondo ufficio, per rendere “Migliore il luogo lavorativo, più ricco e partecipativoâ€.
Le attenzioni verso il sociale e verso i dipendenti hanno aperto nuovi spazi di convivialità resi più fluidi, contribuendo a creare un clima di partecipazione alla vita di questo grande gruppo di lavoro.
La modernizzazione e l’innovazione del progetto nascono dalla consapevolezza delle problematiche legate al rapporto uomo-benessere nei luoghi di lavoro, dando vita ad un innovativo modello aziendale unico nel suo genere. Il benessere acustico ed il comfort ambientale sono alcune delle linee guida del progetto. Lo spazio architettonico si apre ad una nuova forma come il rigore e solidità del “quadrato†dell’elenco telefonico, che rappresentano Seat, va verso un futuro meno materiale, più dinamico e fluido.
L’apertura degli spazi, la poca presenza di porte, la trasparenza del vetro aiutano l’interrelazione; il colore degli arredi personalizza e rende gli spazi più domestici, più creativi; la sinuosità dei corridoi permette di creare spazi per la convivialità .

Il progetto non trascura i temi come il risparmio energetico, con la luce regolabile da ogni postazione e l’ergonomia della postazione lavorativa con la ricerca di un design degli arredi con forme più morbide e fluide.
Gli spazi comuni, come la sala ristorante, l’auditorium, l’expo sono stati realizzati in un edificio dove i mezzi di locomozione erano al centro della produzione e dell’esistenza dell’architettura, adesso le ex-Officine Savigliano diventano lo sfondo di nuovi e moderni spazi lavorativi abitati e vissuti, dove l’uomo diventa il protagonista.
Tags: advisory board, architetto, architettonico, architettura, arredi, auditorium, design, elenco telefonico, Expo, futuro, lavoro, luoghi di lavoro, Martina Cinicola, pagine gialle di torino, progettazione, Progetto, ricerca, seat pagine gialle, spazio
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La Stone Tower – Rooya Group
Scritto da: Andrea il 17 Giugno 2009 – 13:15La stone tower del Rooya group è situata nello stone park district del Cairo. Fornendo uffici e strutture commerciali per espandere rapidamente il Cairo, lo sviluppo della torre include anche un business hotel a 5 stelle con appartamenti, punti vendita per cibi e bevande, giardini panoramici e la piazza “delta” .
Hisham Shoukri afferma: “in Egitto c’è uno schiacciante bisogno di sviluppare i più alti standard internazionali richiesti dal serio e crescente clima di investimenti del paese – contribuendo a farne il fulcro centrale delle multinazionali della regione. La stone tower aveva bisogno di un architetto con idee audaci, innovazione, con abilità ed esperienza internazionali… aveva bisogno di Zaha Hadid.”
L’antica muratura egizia incorpora un vasto apparato di patterns e textures che, quando sono illuminate dall’intensa luce del sole della regione, creano un animato gioco di luci ed ombre. L’effetto è potente, diretto ed è fonte di ispirazione. La facciata delle pareti nord e sud di ogni edificio presenta un ricco alternarsi di sporgenze, rientranze e vuoti per intensificare linee d’ombra che accentuano le curve di ogni edificio all’interno dello sviluppo e animano il progetto durante il giorno.
“Sono affascinato dal lavorare al Cairo” afferma Hadid “ho visitato l’egitto molte volte e sono sempre stato affascinato dalla matematica e dall’arte del mondo arabo. Nel nostro ufficio abbiamo sempre ricercato il concetto formale di geometria – che è strettamente connesso con la tradizione artistica , le scienze (in termini di algebra, matematica e geometria) della regione.
Con un progetto a larga scala come la stone tower, bisogna fare molta attenzione bilanciare la necessità di elementi ripetitivi evitando al contempo la ripetizione di masse statiche” aggiunge “l’architettura della stone tower persegue un ritmo geometrico di edifici simili, intrecciati, quasi individualmente differenziati per creare una composizione coesa”.
Tags: architetto, architettura, Cairo, edificio, egitto, geometria, hisham, Progetto, rooya, stone tower, zaha hadid
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