Archivio per la Categoria ‘grandi architetti’
Kinea di Teuco
Scritto da: admin il 28 Giugno 2010 – 10:58NASCE DALL’ACQUA LA NUOVA VASCA KINEA DI TEUCO
Ispirazioni naturali per la nuova serie di vasche Teuco
Teuco presenta la nuova vasca Kinea realizzata con l’esclusivo progetto dell’Architetto e designer Massimo Iosa Ghini.
Da sempre ispirato alle forme eteree e alle superfici sagomate secondo linee animate e naturali, l’architetto realizza per Teuco la vasca Kinea utilizzando l’idea di forza dell’acqua che plasma e leviga le superfici: dal blocco lineare e squadrato formato dai pannelli in acrilico bianco risalta il bordo fluido e ondulato, in un armonioso contrasto di forme.
Il bordo sinuoso si abbassa da un lato per accogliere, ed agevolare l’ingresso in vasca, regalando comfort e sensazioni piacevoli. Un gioco di contrasti tra forme levigate e angoli decisi, tra solidità del materiale lavorato e leggerezza delle superfici, dà vita ad una realizzazione esclusiva: una vasca che nasce dal connubio di sensazioni materiche opposte, con estrema naturalezza.
La vasca Kinea di Teuco è disponibile in tre dimensioni differenti, per rispondere a tutte le esigenze di spazio e comfort: 170 x 70 cm, 170 x 75 cm oppure la maggiore 180 x 80 cm. Ampia anche la versatilità delle sue versioni, proposte con diverse combinazioni per tutti i modelli. La vasca Kinea è disponibile senza idromassaggio e naturalmente nelle versioni con idromassaggio Basic, o con Hydrosilence, per il top del relax sonoro, e anche con Hydrosonic, che unisce all’idromassaggio silenzioso anche l’azione benefica degli ultrasuoni. L’optional Cromoexperience, inoltre, amplifica le sensazioni dello stare in acqua, illuminandola con colori cangianti e regalando magnifiche esperienze multisensoriali.
Linee sinuose e avvolgenti, organicità delle forme create dall’acqua e tecnologia all’avanguardia.
Il progetto Kinea firmato da Massimo Iosa Ghini sancisce la prima grande collaborazione tra l’architetto e Teuco, azienda che da sempre si distingue per le sue collezioni dal design raffinato ed elegante e in grado di assecondare gli stili del consumatore.
Ancora una volta, Teuco conferma la sua leadership nell’arte delle vasche da bagno e nella capacità di eseguire progetti rendendo protagonista la bellezza dell’acqua.
Tags: architettura, design
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SOUTH – FACE
Scritto da: admin il 22 Giugno 2010 – 16:53design: Â Â Massimo Iosa Ghini
anno: Â Â 2010
azienda: Â Il Cantiere
South Face è una soluzione che si presta a vari utilizzi; perfetta ad esempio come facciata, parete o muro divisorio trova il suo habitat tanto in contesti urbani che privati.
Il sistema consiste in una parete coibente modulare composta da elementi di eco-cemento cavi addizionati di substrato che accoglie una folta e scenografica vegetazione. La facciata si trasforma in un vero e proprio giardino verticale, che assorbe CO2 dall’atmosfera e che coibenta e isola termicamente l’ambiente che racchiude.
E’ affascinante tanto la declinazione di un materiale “ruvido†come il cemento in un segno morbido tipico del tratto di Massimo Iosa Ghini, quanto la sua modularità in verticale per giardini metropolitani ecosostenibili.
South Face rappresenta perfettamente la mission de Il Cantiere: investire in ricerca produttiva e progettuale per portare il cemento in contesti inediti.
Tags: architetti, architettura, design
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Newtonette
Scritto da: admin il 11 Giugno 2010 – 11:55NEWTONETTE
design: Â Â Â Massimo Iosa Ghini
anno: Â Â Â 2010
azienda:   Newtonette – Moroso
Vent’anni dopo il successo della collezione Newtone, disegnata nell’ottantanove per Moroso e ancora in produzione, Massimo Iosa Ghini ne reinterpreta l’estetica nella poltroncina Newtonette.
Le dimensioni contenute e le linee sinuose sono i punti di forza di questo nuovo prodotto che, con le sue curve avvolgenti, sembra disegnare un fluido e morbido abbraccio.
Tags: design
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Biotech
Scritto da: admin il 14 Maggio 2010 – 13:54design: Massimo Iosa Ghini
evento: Green Block – Ottagono
L’idea si basa sulla realizzazione di una installazione che rappresenti simbolicamente un collegamento tra natura e tecnologia, l’integrazione tra un ambiente artificiale e un ambiente naturale.
In un rapporto simbiotico, dal manto erboso si eleva un flusso di energia che, grazie alla tecnologia Led, offre ai visitatori contenuti multimediali legati a immagini dell’ecosistema.
Per noi è questo il tema del futuro, integrare il fare umano artificiale all’assetto naturale costruendo un nuovo equilibrio. Per questo proponiamo una soluzione che non rigetti l’aspetto tecnologico ma sia capace di attuarne un’integrazione non solo fisica ma anche semantica con la preesistenza, sia essa antropica o naturale.
Nell’allestimento è previsto un sistema di sedute in materiale di recupero che permetterà ai visitatori contemplare l’evoluzione fluida dell’oggetto architettonico.

Elenco Sponsor:
Effebi S.p.A.
Sangalli Tecnologie
Wave Group
Daku Italia
Lamm S.p.A.
Tags: architetto, design, italia, massimo iosa ghini, tecnologie
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Rivestimenti Pompeiani a Shanghai2010
Scritto da: admin il 29 Aprile 2010 – 15:20RIVESTIMENTI POMPEIANI NEL PADIGLIONE URBAN BEST PRACTICES DI SHANGHAI 2010.
Storia e tecnologia made in Italy all’Expo di Shanghai. Si ispira al infatti alla tradizione antichissima del coccio pesto di Pompei e delle chiese paleocristiane uno dei padiglioni dell’area Urban Best Practices dedicata alle più avveniristiche soluzioni urbane del pianeta e alla sostenibilità . Una riproduzione fedele realizzata grazie alla tecnologia altamente sofisticata del quarzo ricomposto, applicata a un mix sapiente di quarzo e purissimo cotto frantumato. Stone Italiana (Verona) e Sannini Impruneta (FI) hanno così creato e brevettato il Cottostone, un rivestimento che permette di riprodurre il cotto naturale pompeiano in dimensioni e caratteristiche di resistenza introvabili in natura. Da questa intuizione è nato il progetto rivoluzionario per Shanghai 2010, dove sono state impiegate ben 5.500 mq di grandi lastre Cottostone.
È grazie a questa tecnica infatti che il progettista, l’arch. Mario Occhiuto, ha trasformato un ex fabbricato industriale in uno spazio espositivo sostenibile e all’avanguardia, in grado di esprimere i nuovi approcci dell’habitat umano secondo lo slogan dell’esposizione: “Better city, better lifeâ€.
Il padiglione – autentica opera di design ipertecnologico dallo stile moresco – è stato studiato per ottenere una struttura dal rivestimento uniforme, in parte traforato e in parte intatto, che permette di conciliare le esigenze di climatizzazione e di luce con le scelte architettoniche. Il progetto fa parte del programma di collaborazione sino-italiano per la protezione ambientale, attivato dal ministero dell’Ambiente italiano e il suo omologo cinese.
Un aspetto, quello della sperimentazione, che non si limita a Shanghai 2010. Stone Italiana da oltre trent’anni crea rivestimenti di lusso su misura nelle tonalità , nelle forme e nelle contaminazioni dei materiali per pavimenti e anche per grandi opere nel mondo. Ne sono esempi progetti quali le forniture per le metropolitane di Dubai e Napoli (progettata dal designer Karim Rashid in collaborazione con l’Atelier Mendini) o gli 11mila mq richiesti per la Nuvola Fuksas, il prossimo avveniristico Centro congressi di Roma. Oppure i 57 negozi realizzati nel mondo su misura per la griffe Armani. Una “sartoria del pavimentoâ€, partita dalla semplice riproduzione della pietra, per arrivare a concepire i rivestimenti in quarzo come prodotti creativi e originali, con una propria identità . Tra i clienti storici dell’azienda di Zimella (VR), i marchi Armani, Ferrari in Corea, Nike a New York, Louis Vuitton sugli Champs Elysées, Swatch in Place Vendôme e ancora Hugo Boss, Chloé, Lancome, L’Oreal, Pucci, Montblanc, ST Microelectronics, Ibm e Microsoft, Sony, le Galeries Lafayette, il Centro finanziario di Taiwan.
Tags: design, materiali, Sostenibili, sostenibilitÃ
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A Eurocucina 2010 Toncelli sorprende svelando i misteri di Progetto 50
Scritto da: admin il 21 Aprile 2010 – 11:44Al Salone del Mobile uno stand concepito come un percorso misterioso alla scoperta della storia delle arti e dei mestieri che creano una grande cucina italiana.
Uno stand poliedrico recintato da un ventaglio di assi in essenze di legni diversi: questo hanno visto i visitatori di Eurocucina 2010 entrando in fiera. Una struttura imponente, con un carattere deciso
che non lasciava dubbi su ciò che conteneva: qualcosa di così prezioso da meritare di essere svelato
solo a chi potesse apprezzarne appieno il valore.
Una piccola anteprima veniva svelata dai video che scorrevano sul grande plasma wall di sei metri per due allestito sul fronte dello stand, dove la bellezza delle rifiniture, l’originalità delle lavorazioni e la cura nei dettagli delle cucine Toncelli si ricollegavano direttamente al senso della campagna stampa e dell’enigmatico claim «Esci dagli schemi».
Con l’esclusivo invito riservato a clienti selezionati o presentandosi al banco reception dello stand è stato possibile accreditarsi per una visita nello spazio interno. E pur di approfondire la conoscenza di questo grande marchio e poterne osservare da vicino le creazioni, i visitatori hanno aspettato pazientemente per tutte le giornate dell’evento.
Complice una campagna stampa ben calibrata improntata proprio sul disvelamento di un segreto, ecco che ad accogliere Progetto 50 c’era un pubblico curioso e pronto alla rivelazione di ciò che si nascondeva dietro a questo ambizioso progetto.
Nessuno è rimasto deluso. Al contrario, Toncelli ha dimostrato come un prodotto di valore, paragonabile per pregio e concezione a un manufatto artistico, meriti di godere della giusta attenzione, anche in un contesto affollato e frenetico come quello del salone Eurocucina. All’interno della struttura dello stand, a cui si accedeva attraverso una porta meccanizzata, è stato allestito un vero e proprio percorso sensoriale dove le luci, le musiche, le immagini e perfino i profumi hanno accompagnato il visitatore alla scoperta delle splendide cucine di Progetto50 realizzate con materiali pregiatissimi quali cuoio cucito a mano, legno solcato, mousse di cemento e marmo.
Accompagnati dal titolare Lorenzo Toncelli e da Stefano Stefanelli, ideatore del Progetto50 e vero istrione del percorso guidato attraverso lo stand di Eurocucina, i visitatori hanno potuto apprezzare l’impegno, il lavoro e soprattutto il patrimonio di arte e di professionalità che da cinquant’anni accompagna ogni creazione Toncelli.
All’ingresso dello stand, come un’ideale cimelio in grado di connettere il passato e il presente, una fedele riproduzione di un “bureau plat†realizzata artigianalmente con tecniche coeve come la famosa scrivania con segreti stile Luigi XV.
Proprio il periodo della prima metà del XVIII secolo caratterizzato dal pieno splendore dello stile barocchetto e rococò è stato d’ispirazione per il Progetto50. Sono stati realizzati due mobili. speciali “cantina†e “cocktail†completi di tutti gli accessori per la preparazione e degustazione.
I mobili sono proposti in diverse varianti stilistiche, tutte rigorosamente realizzate a mano con la tecnica dell’intarsio prospettico matematico e contengono al loro interno scomparti segreti.
Alla fine del percorso – racconta Federica Toncelli, architetto e project manager – abbiamo assistito anche a qualche scena di commozione. Complici sono state l’atmosfera intima ed estremamente teatrale, il coinvolgimento del racconto di quanto lavoro sia racchiuso in ogni creazione di Progetto50 e soprattutto la passione nell’illustrare l’impegno e la dedizione che abbiamo messo in questo progetto. Insomma: questa commozione è stata per noi un grande riconoscimento. Progetto50 è stato un percorso impegnativo, in cui abbiamo creduto molto. Ora dobbiamo vedere cosa dirà il mercato ma il successo di pubblico ottenuto a Eurocucina è stato per noi un primo importante traguardo.
Tags: architetto, italia, Lorenzo Toncelli, salone del mobile, Stefano Stefanelli
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Il Burj Dubai conquista ufficialmente il primato
Scritto da: admin il 5 Gennaio 2010 – 13:23Inaugurato il grattacielo più alto al mondo: 828m di vetro, acciaio e cemento.
Il miracolo di ingegneria è compiuto: a Dubai oltre 800 metri di acciaio, vetro e cemento – visibili da ben 95 Km di distanza – diventano realtà conquistando il guinness dei primati. Ufficialmente inaugurato ieri sera, nel giorno del quarto anniversario della ascesa al trono dello sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, il Burj Dubai strappa il record al Taipei 101 di Taiwan (508 m) diventando il grattacielo più alto al mondo. Firmato dagli architetti dello studio di Chicago SOM – Skidmore, Owings & Merrill LLP e promosso dal colosso immobiliare Emaar, il progetto record è riuscito a resistere anche alla recente bolla immobiliare-finanziaria che ha avuto come epicentro proprio la capitale degli Emirati Arabi. Una serata di grande festa, celebrata con spettacolari fuochi d’artificio e proiezioni laser, e seguita in diretta da circa 2 milioni di spettatori.
La “torre del deserto†vanta misure sconcertanti: 160 piani per 828 metri di altezza (se si include la guglia), con una superficie di 334mila metri quadrati e 58 ascensori che viaggiano ad una velocità di 10 metri al secondo. All’interno trovano spazio uffici, centri commerciali ed appartamenti di lusso, nonché il primo Armani Hotel al mondo (dal 37° al 45° piano) con 160 stanze e 3mila mq di sale conferenze e spazi per eventi. L’Hotel Armani aprirà ufficialmente il 18 marzo prossimo. Un belvedere al 124° piano, la piattaforma di osservazione più elevata sino ad ora realizzata, offre una spettacolare vista di Dubai a 360 gradi.
L’ambizioso progetto – al quale hanno lavorato oltre 380 ingegneri – è stato costruito in cinque anni ed ha comportato una spesa di oltre 4 miliardi di dollari. Sono stati impiegati circa 45mila metri cubi di calcestruzzo, 330mila tonnellate di cemento e 31400mila tonnellate di acciaio.
Il design strutturale a nido d’ape, con molti elementi di rinforzo simili a quelli della struttura dei velivoli, è stato realizzato con ben 430mila mq di pareti, pari ad una superficie doppia rispetto a quella dei solai.
Di chiara ispirazione islamica, la geometria del Burj Dubai ricorda il fiore del deserto, tipico della regione. La torre si compone di tre elementi in vetro e calcestruzzo che si sviluppano attorno ad un nucleo centrale salendo verso il cielo come scalini. Un arretramento su ciascun elemento snellisce il corpo dell’edificio man mano che questo continua la sua ascesa nello skyline. Giunto all’estremità , il cuore della torre emerge come uno stelo d’erba.
La base particolarmente larga della torre – a forma di Y – consente di ridurre l’impatto delle correnti d’aria dovute ai vortici che spesso nascono nelle zone più alte dei grattacieli.
“Il sistema strutturale – spiega Bill Baker dello studio SOM – può essere definito un nucleo di sostegno a sei lati in cui ciascuna ala, con il suo nucleo in cemento altamente performante e le colonne perimetrali, sostiene le altreâ€.
Tags: Burj, Dubai, eventi, grattacieli, guinness dei primati, ingegneria, Mohammed Bin, mohammed bin rashid al maktoum, Rashid Al Maktoum
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L’azienda? E’ arte
Scritto da: admin il 27 Dicembre 2009 – 15:27Architettura contemporanea al posto dei capannoni. Una mostra a Vicenza
Il caso più famoso è quel lo della Nardini: la fabbri ca di grappe di Bassano, che commissionò a Massi miliano Fuksas una nuova seÂde, poi realizzata nel 2004: sor sero le due «bolle» di vetro soÂspese, divenute un vero audito rium dove ospitare i turisti enoÂgastronomici, con vista a 360 gradi sul monte Grappa. Lentamente negli ultimi die ci anni esempi di questo tipo si sono moltiplicati, trasforman do anonime zone industriali (se ne contano 2500 in Veneto) in sprazzi di architettura conÂtemporanea. La mostra «Archi tetture d’impresa», inaugurata giovedì allo spazio Lamec nella Ba silica palladiana, a Vicenza, ne seleziona quindici, costruite dal 1998 al 2008.
Gli architetti qui esposti sono tutti dell’area veneta, e in questi lavori pretta mente industriali si dimostra no molto aggiornati sulle solu zioni della contemporaneità – dice uno dei due curatori, il cri tico Marco Mulazzani – . Alcuni edifici sono recuperi e amplia menti di capannoni già esisten ti. La ricerca è verso un’immagi ne architettonica che sempre più coincide con l’immagine dell’azienda, e allo stesso tem po verso un luogo di lavoro che deve essere abitabile, sia per i lavoratori che i clienti.

Lo studio Traverso-Vighy, ad esempio, ha costruito il nuo vo showroom dell’azienda Spi di Sport, a Meledo di Sarego, in torno a una corte verde. Un quadrato di prato con al centro una betulla, circondato da ve trate e pareti in materiali hi-te ch, in un edificio concepito co me una «teca» in vetro. Nel l’enorme ampliamento dello stabilimento Telwin, a Villaver la, gli architetti Chilò, Calore e Girardin trasformano un mono tono capannone in un monoli te punteggiato da «segni» ar chitettonici e paesaggistici: la pensilina che copre lo spazio carico-scarico è sostenuta da una serie di tiranti collegati ad alti pilastri bianchi; la facciata in legno e vetro è contornata da due cornici di cemento che si protendono verso la strada. All’opposto, alla Sonus Faber di Arcugnano lo studio ASA Al banese il luogo di lavoro è pro tetto da una membrana di do ghe di legno teak: i laboratori, dove si costruiscono e progetta no diffusori acustici, dall’ester no assumono l’aspetto di uno strumento musicale.
E’ la stessa forma della pianta ad ispirarsi a quella di un liuto o di un violino, mentre anche qui c’è spazio per il riposo, con un cor tile dove cresce il bambù. Si ar riva poi al «cubo» nero che ospita il magazzino Dainese, un vero «landmark» per chi passi per Vicenza lungo l’auto strada A4. I pannelli di zinco ti tanio ossidato nero assorbono la luce e creano una imponente massa opaca. E poi il nuovo sta bilimento della Diesel a Molve na, la sede quasi futurista della Bisazza, con mosaici d’autore che la trasformano in un mu seo. Flavio Albanese, architetto e direttore della rivista Domus, spiega: «Il problema non è più “dove metto il macchinarioâ€, ma “cosa ci costruisco intor noâ€? Nell’800 l’industriale con la sua fabbrica definiva una nuova forma urbis. Oggi inve ce l’imprenditore, non poten do o volendo più intervenire nella città , trasferisce diretta mente tutti gli elementi tipici della città dentro il suo manu fatto industriale. Gli atrii sono concepiti come piazze». E i tan ti capannoni rimasti vuoti? «Troviamo il coraggio di buttar li giù e piantarci un bosco».
Tags: architetto, architettura contemporanea, betulla, Fuksas, materiali
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Nuova e vecchia Amsterdam
Scritto da: admin il 27 Dicembre 2009 – 15:20Si è concluso nelle scorse settimane il concorso Open Fort 400, indetto ai primi di giugno per individuare un piano mirato al rilancio dell’area portuale a Nord di Amsterdam: la competizione, incentrata sul progetto di “un edificio e uno spazio pubblico sulle rive nordoccidentali” del fiume IJ (openfort400.nl), ha raccolto 100 adesioni entro il 12 agosto e, dopo la definizione della lista ristretta – comunicata in settembre – ha portato alla scelta (architectmagazine.com) delle soluzioni presentate dai raggruppamenti Open Frame (Elastik e Mat Studio) e New York 5 (HWKN, L.E.FT, PARA-project, Phu Hoang Office con Rachely Rotem Studio e WORKac).
Il legame tra la capitale olandese e la Grande Mela ha ispirato le tematiche del bando, proposto in occasione del quarto centenario dalla fondazione di New Amsterdam, ovvero del nucleo secentesco a partire dal quale si sviluppò la città più tardi ribattezzata New York dagli inglesi (it.wikipedia.org). Architetti e pianificatori sono stati chiamati a ipotizzare un nuovo “bastione”, riferibile al Fort Amsterdam che nella colonia sull’isola di Manhattan “offriva libertà di spazio per la crescita dell’insediamento e per la sua progressiva trasformazione in un centro mondiale di diversità culturale e conoscenza” (openfort400.nl).
I New York 5, supervisionati dallo studio di Rotterdam Stereo Architects, hanno interpretato l’idea di un forte da ricreare nella “vecchia” Amsterdam, definendo un grande cubo vetrato contenente cinque torri di uffici, “ognuna derivata dalla citazione di qualche aspetto delle forme urbane di New York” (architectmagazine.com) – per esempio, le scale antincendio. Open Frame ha immaginato invece un complesso per manifestazioni all’aperto e al coperto, articolato in “una struttura terrazzata… composta di piani angolati, piroettanti, con alcune superfici colorate da un brillante, saturato rosso” (openfort400.nl).
Tags: architetti, Fort Amsterdam, Manhattan, Mat Studio, New York, rotterdam
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