Il tour operator “viaggi di architettura” specializzato in itinerari per addetti ai lavori e appassionati di architettura, quest’anno sbarca a Shanghai, in occasione dell’Expo di Shanghai 2010.

Lla visita comprende una visione globale delle ultime urbanizzazioni e di alcuni interessanti progetti, ed una visione più dettagliata di singoli edifici, con l’ausilio di architetti ed ingegneri italiani che lavorano a Shanghai.

Il tour comprende inoltre incontri con un rapresentante ICE a Shanghai e uno dell’osservatorio ASIA che esaminerà le possibilità di lavorare in loco.

Il costo del tour, in hotel 5* lusso centralissimo e accompagnatore italiano per tutta la durata del viaggio, varia tra 1550 e 1800 euro per persona in camera doppia, tutto compreso.

Sono previste partenze di gruppo ogni mese da aprile ad ottobre, con volo di linea da Milano, Roma e Venezia (alcune date sono già bloccate). Alcune partenze sono chiuse a 25 partecipanti per ottimizzare i tempi di visita, avere accesso ad edifici non aperti a gruppi più grandi e facilitare la comunicazione con gli adetti ai lavori in loco.

04
Mar

Emporis Skyscraper Award

Scritto da: admin

 

Con i suoi 250 metri, il grattacielo Aqua, progettato a Chicago da Jeanne Gang dello studio SGA (awards.emporis.com) - oltre a essere, come evidenzia contractmagazine.com, “il terzo edificio più alto progettato da una donna”, rientra ora nel gruppo di opere che, durante gli ultimi dieci anni, hanno ricevuto il premio assegnato da Emporis.com, portale integrato di informazioni su architettura, edilizia e settore immobiliare.

Gli Emporis Skyscraper Award vengono attribuiti ai primi classificati nella lista di “giganti” stilata in base al parere di una giuria internazionale di esperti: oltre al Grattacielo dell’Anno, titolo riservato all’edificio con il migliore punteggio, vengono segnalate anche le strutture piazzate al secondo e terzo posto (rispettivamente, Silver e Bronze Award).

Nato nel 2000, il riconoscimento destinato a costruzioni alte almeno 100 metri (contractmagazine.com), dotate delle opportune caratteristiche di spazialità e funzionalità, promuove l’obiettivo di “puntare i riflettori sugli edifici che rappresentano il meglio della cultura umana. Opere che appagano il nostro senso estetico e la nostra curiosità, esprimendo il desiderio di superare i limiti di ciò che è stato già raggiunto…” (awards.emporis.com). Tra i vincitori delle precedenti edizioni, 30 St Mary Axe, ovvero il “Gherkin” di Norman Foster (2003), e Turning Torso di HSB (2005).

I 10 grattacieli del 2009 (classifica e immagini da awards.emporis.com)

1 - Aqua, Chicago, Stati Uniti

2 - O14, Dubai, Emirati Arabi Uniti

3 - The Met, Bangkok, Thailandia

4 - Torres de Hercules, Los Barrios, Spagna

5 - Trump International Hotel & Tower, Chicago

6 - The Red Apple, Rotterdam, Paesi Bassi

7 - Bank of America Tower, New York City

8 - Almas Tower, Dubai

9 - Millennium Tower, San Francisco, Stati Uniti

10 - William Beaver House, New York City

04
Mar

UIA 2011

Scritto da: admin

 

Si svolgerà nella capitale giapponese l’edizione 2011 (25 - 29 settembre) dello UIA World Congress, l’evento che viene organizzato ogni tre anni dall’Unione Internazionale degli Architetti (Union Internationale des Architectes), organismo senza fini di lucro fondato nel 1948 “per unire gli architetti… senza distinzione di nazionalità, razza, religione e dottrina professionale” (portal.unesco.org),

La UIA, che attraverso la federazione delle rappresentanze nei singoli Paesi, riunisce “più di un milione e trecentomila architetti nel mondo” (uia-architectes.org), ha individuato nel tema “Design 2050″ il filo conduttore che caratterizzerà dibattiti, seminari e mostre previsti presso il Tokyo International Forum e lo Yoyogi National Gymnasium - i due impianti che ospiteranno i lavori del congresso. Progettisti e studiosi saranno “invitati a condividere la loro visione per la seconda metà del secolo” (uia2011tokyo.com), in relazione alle categorie “Ambiente”, “Scambi Culturali” e “Vita” (canadianarchitect.com).

Il metodo applicato sarà il backcasting, ovvero l’analisi che “prefigura i risultati attesi in un tempo futuro (visione) e, da essi, torna al presente per individuare i percorsi più plausibili per raggiungerli” (comune.fi.it). L’attenzione verrà concentrata sugli effetti delle alterazioni del clima e degli squilibri demografici, con una logica interdisciplinare in grado di mettere in risalto “l’essenza del ruolo di architetto, una professione che integra etica, estetica, tecnologia ed economia in una visione socio-culturale olistica del futuro” (uia2011tokyo.com).

Le fasi di preparazione del convegno e gli aggiornamenti di contenuto saranno documentati da una video-newsletter mensile su YouTube (youtube.com) e da un profilo su Twitter (twitter.com).

In gara idee progettuali di fabbricati civili.

L’azienda Emmedue Spa, operante nel campo delle soluzioni tecnologiche efficaci per l’edilizia,con il patrocinio della Facoltà di Architettura dell’Università IUAV di Venezia, ha lanciato un concorso di idee per la realizzazione di un’idea di progetto che meglio interpreti il sistema costruttivo EMMEDUE.

Lo scopo che si intende perseguire è finalizzato alla raccolta di idee relativamente a ipotesi progettuali di fabbricati civili.

Si prevedono due categorie di partecipazione e precisamente edifici isolati e edifici aggregati (per edificio si intende in questo caso la singola unità immobiliare).

La destinazione d’uso sarà di tipo residenziale (abitazioni, residence, etc). E’ lasciata libertà sulle soluzioni compositive, superfici, volumi, altezze, etc.

L’ambito del concorso è ristretto agli studenti regolarmente iscritti alla Facoltà di Architettura.

La partecipazione può essere individuale o di gruppo, i concorrenti possono partecipare a entrambe le categorie di concorso.

Uno stesso concorrente non può far parte in più di un gruppo né partecipare contemporaneamente in forma singola e associata pena l’esclusione dal concorso sia del singolo individuo che di tutti i componenti del gruppo.

I concorrenti dovranno far pervenire gli elaborati entro il prossimo 31 gennaio 2010.

Il concorso si concluderà con la definizione di una graduatoria di merito, sulla base della quale saranno nominati due vincitori, uno per categoria.

Sono previsti i seguenti premi:
- 1° Premio concorso “edifici isolati”: un contributo di euro 750,00;
- 1° Premio concorso “edifici aggregati”: un contributo di euro 750,00.

Inaugurato il grattacielo più alto al mondo: 828m di vetro, acciaio e cemento.

Il miracolo di ingegneria è compiuto: a Dubai oltre 800 metri di acciaio, vetro e cemento - visibili da ben 95 Km di distanza - diventano realtà conquistando il guinness dei primati. Ufficialmente inaugurato ieri sera, nel giorno del quarto anniversario della ascesa al trono dello sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, il Burj Dubai strappa il record al Taipei 101 di Taiwan (508 m) diventando il grattacielo più alto al mondo. Firmato dagli architetti dello studio di Chicago SOM - Skidmore, Owings & Merrill LLP e promosso dal colosso immobiliare Emaar, il progetto record è riuscito a resistere anche alla recente bolla immobiliare-finanziaria che ha avuto come epicentro proprio la capitale degli Emirati Arabi. Una serata di grande festa, celebrata con spettacolari fuochi d’artificio e proiezioni laser, e seguita in diretta da circa 2 milioni di spettatori.

La “torre del deserto” vanta misure sconcertanti: 160 piani per 828 metri di altezza (se si include la guglia), con una superficie di 334mila metri quadrati e 58 ascensori che viaggiano ad una velocità di 10 metri al secondo. All’interno trovano spazio uffici, centri commerciali ed appartamenti di lusso, nonché il primo Armani Hotel al mondo (dal 37° al 45° piano) con 160 stanze e 3mila mq di sale conferenze e spazi per eventi. L’Hotel Armani aprirà ufficialmente il 18 marzo prossimo. Un belvedere al 124° piano, la piattaforma di osservazione più elevata sino ad ora realizzata, offre una spettacolare vista di Dubai a 360 gradi.
L’ambizioso progetto – al quale hanno lavorato oltre 380 ingegneri – è stato costruito in cinque anni ed ha comportato una spesa di oltre 4 miliardi di dollari. Sono stati impiegati circa 45mila metri cubi di calcestruzzo, 330mila tonnellate di cemento e 31400mila tonnellate di acciaio.
Il design strutturale a nido d’ape, con molti elementi di rinforzo simili a quelli della struttura dei velivoli, è stato realizzato con ben 430mila mq di pareti, pari ad una superficie doppia rispetto a quella dei solai.

Di chiara ispirazione islamica, la geometria del Burj Dubai ricorda il fiore del deserto, tipico della regione. La torre si compone di tre elementi in vetro e calcestruzzo che si sviluppano attorno ad un nucleo centrale salendo verso il cielo come scalini. Un arretramento su ciascun elemento snellisce il corpo dell’edificio man mano che questo continua la sua ascesa nello skyline. Giunto all’estremità, il cuore della torre emerge come uno stelo d’erba.
La base particolarmente larga della torre – a forma di Y – consente di ridurre l’impatto delle correnti d’aria dovute ai vortici che spesso nascono nelle zone più alte dei grattacieli.
“Il sistema strutturale – spiega Bill Baker dello studio SOM – può essere definito un nucleo di sostegno a sei lati in cui ciascuna ala, con il suo nucleo in cemento altamente performante e le colonne perimetrali, sostiene le altre”.

Sono oltre mille i progetti di architettura all’interno di “Atlas dell’architettura mondiale del XXI secolo”, pubblicato da Phaidon. Nato dopo il successo della prima edizione, pubblicata nel 2004, questo volume non vuole essere solo un ampliamento ma un lavoro totalmente nuovo per edifici, architetti, immagini, mappe, progetti e disegni, presi in esame dagli esordi del XXI secolo fino ad oggi.
Tra le novità, l’edizione del testo in lingua italiana – quella del 2004, in inglese, ha venduto oltre diecimila copie solo in Italia – e l’inserimento delle coordinate geografiche per individuare gli edifici con google earth, attraverso il sito della stessa casa editrice.
Aprono il volume quattro mappe rielaborate dalla London School of Economics sulla base dei dati raccolti, che illustrano una sintesi di tendenze e cambiamenti del mondo dell’architettura, dalle connessioni tra architetti e progetti a quelle tra progetti e densità di popolazione, dal rapporto tra impatto ambientale e cambiamenti climatici a quello tra spesa per nuove costruzioni e reddito pro capite di ogni nazione.
Con un ricco corredo di immagini ed informazioni e tecniche sui dettagli costruttivi delle singole opere, il testo passa in rassegna le architetture più interessanti del secolo, affiancando archistar ad architetti poco noti al di fuori dei confini nazionali, ma comunque di grande rilievo.
Per appassionati e studiosi di architettura e design, ma anche per curiosi che abbiano voglia di guardarsi intorno in modo più consapevole.

27
Dic

L’azienda? E’ arte

Scritto da: admin

 

Architettura contemporanea al posto dei capannoni. Una mostra a Vicenza

Il caso più famoso è quel lo della Nardini: la fabbri ca di grappe di Bassano, che commissionò a Massi miliano Fuksas una nuova se­de, poi realizzata nel 2004: sor sero le due «bolle» di vetro so­spese, divenute un vero audito rium dove ospitare i turisti eno­gastronomici, con vista a 360 gradi sul monte Grappa. Lentamente negli ultimi die ci anni esempi di questo tipo si sono moltiplicati, trasforman do anonime zone industriali (se ne contano 2500 in Veneto) in sprazzi di architettura con­temporanea. La mostra «Archi tetture d’impresa», inaugurata giovedì allo spazio Lamec nella Ba silica palladiana, a Vicenza, ne seleziona quindici, costruite dal 1998 al 2008.

Gli architetti qui esposti sono tutti dell’area veneta, e in questi lavori pretta mente industriali si dimostra no molto aggiornati sulle solu zioni della contemporaneità – dice uno dei due curatori, il cri tico Marco Mulazzani - . Alcuni edifici sono recuperi e amplia menti di capannoni già esisten ti. La ricerca è verso un’immagi ne architettonica che sempre più coincide con l’immagine dell’azienda, e allo stesso tem po verso un luogo di lavoro che deve essere abitabile, sia per i lavoratori che i clienti.

Lo studio Traverso-Vighy, ad esempio, ha costruito il nuo vo showroom dell’azienda Spi di Sport, a Meledo di Sarego, in torno a una corte verde. Un quadrato di prato con al centro una betulla, circondato da ve trate e pareti in materiali hi-te ch, in un edificio concepito co me una «teca» in vetro. Nel l’enorme ampliamento dello stabilimento Telwin, a Villaver la, gli architetti Chilò, Calore e Girardin trasformano un mono tono capannone in un monoli te punteggiato da «segni» ar chitettonici e paesaggistici: la pensilina che copre lo spazio carico-scarico è sostenuta da una serie di tiranti collegati ad alti pilastri bianchi; la facciata in legno e vetro è contornata da due cornici di cemento che si protendono verso la strada. All’opposto, alla Sonus Faber di Arcugnano lo studio ASA Al banese il luogo di lavoro è pro tetto da una membrana di do ghe di legno teak: i laboratori, dove si costruiscono e progetta no diffusori acustici, dall’ester no assumono l’aspetto di uno strumento musicale.

E’ la stessa forma della pianta ad ispirarsi a quella di un liuto o di un violino, mentre anche qui c’è spazio per il riposo, con un cor tile dove cresce il bambù. Si ar riva poi al «cubo» nero che ospita il magazzino Dainese, un vero «landmark» per chi passi per Vicenza lungo l’auto strada A4. I pannelli di zinco ti tanio ossidato nero assorbono la luce e creano una imponente massa opaca. E poi il nuovo sta bilimento della Diesel a Molve na, la sede quasi futurista della Bisazza, con mosaici d’autore che la trasformano in un mu seo. Flavio Albanese, architetto e direttore della rivista Domus, spiega: «Il problema non è più “dove metto il macchinario”, ma “cosa ci costruisco intor no”? Nell’800 l’industriale con la sua fabbrica definiva una nuova forma urbis. Oggi inve ce l’imprenditore, non poten do o volendo più intervenire nella città, trasferisce diretta mente tutti gli elementi tipici della città dentro il suo manu fatto industriale. Gli atrii sono concepiti come piazze». E i tan ti capannoni rimasti vuoti? «Troviamo il coraggio di buttar li giù e piantarci un bosco».

27
Dic

Nuova e vecchia Amsterdam

Scritto da: admin

 

Si è concluso nelle scorse settimane il concorso Open Fort 400, indetto ai primi di giugno per individuare un piano mirato al rilancio dell’area portuale a Nord di Amsterdam: la competizione, incentrata sul progetto di “un edificio e uno spazio pubblico sulle rive nordoccidentali” del fiume IJ (openfort400.nl), ha raccolto 100 adesioni entro il 12 agosto e, dopo la definizione della lista ristretta - comunicata in settembre - ha portato alla scelta (architectmagazine.com) delle soluzioni presentate dai raggruppamenti Open Frame (Elastik e Mat Studio) e New York 5 (HWKN, L.E.FT, PARA-project, Phu Hoang Office con Rachely Rotem Studio e WORKac).

Il legame tra la capitale olandese e la Grande Mela ha ispirato le tematiche del bando, proposto in occasione del quarto centenario dalla fondazione di New Amsterdam, ovvero del nucleo secentesco a partire dal quale si sviluppò la città più tardi ribattezzata New York dagli inglesi (it.wikipedia.org). Architetti e pianificatori sono stati chiamati a ipotizzare un nuovo “bastione”, riferibile al Fort Amsterdam che nella colonia sull’isola di Manhattan “offriva libertà di spazio per la crescita dell’insediamento e per la sua progressiva trasformazione in un centro mondiale di diversità culturale e conoscenza” (openfort400.nl).

I New York 5, supervisionati dallo studio di Rotterdam Stereo Architects, hanno interpretato l’idea di un forte da ricreare nella “vecchia” Amsterdam, definendo un grande cubo vetrato contenente cinque torri di uffici, “ognuna derivata dalla citazione di qualche aspetto delle forme urbane di New York” (architectmagazine.com) - per esempio, le scale antincendio. Open Frame ha immaginato invece un complesso per manifestazioni all’aperto e al coperto, articolato in “una struttura terrazzata… composta di piani angolati, piroettanti, con alcune superfici colorate da un brillante, saturato rosso” (openfort400.nl).

17
Dic

 

CORSO DI ALTA FORMAZIONE ORGANIZZATO DA POLI.DESIGN CONSORZIO DEL POLITECNICO DI MILANO IN COLLABORAZIONE CON ASSOCOMAPLAST
LO SVILUPPO PROGETTUALE DELL’OGGETTO DA PRODURRE IN PLASTICA

Inizio del corso: 15 gennaio 2010
Durata: 140 ore
Frequenza: venerdì e sabato

Sito internet del corso: www.polidesign.net/dfp

POLI.design, con il patrocinio di ASSOCOMAPLAST, l’Associazione Nazionale Costruttori di Macchine e Stampi per Materie Plastiche e Gomma, e il supporto di FEDERCHIMICA – PLASTICSEUROPE ITALIA presenta la 4^ edizione del corso di alta formazione in Design for Plastics.

Un corso dedicato alla gestione e allo sviluppo progettuale del prodotto da realizzare in materia plastica. Ispirato ai principi del “design for X” – concetto dal quale sono nate le più moderne strategie di produzione industriale – il corso ha l’obiettivo di costruire una figura d’elevata professionalità. Il design manager che verrà formato sarà in grado di gestire autonomamente le fasi di progettazione e di sviluppo del prodotto in materiale polimerico, sia sul piano culturale che tecnico-scientifico, nonché di seguirne i processi di
prototipazione e di fabbricazione.

Contenuti didattici:
Modulo 1: “Cultura delle Materie Plastiche”
- Storia e Cultura dell’Oggetto in Plastica
- Il Design Contemporaneo dell’Oggetto in Plastica
- Materie Plastiche e Scenari Socio-Ambientali
- Scienza dei Materiali Polimerici
- Design for Plastics e Tecnologia delle Materie Plastiche
- Elementi di Ingegneria dei Materiali Polimerici

Modulo 2: Laboratorio “Design for Plastics”
- Laboratorio di Design
- Laboratorio di Rapid Prototyping

Modulo 3: “CAD design for plastics”
- Modellazione del Componente

I candidati dovranno inviare il proprio curriculum a formazione@polidesign.net entro il 10 gennaio 2010.

Lezioni si svolgeranno presso la sede di POLI.design, via Durando 38/a, Milano – Bovisa.

Per informazioni:
Ufficio coordinamento corsi POLI.design
Consorzio del Politecnico di Milano
Via Durando 38/A Milano
Tel +39 022399 5911
Fax +39 022399 7217
formazione@polidesign.net

www.polidesign.net
www.polidesign.net/dfp (sito del corso)